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Il pescato di Schiavonea finisce sulle tavole di mezzo Meridione... tranne che su quelle della Sibaritide

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CORIGLIANO-ROSSANO – Puglia, Campania, Basilicata, l’altra Calabria e persino la Sicilia: è un raggio d’azione di 300km quello dentro al quale viene commercializzato il pescato della marineria di Schiavonea una volta sbarcato e portato all’interno del mercato ittico. Buona parte del pesce del nostro mare, insomma, finisce sulle tavole di mezzo meridione e per noi, invece, ne rimane una minima parte. Questo, almeno, rispetto a quanto hanno raccontato oggi operatori del settore, pescatori e commercianti ittici, alle telecamere di Mediterraneo, rubrica di approfondimento del TgR di Rai 3 in un accurato servizio curato dal direttore Pasqualino Pandullo.

Gli obiettivi della Rai hanno raccontato quello che è rimasto della gloriosa storia della marineria peschereccia, che un tempo era la più forte dell’intero Mediterraneo insieme a quella di Marsala. Le telecamere sono entrate prima nella stiva delle navi pescherecce, dove si sgobba e si sogna, e poi nella piazza dell’asta, nel cuore del Mercato Ittico di Schiavonea dove ad attendere le decine di cassette di polistirolo e ghiaccio con all’interno il raccolto di una battuta di pesca (gamberi e pesci di profondità perlopiù) durata tre giorni, c’erano i rivenditori. Buona parte di loro sono commercianti ittici al dettaglio del territorio altri, invece, sono grossisti che arrivano dalle regioni limitrofe. Arrivano fino alla grande darsena jonica per acquistare un prodotto che da altre parti non trovano. Dal salernitano fino ad arrivare al messinese passando per la daunia.

Un comparto, quello peschereccio, alle latitudini joniche calabresi che vive una crisi epocale, con ripercussioni economiche incredibili. «Sulla barca ormai siamo in tre, io, mio figlio e mio nipote» dice il capitano Martilotti lamentando le “trame strettissime” delle norme europee entro cui il comparto peschereccio deve operare. «Possiamo stare in mare – dice - solo 72 ore settimanali. Il che significa lavorare solo 3 giorni su 7». Una miseria.

Il dramma nel dramma, però, è che buona parte del pescato, da quanto si apprende dagli altri interlocutori intervistati dal giornalista Pandullo, è che buona parte di questo pesce, del nostro pesce, quello del bacino dell’alto Jonio, finisce su tavole che non sono di questo territorio. Dove, al contrario, si preferisce il surgelato, sicuramente con più scelta di prodotti, ma con qualità abissali rispetto ad un prodotto a miglio zero.

«Manca la cultura del cibo – ha detto Lenin Montesanto ai microfoni di Mediterraneo – e manca quella volontà di cercare i prodotti locali che continuano a mancare non solo sulle tavole delle nostre case ma anche, ad esempio, nelle scuole, proprio li dove dovrebbe partire l’educazione anche per una buona alimentazione».

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.