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Sfrutta, distruggi e scappa… Enel sta dismettendo il turbogas. Ma sul futuro è calato un silenzio tombale

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CORIGLIANO-ROSSANO – Dal nuovo management di Enel c’è da aspettarsi di tutto. Con la nuova guida, affidata dal governo Meloni, a Flavio Cattaneo, la holding energetica è ritornata ad assumere quell’atteggiamento quasi dispotico, di chiusura massima nei confronti dei territori. Si opera, si fa e disfà a piacimento all’interno dei perimetri dell’azienda senza che nessuno ne sappia nulla. E a dire il vero in questi ultimi mesi di nuova amministrazione, anche sul sito di Sant’Irene-Cutura di Corigliano-Rossano, nonostante sia ormai un sito improduttivo da anni, è calato un silenzio tombale. Tutto quello che si sa sul grande sito industriale in riva allo Jonio si rincorre sui “si dice”. Nessuna notizia ufficiale ma soprattutto nessuna indicazione su quale sia la rotta che Enel voglia intraprendere su quegli oltre 30 ettari di sua proprietà nella Sibaritide.

Da qualche giorno sono iniziate le attività di dismissione programmata di altre due turbine, quelle della centrale Turbogas installata ad inizio degli anni novanta. Ne resteranno soltanto due, che entreranno in funzione solo in caso di necessità nel ciclo ausiliario e d’emergenza. Una volta finita quest’opera - per la quale si sta impiegando una strumentazione d’avanguardia tra le quali una gru issata a quasi 100 metri di quota sullo skyline jonico - aspetteremo le prossime mosse. Ma nessuno sa quali possano essere.

In realtà, nel cronoprogramma di interventi dovrebbe esserci la demolizione dei sei serbatoi dell’olio pesante che per quasi trent’anni hanno alimentato la centrale termoelettrica e, poi, a seguire la demolizione del grande padiglione turbine e, soprattutto, l’eliminazione delle due gigantesche torri camino che dovrebbe avvenire, addirittura, entro il 2024. Il condizionale, però, è più che mai d’obbligo visti i silenzi – dicevamo – a cui ci ha abituati, soprattutto di recente, la direzione aziendale della società nazionale di produzione di energia elettrica.

Le premesse su quello che sarà quel sito non sono affatto entusiasmanti. Il teatrino squallido del Bando Idrogeno, consumatosi nella scorsa primavera, non rassicura affatto. Enel si aggiudicò quel bando regionale di un valore di 14 milioni di euro che sarebbero serviti quale contributo per riconvertire l’area industriale rossanese in una centrale di produzione di idrogeno. È successo, però, che a bando vinto la holding energetica si è tirata improvvisamente indietro. Ha mollato quei soldi e non se n’è saputo più nulla.

La scialba e poco produttiva politica locale durante l’estate si è persa a menarsi addosso accuse su presunte responsabilità dell’una e dell’altra parte. Nessuno, però, ha pensato di richiamare ufficialmente Enel alle proprie responsabilità. E mentre qui si “scannavano” a suon di comunicati stampa e post sui social al veleno, Cattaneo e i suoi se ne andavano (ancora una volta) indisturbati e senza che il territorio li inchiodasse alle loro responsabilità. Quali? Quelle, ad esempio, di aver condizionato per 50 anni le politiche di sviluppo di questo territorio per poi, alla fine, lasciare un cumulo di macerie.

Serve altro. Servirebbe che oggi la politica, innanzitutto, insieme ai sindacati, che potrebbero essere il miglior trait d’union di questa ennesima vertenza, portassero ad un tavolo di confronto, stretto e serrato, la società elettrica stabilendo nero su bianco qual è il destino di quell’area che rimane, ad esempio, la più grande intromissione per la realizzazione di un lungomare unico tra Corigliano e Rossano ma anche, con quelle due ciminiere che si vedono da tutto l’arco jonico della Sibaritide, la più grande e imbarazzante ipoteca per lo sviluppo turistico e costiero.

Enel ha deciso di andare via. È legittimo. Ma una volta alzatasi sazia dalla tavola non può fare un mega rutto e andare via sbattendo la porta. Deve aiutare a sparecchiare e, possibilmente, a riassettare la stanza!   

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.