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Perché la Scozia vende il suo Mostro (che non esiste) e la Calabria non riesce a promuovere sé stessa?

3 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO - Perché una geniale ed indisturbata iniziativa di comunicazione ha richiamato e sta richiamando visitatori ed appassionati da tutto il mondo sulle rive del lago di Loch Ness mentre, invece, in Calabria per cose, eventi e fenomeni di peso ed impatto turistico analogo o superiore non avviene?

È questa la provocazione lanciata da Lenin Montesanto, Program Manager della Cabina di Regia regionale sui Mid, anche a margine del dibattito sull’oicofobia calabrese promosso di recente all’interno della rassegna culturale Amarelli “Estate al Museo”.

«Cosa distingue e spiega – dichiara Montesanto – l’indiscusso appeal internazionale e senza stagioni per Nessie (il famoso mostro di Loch Ness che in tanti ancora cercano ma che, diciamocelo, non esiste) ed il successo solo regionale e di sole 24-48 ore fatto registrare da quella scenografica e movimentata celebrazione di origine cinquecentesca (più vecchia, quindi, dell’apparizione del Mostro!) riconosciuta dall’Unesco Proprietà Immateriale dell’Umanità, unica nel suo genere e che si svolge realmente (si vede e si tocca pure!) ogni due anni a fine agosto in provincia di Reggio Calabria?»

«È molto semplice: la Scozia – prosegue – tratta il fantasma del suo mostro e lo vende al mondo, di fatto, come un proprio marcatore ed al tempo stesso come un proprio evento identitario distintivo (MID-EID). Senza alcuna oicofobia. Mentre la straordinaria festa per la Varia di Palmi, pur essendo inserita (insieme ad esempio alla Fiera della Ronza che si tiene da oltre 500 anni a Campana) tra gli EID della Calabria Straordinaria non viene però trattata né tantomeno venduta, né in Calabria, né in Italia né figuriamoci all’estero, per quello che effettivamente è. Basta vedere – aggiunge – i tentativi a dir poco amatoriali (se rapportati a ciò che mette in campo la vicinissima Puglia) di comunicazione social relativi a Calabria Straordinaria: continuano a prevalere, da una parte, il mutismo oicofobico rispetto ai propri MID, ciò che invece distinguerebbe questa terra su scala universale e, dall’altra, la paranoica auto-proclamazione di regione più bella del mondo, con la pretesa vana ed arrogante di custodire i tramonti e le albe più belle del mondo, cliché e tabù disconosciuti però come tali dal mercato globale dei viaggiatori, soprattutto quelli esperienziali ed alto-spendenti, che infatti vanno altrove».

«Come Cabina di Regia regionale istituita nel 2022 presso la Fondazione Calabria Film Commission – sottolinea - , di marcatori veri e potenti in grado di riposizionare e destagionalizzare la percezione internazionale della destinazione esperienziale Calabria, sulla base di un manuale ad hoc che rappresenta esso stesso un unicum nelle politiche turistiche nazionali, ne abbiamo individuati, mappati e consegnati lo scorso maggio ben 100 alla Regione Calabria; e per comunicarli al mondo è stata prevista ed è disponibile una dotazione finanziaria iniziale di oltre 3 milioni di euro. Iniziamo allora a raccontarli e presentiamoci con questi, almeno con qualcuno di questi come giustamente suggerisce il Presidente Roberto Occhiuto: ad esempio con la bellissima Varia di Palmi che insieme al Teorema d Pitagora o al nostro inventore del Calendario Gregoriano (Luigi Lilio) etc, vanno promossi con adeguate strategie di comunicazione internazionale, a partire dalle prossime fiere internazionali, mettendo da parte albe e tramonti, perché appartengono al mondo e sono belli e forse anche più belli altrove, negli occhi e nelle motivazioni del viaggiatore contemporaneo che le cerca ed osserva in se stesso ed ovunque».

Un problema di narrazione e di percezione di noi stessi e della nostra storia, quindi, ma anche l’incapacità di comprendere le vere potenzialità, tralasciando l’ordinario e facendo leva su ciò che davvero ci distingue.

Ma se da un lato manca questa pianificazione strategica e visionaria è anche vero che dall’altro ci ossessiona, e non poco, l’idea di dover capitalizzare tutto. Esperienze, luoghi, tradizioni, tutto a servizio del marketing culturale e della quantificazione merceologica di proposte e risultati. Non sarà questo lo scopo di chi avanza una tale provocazione, ma una riflessione sul tema ci pare doverosa. Guardare ai numeri da record di luoghi competitivi non è sempre un bene. Il rischio è che passi un’idea di promozione turistica volta al solo consumo, che snatura i luoghi e li rende vulnerabili perché costantemente assediati da visitatori. Non crediamo sia un bene augurarselo e, ribadiamo, non pensiamo sia questo lo scopo di tale provocazione, ma immaginare e pianificare un turismo sostenibile che coniughi tutte queste istanze è una possibilità che non dovremmo lasciarci sfuggire.

Rita Rizzuti
Autore: Rita Rizzuti

Nata nel 1994, laureata in Scienze Filosofiche, ho studiato Editoria e Marketing Digitale. Amo leggere e tutto ciò che riguarda la parola e il linguaggio. Le profonde questioni umane mi affascinano e mi tormentano. Difendo sempre le mie idee.