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Destinazione Sibaritide, sognando una politica turistica unitaria che in questo territorio non esiste

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CORIGLIANO - ROSSANO – «Quest’anno abbiamo scelto di trascorrere le vacanze nella Sibaritide». Ecco, noi dovremmo riuscire ad arrivare a questo. Una questione di terminologia dunque? No, un problema – anzi la soluzione – di concetto.

La forza (e il futuro) di questo territorio sta nella capacità dei Comuni di fare rete e di offrire percorsi integrati che restituiscano al turista un’esperienza globale e complessiva che lo spinga a compiere dei tour che lo inducano a visitare più città. E così, dopo uno sguardo alla concattedrale di San Michele Arcangelo a Cariati, il nostro viaggiatore potrebbe fare una visita al museo e parco archeologico di Sibari ma anche immaginare ad occhi aperti un ballo nella suntuosa sala degli specchi al Castello Ducale. Assaggiare nelle cantine e trattorie locali i sapori forti e decisi della Calabria, immergersi nella quiete del Patire per poi scorgere i Giganti della Sila. E non dimentichiamoci il mare. Noi non siamo soltanto Trebisacce, Cariati o Corigliano Rossano. Noi siamo la Sibaritide. Una macro area che ha bisogno di definire e costruire una sua identità e che deve individuare un progetto globale fatto di itinerari, iniziative, esperienze, visite guidate che siano in grado di gridare al mondo chi siamo e cosa abbiamo da offrire a chi sceglie questa parte della Calabria per trascorrere le vacanze.

Riviera Romagnola, Gargano, Salento. Perché non “copiare” dai più bravi, o comunque da chi ha saputo fare della propria zona una vera e propria meta turistica fatta di tante piccole località che insieme hanno dato vita a delle destinazioni turistiche gettonate e ormai famose in tutto il mondo?

Fu questa una delle felici intuizioni che ebbe per questo vasto territorio, allargato addirittura fino al Pollino, l'ex sindaco di Castrovillari, Franco Fortunato. Fu lui per primo, non solo a spingere l'idea di una comunicazione globale del microcosmo della Calabria del nord-est, da cui nacque poi il concetto editoriale dell'Eco dello Jonio, ma anche ad avere una visione territoriale d'insieme che dalle vette del Dolcedorme degradasse fino all'Arberia, passando per Sibari e per i tantissimi siti archeologici e al grande patrimonio storico-culturale di questo territorio che rimane sconosciuto persino ai residenti. 

Ecco, bisogna ripartire dal concetto delle Macro aree in cui i singoli Comuni, pur mantenendo con orgoglio la propria identità e quei tratti distintivi che giustamente li rendono unici, hanno saputo abbracciare le città circostanti, fare sistema, acquisire forza e diventare mete capaci di proporre un allettante e variegato ventaglio di offerte.

Dobbiamo trascendere dai singoli confini per riconoscerci, e farci riconoscere, parte di un territorio più ampio. Siamo la Magna Grecia, il crocevia della civiltà bizantina, siamo gente di mare ma anche di montagna. Tante facce che mescolate insieme possono dare vita a pacchetti di viaggio che non hanno nulla da invidiare alle destinazioni più cliccate sul web.

La chiave sta nel saperci identificare, chiarire e valorizzare quali siano i nostri maggiori fattori di attrazione e lavorare in questa direzione. Ci vuole coraggio, ma occorre anche la volontà. Una politica turistica condivisa che faccia emergere il meglio di ciascun comune e lo sappia sponsorizzare, divulgare. Così come sarebbe auspicabile una collaborazione tra le varie Pro Loco del territorio per dare vita a cartelloni che prevedano una calendarizzazione mirata che tenga conto anche di quello che va in scena nelle altre città limitrofe, affinché ogni evento possa godere della massima forza evitando sovrapposizioni oppure serate altamente attrattive negli stessi giorni che causano, inevitabilmente, dispersione di pubblico e dunque di presenze.

C’è bisogno di una visione unitaria e di un progetto comune. Per dirlo alla Mazzantini nessuno si salva da solo. Al pari delle località dell’Argentario o delle Eolie pensiamoci uniti. Pensiamoci Sibaritide.

Valentina Beli
Autore: Valentina Beli

“Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare” diceva con ironia Luigi Barzini. E in effetti aveva ragione. Per chi fa questo mestiere il giornalismo non è un lavoro: è un’esigenza, una passione. Giornalista professionista dal 2011, ho avuto l’opportunità di scrivere per diversi quotidiani e di misurarmi con uno strumento affascinante come la radio. Ora si è presentata l’occasione di raccontare le cronache e le storie di un territorio che da qualche anno mi ha accolta facendomi sentire come a casa. Ed io sono entusiasta di poterlo fare