5 ore fa:Laghi di Sibari, l’acqua scende ma resta l’emergenza: «Si lavora senza sosta»
4 ore fa:Statale 106, prima auto nella nuova galleria di Roseto: è storia
2 ore fa:Malattie rare e musica, da Saracena a Torino: il messaggio di speranza di Laura Scrivo
3 ore fa:Cariati, al Civico Museo del Mare presentazione del libro su Fabrizio Ruffo: al via “Libri al Museo”
3 ore fa:Castrovillari, turismo esperienziale e ricettività diffusa: dibattito pubblico promosso da Civicamente
1 ora fa:Cariati, ospedale Vittorio Cosentino: da giugno aprono Medicina e Pronto Soccorso
1 ora fa:Stretta della Polizia di Stato: tre arresti e 19 denunce in diverse operazioni sul territorio
4 ore fa:Caso Crati: 8 milioni fermi e 800 mila euro non rimborsati, tensione politica a Corigliano-Rossano
4 ore fa:Triplice fischio: tutto sul calcio da Corigliano-Rossano e dalla Sibaritide-Pollino
2 ore fa:Pietro Tangari riceve un nuovo prestigioso riconoscimento per i 30 anni di attività

Corsie di emergenza, nel nostro piano di mobilità non esistono

1 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO - Prevedere delle corsie preferenziali nelle strade urbane. Tra l’emergenza e l’ospedale infatti ci sono di mezzo le vie di comunicazione. Per raggiungere i presidi del Giannettasio e del Compagna le ambulanze, oltre che fare una corsa contro il tempo, spesso devono compiere un percorso a ostacoli che passa per strade strette e tortuose. E qualora ci si trovasse davanti a qualche intoppo, l’attesa potrebbe diventare infinita. Specialmente nel caso dello spoke di Corigliano, situato nella parte più alta dell’area urbana e non proprio agevole da raggiungere.

Se è vero che l’assetto stradale della città unica non è certo di oggi, è altrettanto corretto dire che la terza città della Calabria dovrebbe iniziare a prevedere delle corsie di emergenza sia sulle strade ad alta percorrenza che nel centro urbano per facilitare il passaggio dei mezzi di pronto intervento.

Possono circolare sulla corsia di emergenza soltanto i mezzi di soccorso, vigilanza e assistenza, oppure i veicoli che hanno a bordo delle persone in condizione di emergenza sanitaria. Questa corsia dunque può essere usata per motivi di emergenza dalle vetture della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Polizia Stradale, dai mezzi dei Vigili del Fuoco, dalle ambulanze o dai veicoli dell’assistenza stradale.

In alcuni tratti è davvero difficile immaginare di ricavare lo spazio adeguato a garantire la marcia senza ostacoli per questi mezzi.

Nei casi in cui le strade individuate necessarie per la realizzazione della Rete di mobilità di emergenza e dei corridoi di mobilità smart non siano nelle condizioni fisiche di ospitare le corsie, si dovrebbero individuare viabilità parallele da dedicare esclusivamente alla mobilità smart.

Laddove invece ci sia lo spazio, è possibile recuperare la corsia direttamente sull’asse principale. Dove insistono infatti assi stradali dotati di più di una corsia per senso di marcia, di corsie di larghezza superiore ai tre metri, occorrerebbe dedicare in entrambe le direzioni di marcia la corsia più a destra, di non meno di 2,5 metri di larghezza. Un’operazione tutt’altro che facile - dove fosse necessario, per motivi di spazio, immaginare percorsi paralleli - ma tuttavia necessaria.

Abbiamo visto come basta anche il maltempo per mettere in ginocchio la macchina dei soccorsi e garantire lo spostamento del paziente nella struttura giusta. In un territorio sì di costa ma tutt’altro che pianeggiante e costellato di monti, è quanto mai necessario ridisegnare il piano di viabilità per inserire le corsie dedicate ai mezzi di emergenza.

Valentina Beli
Autore: Valentina Beli

“Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare” diceva con ironia Luigi Barzini. E in effetti aveva ragione. Per chi fa questo mestiere il giornalismo non è un lavoro: è un’esigenza, una passione. Giornalista professionista dal 2011, ho avuto l’opportunità di scrivere per diversi quotidiani e di misurarmi con uno strumento affascinante come la radio. Ora si è presentata l’occasione di raccontare le cronache e le storie di un territorio che da qualche anno mi ha accolta facendomi sentire come a casa. Ed io sono entusiasta di poterlo fare