4 minuti fa:Vaccarizzo Albanese, acqua non potabile in tutto il paese: il Sindaco Pomillo firma l'ordinanza a tutela della salute
34 minuti fa:CineBox, a Villapiana il cinema più piccolo d’Italia dedicato a cortometraggi e street food
1 ora fa:Caporalato nella Sibaritide, ArticoloVentuno a fianco istituzioni: «Verità e giustizia su sfruttamento»
1 ora fa:Corigliano-Rossano capitale dello sport giovanile: arriva il pre-raduno del Trofeo CONI 2026
2 ore fa:In Provincia strade, cantieri aperti tra Pollino, Alto Jonio e Arbëria: lavori anche sulla galleria di Co-Ro
4 ore fa:Dopo sette anni la Consulta dei calabresi torna al tavolo, ora la sfida è trasformare le radici in sviluppo
3 ore fa:Autobus Bari-Cosenza in avaria, odissea per i pendolari dell'Alto Jonio: «Abbandonati per strada, rientro a notte fonda»
3 ore fa:ADHD, terapie a ostacoli in Calabria. Laghi: «Un paziente non può andare da uno sportello all’altro»
4 ore fa:Dal Pollino al mondo e ritorno: Campotenese forma giovani contro fake news e manipolazione
1 ora fa:I-Fest International Film Festival 2026: Castrovillari regina del cinema da Brigitte Bardot a Can Yaman

Premio "Beschin" e "Bellucci-Savoia": il riconoscimento va all'arbitro internazionale Marco Di Bello

2 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO – Bissa il successo dello scorso anno, anzi lo supera, la seconda edizione del Premio Beschin e del premio Bellucci Savoia pensato per commemorare la memoria di questi arbitri strappati alla vita ma anche per rimarcare l’importanza del ruolo del direttore di gara. La cerimonia si è svolta presso la Sala degli Specchi nel Castello Ducale di Corigliano sotto l'egida dell'Aia di Rossano.

A fare gli onori di casa Francesco Filomia, presidente dell’Associazione Italiana arbitri della sezione di Rossano in collegamento, premiato lo scorso anno alla prima edizione, Daniele Orsato. «L’arbitro – dice mentre è proiettato sullo schermo – non è quello che non sbaglia mai, ma quello che si rialza. Poi l’immancabile apprezzamento sulla location».

A ricevere l’ambito premio della seconda edizione è stato l’arbitro internazionale Marco Di Bello, del quale Orsato ha detto: «io e Marco in campo non siamo i più forti, ma fuori dal campo non siamo secondi a nessuno».

Quindi l’intervento dell’avvocato Bruno, presidente del comitato di Rossano: «quella dell’arbitro è una professione difficile. Deve saper decidere in una frazione di secondo, non ha tempo per riflettere. E la celerità nel decidere non è solo il frutto di sacrificio e allenamento ma sottende una grande capacità. Vogliamo che questo flusso di arbitri in serie A continui e che i nostri ragazzi restino nella regione per costruire la Calabria».

«Almeno il sindaco qualcuno in maggioranza che lo difende ce l’ha – sorride il primo cittadino di Corigliano, Flavio Stasi -. L’arbitro invece non lo difende nessuno. Io sono vicino non soltanto alla sezione dell’Aia, ma a un movimento fatto di sacrificio e che si fonda su sport, valori e disciplina. La professione dell’arbitro è basata su dedizione e un percorso fatto di scelte e rinunce ed un sindaco non può ignorare tutto questo».

Poi l’esortazione del dirigente arbitrale italiano Dino Tommasi che, rivolgendosi alla platea fitta di calciatori della rossanese e giovani arbitri, commenta: «Abbiamo bisogno di ragazzi, di linfa vitale. Mi piace anche questa sorta di gemellaggio tra il Veneto e la Calabria». E questo nel ricordo proprio di Gianni Beschin, veneto di nascita, che nella Sibaritide ha portato il profumo del grande calcio. Da arbitro internazionale decise di vivere con la sua famiglia nella città natale della moglie Carmelina Curia, in quella Rossano che calcisticamente ha goduto tantissimo della grande esperienza maturata dall'arbitro sui più importanti campi da gioco italiani e d'Europa. 

Una celebrazione che ha visto la consegna del premio a Di Bello ma anche un sentito ricordo verso i direttori di gara scomparsi e che danno il nome a questa ricorrenza giunta alla sua seconda edizione ma destinata a reiterarsi negli anni. Un momento di coesione, condivisione e sport che unisce e che traccia la strada verso un percorso in comunione di intenti e traguardi. 

Valentina Beli
Autore: Valentina Beli

“Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare” diceva con ironia Luigi Barzini. E in effetti aveva ragione. Per chi fa questo mestiere il giornalismo non è un lavoro: è un’esigenza, una passione. Giornalista professionista dal 2011, ho avuto l’opportunità di scrivere per diversi quotidiani e di misurarmi con uno strumento affascinante come la radio. Ora si è presentata l’occasione di raccontare le cronache e le storie di un territorio che da qualche anno mi ha accolta facendomi sentire come a casa. Ed io sono entusiasta di poterlo fare