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Partorire in casa è meglio: il pensiero "retró" di alcune associazioni locali 

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CORIGLIANO-ROSSANO - Preferire la casa all’ospedale perché ormai si è persa completamente la fiducia in un’assistenza fin troppo spesso distante dal paziente. E così, nell’era dell’iper connessione e delle missioni nello spazio - torniamo indietro di quasi ottant’anni chiedendo il diritto di partorire in casa e il rimborso di almeno 80% delle spese. Nonostante, per ovvi motivi di sicurezza, la Società italiana di neonatologia continua a ribadire che «i dati della letteratura scientifica dimostrano come il parto a domicilio comporti un aumentato rischio di mortalità e morbilità materna e neonatale, perché a casa non è possibile controllare adeguatamente parametri clinici e strumentali e, in caso di emergenza, è più complicato intervenire tempestivamente». 

Con una lettera firmata e inviata alla nostra redazione, diverse associazioni legate alla sfera del sociale e delle donne pongono nuovamente l’accento sulla proposta di legge 240/X relativa alle “norme per il parto a domicilio” ricordando che «Rubens Curia, portavoce di Comunità Competente, in occasione di un parto avvenuto presso i locali del Consultorio Familiare di Melito Porto Salvo - e di alcuni articoli di giornale che paventavano la chiusura del punto nascite del “Compagna” scongiurato grazie a nuove assunzioni - ha ricordato la proposta di legge 240/X».

Si legge ancora nella lettera: «il disegno di legge voleva essere una chiara espressione dei bisogni delle donne nei confronti delle istituzioni, perché chiedevamo sì il rimborso del parto a domicilio come diritto di scelta del luogo del parto come tra l’altro succede già in alcune regioni italiane,  guarda caso tutte del centro nord del paese; ma l’obiettivo era richiamare l’attenzione sulla salute delle donne, degli uomini, dei bambini e delle bambine Calabresi che già all’epoca chiedevano libertà di scelta e appropriatezza delle cure».

Sull’ appropriatezza delle cure ci troviamo perfettamente d’accordo, ma non sarebbe forse un grande passo indietro sdoganare con questa facilità la pratica del parto in casa? Perché se è vero che questo verrebbe consentito soltanto in caso di parto naturale e di una gravidanza condotta senza complicanze, è altrettanto corretto ricordare che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Parametri sballati della mamma, possibili emorragie potrebbero essere eventi tanto inattesi quanti nefasti. Il rischio di complicazioni per mamma e neonato si triplica e la possibilità di mortalità neonatale è 2,6 volte maggiore rispetto ad un parto in ospedale.

La domanda è: ma ne vale la pena? O la gioia a seconda della prospettiva attraverso la quale si voglia guardare a questa possibilità. 
E allora perché non spingere sul diritto di un’assistenza sanitaria adeguata anche per quanto riguarda i reparti di natalità piuttosto che incentivare le mamme a partorire (con tutti i rischi del caso) tra le mura domestiche? 

Si legge ancora nella lettera inviata da queste associazioni che riporta un frammento del documento del Ministero della Salute “Azioni e strategie nei primi mille giorni di vita”: «investire nello sviluppo precoce del bambino costituisce uno dei migliori investimenti che un paese può fare per sviluppare la sua economia, promuovere società pacifiche e sostenibili, eliminare la povertà estrema e ridurre le diseguaglianze» e alle parole del Ministero commentano: «quale modo migliore se non partire dalla demedicalizzazione della gravidanza, parto e puerperio?».

La gravidanza e il parto non sono certo malattie ma delle grandi gioie. Tuttavia è doveroso ricordare che in un parto, in pochi attimi, può accadere tutto e il contrario di tutto. Pertanto è fondamentale che il momento della nascita non solo avvenga in un ambiente protetto, ma anche alla presenza di figure professionali specializzate e che auspicare la demedicalizzazione, ossia sottrarre questo importante momento alla competenza medica, ne va della salute della mamma e del bambino.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.