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Bogdana, la bimba ucraina simbolo della nostra speranza: è arrivata a Rossano con un fiore in mano

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CORIGLIANO-ROSSANO – Il nostro viaggio, ai confini con la guerra, in terra polacca, è giunto al termine. Un viaggio attraverso il quale abbiamo avuto la possibilità di instaurare un dialogo con gli ucraini che in Italia hanno trovato rifugio. Credo che le immagini emblematiche di questa esperienza siano quelle dei bambini. Per loro non ci sono lacrime di paura, solo di sofferenza. Per loro ci sono e devono continuare ad esserci i sorrisi. Come quello di Bogdana che oggi è arrivata a Corigliano-Rossano, nella sua nuova terra di adozione, lontana dalle bombe e dalle atrocità della guerra, con cappottino rosa ed un fiore di campo in mano. Quel piccolo gesto che rappresenta l'infinità delle cose, l'infinità di un mondo che deve ritornare presto a scoprire la sua essenza profonda: quella della pace.

La maggior parte donne, invece, giovani ma anche anziane e anziani signori, taciturni, perché il timore di non rivedere ancora una volta la loro patria, rattristava il loro volto.

Abbiamo lasciato una Polonia sempre più militarizzata, in cui gli hangar degli aeroporti erano occupati dagli Hercules, i famosi C-130, gli aerei per il trasporto tattico militare utilizzati per l’aviolancio di truppe e materiali e il cielo di Cracovia sorvolato da numerosi elicotteri militari.

Man mano che attraversavamo Repubblica Ceca e Austria, tutti nel bus messo a disposizione da Andirivieni Travel, in cordata con altri otto imprenditori di Rossano che hanno finanziato la traversata, i volti dei passeggeri si rilassavano sempre più.

Le tappe numerose: Mestre, Civitanova Marche, Bari ed infine Rossano. Abbiamo accennato già ieri al rischio corso da quattro persone e una bambina, che potessero rimanere bloccati in Polonia perché non era stata trovata per loro nessuna sistemazione sicura.

In collaborazione con l’Arcidiocesi di Corigliano-Rossano, Tonino Tedesco è riuscito a far sì che ciò avvenisse. L’arrivo a Rossano è avvenuto infatti presso la Casa della speranza Caritas, alla stazione ferroviaria della città.

Le bandiere dell’Ucraina alle finestre, l’accoglienza dei volontari dall’organismo pastorale, la sobrietà di don Claudio Cipolla e di Eleonora e Tonino Tedesco, hanno rasserenato ancora di più l’animo dei profughi arrivati, i primi accolti non da parenti e amici connazionali, ma attraverso l’attività dell’arcidiocesi e degli imprenditori. Imprenditori che nonostante il periodo economicamente difficile che sta attraversando l’economia italiana, hanno di loro sponte e con i loro mezzi finanziari, permesso tutto questo.

Momenti commoventi in cui le giovani donne che hanno lasciato i loro mariti a combattere in Ucraina, hanno ceduto alle lacrime, mentre il caldo abbraccio dell’accoglienza le avvolgeva, rassicurandole. Perché avranno una casa e il sostegno necessario per ambientarsi in un ambiente completamente nuovo. Grazie alla generosità dei cittadini rossanesi che hanno messo a disposizione le loro case per ospitare tutti dignitosamente.

Nonostante l’escalation militare che si registra ancora adesso in Ucraina, siamo comunque felici di aver documentato parte di questa cruenta e difficile realtà. Mai dimenticheremo i volti che abbiamo fotografato e filmato, i racconti e le testimonianze delle persone attraverso cui, abbiamo conosciuto meglio le conseguenze e gli orrori della guerra. Lo abbiamo fatto per i nostri lettori e per registrare la verità, sperando che tutto questo, possa finire al più presto.

Francesca Sapia
Autore: Francesca Sapia

Ha due lauree: una in Scienze politiche e relazioni internazionali, l'altra in Intelligence e analisi del rischio. Una persona poliedrica e dall'animo artistico. Ha curato le rassegne di arti e cultura per diversi Comuni e ancora oggi è promotrice di tanti eventi di arti visive