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Sibari-Co-Ro, una strada sulle “sabbie mobili”: Quanto sarebbe fattibile un percorso a monte tra vincoli e dissesto idrogeologico?

3 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO – Passo dopo passo continuiamo a scandagliare i due tracciati futuribili della Sibari-Corigliano-Rossano. Nei precedenti capitoli dell’inchiesta (in basso tutti i link) abbiamo cercato di materializzare l’idea dei progetti e la loro concreta fattibilità immaginandoli attraversare colline (progetto 2005) e pianura e aree urbane (progetto 2021). Oggi, invece, cerchiamo di sbrogliare un’altra grande matassa, che per il megalotto 3 (Sibari-Roseto) fu il più grande dei problemi da affrontare in fase progettuale e che oggi potrebbe diventare un pantano gigante e irreversibile per la nuova tratta a sud di Sibari. Almeno nell’ipotesi di uno dei due tracciati.

Il rebus delle gallerie

Stiamo parlando delle variabili e delle questioni ambientali che potrebbero derivare a seguito dell’impianto di una grande infrastruttura in un territorio vergine. Partiamo da un punto: una delle più grandi incognite che hanno i progettisti e le imprese di costruzione di opere civili è rappresentato dalla realizzazione di una galleria. Il perché è presto detto e basta essere un po’ neofiti dei canali televisivi tematici per darsi una risposta. Nessuno studio, nemmeno quello più analitico e approfondito, riesce oggi a fornire una radiografia esatta di come è composto il sottosuolo.

Possiamo sapere se sotto terra c’è acqua (magari petrolio!), possiamo avere riscontri sulla qualità degli strati di terreno e sulla loro composizione ma è davvero difficilissimo dare loro una conformazione, una forma. Ecco perché scavare una galleria è sempre un rebus in quanto durante i lavori possono emergere le più svariate variabili. Una delle cose che spesso accade nello scavo dei tunnel, ad esempio, è l’intercettazione di “vene” acquifere che poi finiscono per perdersi e consumarsi quando, invece, potrebbero essere utili per la sopravvivenza del territorio. Vi sarà capitato di attraversare delle gallerie e notare che le pareti sono spesso inzuppate d’acqua. Questo è uno dei motivi!

Un territorio geologicamente fragile

Insomma le condizioni geologiche del sottosuolo possono creare un sacco di problemi (alle volte anche irreversibili). Se si considera, poi, che le 46 gallerie della proposta 2005 dovrebbero attraversare una parte di sottosuolo che è interessato dalla faglia tettonica di Sangineto, i dubbi sulla reale fattibilità di questo progetto aumentano. Ci rendiamo conto che è una proiezione abbastanza catastrofista ma è pur sempre da considerare e da mettere in conto.

Diversamente dal progetto 2021 che transiterebbe lungo il piano a valle e che, di conseguenza, potrebbe essere soggetto a minori complicanze di natura geologica e idrogeologica. Anche se entrambe i tracciati sembrano muoversi davvero sulle sabbie mobili.

I vincoli paesaggistici e idrogeologici

Ritorniamo sul progetto dei lotti 5-10 dell’ex megalotto 8 e sulle sue opere infrastrutturali (ponti e gallerie). C’è un altro problema da superare. Ed è quello degli attraversamenti delle aree Sic, una su tutte quella della foresta rossanese che si estende a monte di Piragineti e della Valle del Cino. Si tratta di un’area protetta e inviolabile. Se è vero che la strada non attraverserebbe il sito di interesse comunitario (ma potrebbe anche farlo!) è anche vero che in prossimità di quell’area dovrebbe essere previsto uno svincolo che aumenterebbe di fatto il tasso di inquinamento acustico e ambientale all’interno di un’area protetta.

Ma non preoccupa tanto questo aspetto, quanto gli attraversamenti delle opere ingegneristiche lungo costoni collinari interessati da importantissimi problemi di dissesto idrogeologico. Il tracciato 2005, infatti, riguarda un numero elevato di corsi d’acqua «ed interessa oltretutto – si legge in una relazione di Anas – porzioni di alvei caratterizzati da maggiori pendenze e quindi più delicati dal punto di vista dei possibili impatti delle nuove opere». La proposta 2021, invece, attraversa un minore numero di corsi d’acqua e lo fa in una zona dove la velocità delle correnti tipiche dei moti torrentizi sono in parte dissipate o comunque assestate.

Nell’area centrale del comune di Corigliano-Rossano, quella pedemontana compresa tra il centro storico di Corigliano e quello di Rossano, esiste una complessa rete di vincoli idrogeologici e di questioni aperte ad esso correlate. I casi chiave dei torrenti Gennarito e Acqua del Fico, così come anche di Fellino e Momena, che sono stati l’epicentro dell’alluvione del 2015 e che ancora (a distanza di oltre 6 anni) destano grandissima preoccupazione, non possono non essere considerati. Dall’impianto di prima progettazione (2005) ad oggi sono trascorsi 16 anni, durante i quali molti degli aspetti di fragilità del territorio si sono accentuati. E non è da escludere che il progetto dell’ex megalotto 8 oggi possa essere addirittura non più realizzabile, proprio per l’accentuata fragilità del terreno. Per saperlo, però, servirebbero delle indagini volte a capire la fattibilità di questa soluzione proprio dal punto di vista geologico. 

(CONTINUA…)

L’INCHIESTA: UN VIAGGIO LUNGO 25KM SULLA SIBARI-CO-RO:

Prima parte: Statale 106, una strada fuorilegge. Nel tatto Sibari-Co-Ro 110 svincoli a raso. Ecco i dati

Seconda parte: Sibari-Co-Ro: i due progetti messi allo specchio

Terza parte: Sibari-Co-Ro: meglio una strada collinare tra grandi ponti e lunghe gallerie o una strada tra i giardini?

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.