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Vivi per miracolo i rumeni investiti ieri sera sulla Statale 106. Quella strada è una trappola mortale

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CORIGLIANO-ROSSANO - Finché sulla statale 106 si continueranno a consumare bizantinismi, polemiche, bugie e promesse e non si metterà mano seriamente - e con coscienza - ad un progetto di ammodernamento, scene come quella di ieri sera e come le tragedie che la comunità ionica ha vissuto negli ultimi mesi, continueranno a ripetersi imperterriti. E staremo ancora qui a raccontare di drammi immensi ed incolmabili, recriminando chissà cosa. Ormai è chiaro, questa strada è una trappola mortale e lo sarà ancora di più nei prossimi mesi e nei prossimi anni - considerato l'aumento del volume del traffico su Corigliano-Rossano - se non si prenderanno seri ed immediati provvedimenti.

Qui non è più tempo di badare al centesimo. L'ammodernamento della Statale 106 è una priorità emergenziale, un po' come lo è stata la ricostruzione del pone di Genova: va fatta una strada sicura, senza accessi a raso, veloce e dedicata esclusivamente al traffico su gomma. E sbaglia chi pensa che l'incidente di ieri sera, avvenuto in località Sant'Irene (leggi qui la notizia), si sarebbe potuto evitare con più attenzione. Non è così. Perché quelle povere persone lì - è vero - non avrebbero dovuto esserci ma questa è solo una deduzione logica perché, di fatto, nessuno gli avrebbe potuto impedire di starci. Perché nella sostanza la Statale 106 è solo una strada interurbana senza alcun limite di traffico: ci si avventura persino a bordo di monopattini. Incoscienza? Certo ma anche libertà di farlo. E non si capisce perché se ci sono gli strumenti per evitare che lo Stato si renda complice di stragi, questi strumenti non vengano adottati.

La Calabria del nord-est, Corigliano-Rossano, la terza città per popolazione ed utenza dell'intera regione ha bisogno di una strada di collegamento moderna ed europea che ora non ha. E su questo non possono esserci contrattazioni di sorta. Si ascoltino le esigenze del territorio ed il Governo metta mani al portafogli per realizzare una nuova 4 corsie. Senza più il calvario delle rotonde che se, da un lato, è vero diminuiscono la pericolosità di alcuni tratti; dall'altro rendono impensabili i tempi di percorrenza in un Paese che viaggia già a velocità quadruplicate rispetto alla Sibaritide.

Intanto, è solo per miracolo che ieri non abbiamo raccontato l'ennesima tragedia, allungando il lunghissimo elenco delle vittime (750 in 25 anni). Le tre persone investite sono tutte salve e fuori pericolo di vita. Due di loro hanno trascorso la notte scorsa in ospedale, e solo per una di queste si è reso necessario il ricovero nel reparto di Neurochirurgia dell'ospedale "Annunziata" di Cosenza per una sospetta frattura del dente dell'Epistrofeo, per intenderci, l'osso attorno al quale ruota il cranio. Insomma, una bruttissima disavventura che speriamo solo non lasci danni perenni.   

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.