6 ore fa:Armi e droga sequestrate a Pantasima (Corigliano-Rossano): Carabinieri da giorni senza riposo
7 ore fa:Rossanese, 40 anni di passione rossoblù: il mese della festa ultras parte da Reggio Calabria
8 ore fa:Sybaris, il porto forse era una laguna: a Paestum nuove ipotesi sulle città perdute della Sibaritide
13 ore fa:Dal succo di clementine al gelato: una lezione di gusto per gli studenti
13 ore fa:Lungro, l’Azione Cattolica eparchiale incontra il presidente nazionale Notarstefano
6 ore fa:Futuro Nazionale, sei addii nel Cosentino: rottura con il generale e «metodi verticistici»
14 ore fa:Un contratto per entrare in Italia, anche senza lavoro: il mercato degli stranieri nelle carte di Ginestra
9 ore fa:IdM presenta la nuova Direzione calabrese. Greco: «Alle prossime elezioni a Roma con il nostro simbolo»
10 ore fa:Alluvioni, Regione e Comuni al tavolo per la manutenzione dei corsi d’acqua
11 ore fa:Quella segnalazione dell'Anac che insospettisce. Articolo 21 chiede risposte al sindaco

Pompei, ritrovato lo scheletro con capelli e un orecchio ancora visibili: è di Marcus Venerius Secundio

2 minuti di lettura

POMPEI - Resti umani mummificati, capelli e ossa di un individuo inumato in una sepoltura rinvenuta presso la necropoli di Porta Sarno. Sulla lastra marmorea della tomba un’iscrizione commemorativa del proprietario Marcus Venerius Secundio richiama lo svolgimento a Pompei di spettacoli in lingua greca, mai prima attestati in maniera diretta. Si tratta dell’ultima scoperta, avvenuta nel corso di una campagna di scavo promossa dal Parco Archeologico di Pompei e dall’Università Europea di Valencia. La struttura sepolcrale, risalente agli ultimi decenni di vita della città, è costituita da un recinto in muratura, sulla cui facciata si conservano tracce di pittura: si intravedono piante verdi su sfondo blu.

È quanto si legge in un post Facebook della pagina “Archeologia Viva”.

Marcus Venerius Secundio era uno schiavo pubblico e custode del tempio di Venere. Una volta liberato, aveva poi raggiunto un certo status, come emergerebbe non solo dalla tomba piuttosto monumentale, ma anche dall’iscrizione: oltre a diventare Augustale, ovvero membro del collegio di sacerdoti dediti al culto imperiale, come ricorda l’epigrafe, diede ludi greci e latini per la durata di quattro giorni.

«”Ludi graeci” è da intendere come spettacoli in lingua greca - commenta il direttore del Parco di Pompei, Gabriel Zuchtriegel - ed è la prima testimonianza certa di esibizioni a Pompei in lingua ellenica. Abbiamo qui un'altra tessera di un grande mosaico, ovvero la Pompei multietnica della prima età imperiale, dove accanto al latino è attestato il greco, all’epoca la lingua franca del Mediterraneo orientale. Che si organizzassero anche spettacoli in greco è prova del clima culturale vivace e aperto che caratterizzava l’antica Pompei».

Non meno eccezionale dell’iscrizione risulta la sepoltura di Marco Venerio Secundio. Si tratta di uno degli scheletri meglio conservati ritrovati nella città antica. Il defunto fu inumato in una piccola cella posta alle spalle della facciata principale, mentre nella restante parte del recinto sono state riscontrate due incinerazioni in urna, una in un bellissimo contenitore in vetro appartenente a una donna di nome Novia Amabilis. Nella fase romana di Pompei, il rito funerario prevedeva di norma l’incinerazione, mentre solo bambini piccoli venivano inumati.

La sepoltura di Marco Venerio è dunque altamente insolita anche per il rito funerario adottato, considerando che si trattava di un uomo adulto di più di 60 anni. Le caratteristiche della camera funeraria, che consisteva in un ambiente ermeticamente chiuso, hanno creato le condizioni per lo stato di conservazione eccezionale in cui è stato trovato lo scheletro, con capelli e un orecchio ancora visibili. Inoltre, sono stati recuperati elementi di corredo, tra cui due unguentaria in vetro e numerosi frammenti di ciò che sembra essere un tessuto.

«Bisogna ancora comprendere se la mummificazione parziale del defunto è dovuta a un trattamento intenzionale o meno, spiega il professor Llorenç Alapont dell’Università di Valencia. In questo l’analisi del tessuto potrebbe fornire ulteriori informazioni. Dalle fonti sappiamo che determinati tessuti come l’asbesto venivano utilizzati per l’imbalsamazione. Anche per chi come me si occupa di archeologia funeraria da tempo, la straordinaria ricchezza di dati offerti da questa tomba, dall’iscrizione alle sepolture, ai reperti osteologici e alla facciata dipinta, è un fatto eccezionale, che conferma l’importanza di adottare un approccio interdisciplinare, come l’Università di Valencia e il Parco Archeologico hanno fatto in questo progetto».

(Fonte foto Pagina Facebook "Archeologia Viva)

 

Veronica Gradilone
Autore: Veronica Gradilone

26 anni. Laurea bis in Comunicazione e Tecnologie dell’Informazione. Mi piace raccontare le storie, non mi piace raccontare la mia