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Garze alle porte e cerotti agli ascensori: ecco come si “mantiene in sicurezza” l’ospedale Giannettasio

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CORIGLIANO-ROSSANO – Scene ed immagini di ordinaria follia dall’ospedale “Giannettasio” di Rossano. Ve le continuiamo a raccontare e mostrare, come sempre senza veli, con la speranza che prima o poi qualcuno si degni a porvi rimedio.

Abbiamo scritto, nei giorni scorsi, di come - nonostante il presidio sia diventato in questi mesi un “Polo Covid” - si continuino a tenere chiuse le tende pre-triage del Pronto soccorso; di come, ancora, all’interno dello stesso pronto soccorso la zona “sporca” sia divisa da quella “pulita” da un nastro adesivo sul pavimento (ipotizzando anche come forse avessero installato un muro laser invisibile degno di Star Trek!). Abbiamo posto la questione della sicurezza, considerato l’alto rischio contagio che ancora in questo momento esiste ed è reale all’interno dello stabilimento, soprattutto nelle aree promiscue (per fortuna non i Reparti).

Cosa è cambiato? Nulla. Chi opera quotidianamente all’interno del “Giannettasio”, invece, cerca tutte le soluzioni possibili per proteggere sé stesso dal contagio e anche gli utenti. Lo fa ingegnandosi quanto più possibile, spesso - anzi sempre - utilizzando mezzi di fortuna.

Ed è così che la celebre porta tagliafuoco che divide l’area del Pronto soccorso con l’ingresso dell’ospedale e che qualche mese fa la “ritraemmo” sbarrata con una sedia oggi, invece, è chiusa con un nastro di garza. Significa che in tre mesi non si è riusciti a cambiare nemmeno una serratura!

Poi ci sono le testimonianze di chi resiste, di chi ha “resilienza” e in quell’ospedale ci lavora: medici, infermieri e operatori sanitari.

«Ci ingegniamo in tutti i modi per tentare di arginare pericolose situazioni di contagio». È il “lamento” carico di rassegnazione di qualcuno di loro. Che ci racconta, anche, di come per evitare che gli utenti dell’ospedale possano trovarsi nel cuore dell’area sporca, quella che dovrebbe essere praticata da malati covid o presunti tali, hanno addirittura isolato “amatorialmente” un ascensore.

«Per trasportare i malati che necessitano di fare la tac dedicata covid – racconta un operatore socio-sanitario – da piano terra, dove c’è il pronto soccorso, al primo piano, da dove parte il percorso dedicato, utilizziamo un ascensore». È un ascensore pubblico, non di servizio, autorizzato per i visitatori del presidio. «Pertanto, per evitare che le persone possano trovarsi ad arrivare dai piani superiori al piano terra, arrivando inconsapevolmente nell’area sporca – ci fa vedere – lo abbiamo bloccato riservandolo così anche alle esigenze dei malati covid».

Come è stato bloccato l’ascensore? Con un automatismo semplice ed efficace: un cerotto! «Con l’adesivo blocchiamo la fotocellula della porta in modo che il porta persone si blocchi e così stiamo sicuri noi e stanno sicure le persone».

Benvenuti nell’ospedale “Giannettasio” di Rossano dove la necessità è diventata virtù!          

 

 

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.