Co-Ro, Giornata dei Calzini Spaiati al Polo Magnolia: laboratorio sull’inclusione per i bambini
A Corigliano-Rossano il laboratorio del Polo Infanzia Magnolia per la Giornata dei Calzini Spaiati. Il percorso educativo per bambini tra 18 e 36 mesi, il ruolo delle educatrici e il significato dell’inclusione. Focus su sviluppo dell’identità, condivisione e rispetto delle differenze
CORIGLIANO-ROSSANO – Al Polo Infanzia Magnolia attività educativa per bambini tra 18 e 36 mesi: attraverso un laboratorio esperienziale i piccoli imparano il valore della diversità e della condivisione.
L’inclusione non si insegna con una lezione frontale, ma con i gesti quotidiani, con un gioco che diventa esperienza. Se impariamo a indossare un calzino diverso senza vergogna, impariamo a guardare l’altro senza paura. È questo il cuore pedagogico della Giornata Nazionale dei Calzini Spaiati celebrata al Polo Infanzia Magnolia, trasformata in un vero laboratorio di educazione alla diversità.
A tracciare il significato dell’iniziativa è la pedagogista Teresa Pia Renzo, direttrice della Cooperativa Magnolia, che sottolinea come anche una ricorrenza apparentemente simbolica possa diventare strumento concreto di crescita. Il laboratorio, organizzato dallo staff educativo, ha visto i bambini protagonisti di un percorso esperienziale costruito attorno ad una finta lavatrice, all’interno della quale sono stati inseriti i calzini colorati. Dopo il lavaggio, i piccoli hanno recuperato calzini spaiati, li hanno stesi ad asciugare su uno stendibiancheria, raccolti e infine indossati. Un gesto semplice, ma carico di senso.
«Abbiamo spiegato ai bambini – evidenzia la pedagogista – che anche se non sono più uguali tra loro, i calzini continuano a svolgere la stessa funzione. Possono essere riutilizzati. Non perdono valore perché diversi. Da qui il passaggio educativo verso il concetto di inclusione e condivisione: la diversità non è soltanto fisica o legata alla disabilità, ma può essere sociale, culturale, caratteriale. Riconoscerla significa imparare a rispettarla».
«Tra i 18 e 36 mesi, età caratterizzata dal forte egocentrismo e dalla possessività, atteggiamenti che possono manifestarsi in modo evidente fino ai 4 o 5 anni quando si struttura il sé, la propria identità rispetto all’altro, è normale – spiega la Direttrice – che un bambino rivendichi un gioco come esclusivamente suo ma è proprio lì che interviene l’adulto. Le educatrici accompagnano i piccoli a comprendere il turno, la condivisione, il gioco insieme. Si educa al rispetto dell’altro senza mortificare l’identità personale».
«Il laboratorio ha voluto anche lanciare un messaggio preciso: se un bambino si estranea o vive un momento di difficoltà, non deve essere lasciato solo nell’indifferenza del gruppo. L’inclusione comincia dai primi passi, dall’abitudine ad aiutarsi reciprocamente. Crescere adulti non ostativi – conclude Teresa Pia Renzo – significa iniziare a tre anni a comprendere che l’altro non è un concorrente, ma una presenza con cui condividere spazio e gioco».