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Corigliano-Rossano, lettera dei tirocinanti al Governo: «Noi siamo lavoratori in nero dello Stato»

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CORIGLIANO-ROSSANO – L’emergenza sanitaria mondiale ha messo in ginocchio tutto il globo. Americhe, Asia, Africa, Oceania, Antartide, Europa sino a giungere alla nostra piccola nazione, l’Italia, e alla nostra regione, la Calabria. Qui, in mezzo alla malasanità, alle bellezze territoriali che piangono e ai lavoratori sottopagati, si staglia una forte voce che richiama ai diritti dei tirocinanti.

Sono proprio questi ultimi, un gruppo formato da circa 100 membri di Corigliano-Rossano, che indirizzano una lettera al Governo chiedendo – giustamente – una regolarizzazione delle loro posizioni lavorative. Padri e madri di famiglia, cinquantenni, giovani che lavorano in nero e che vivono nella speranza che, in un futuro non troppo lontano, possano essere regolarizzati appieno.

Prestano servizio da più di dieci anni presso Enti pubblici, privati e Ministeri. Lavorano per quattro ore al giorno per cinque giorni per carenza di personale. Anche loro sono lavoratori, ma a loro non spetta nessuna garanzia.

Sono stati «manodopera a basso costo, da utilizzare a piacimento» e hanno creduto, invano, nelle innumerevoli promesse dei politici che si sono succeduti, divenendo un facile bacino di voti.

«In poche parole siamo lavoratori in nero, legalizzati da un sistema che prima ci crea e poi ci distrugge, serviamo solo a giustificare i fondi investiti».

Ma è un problema che colpisce maggiormente il meridione, la ‘parte’ dell’Italia che sembra abbandonata a sé stessa, dove per avere un futuro sei costretto ad emigrare al Nord o addirittura all’estero, lasciando la propria famiglia, i propri affetti per trovare qualcosa di meglio (forse).

È un colpo al cuore, ma sembra essere l’unica soluzione plausibile che, a malincuore, molta gente deve abbracciare per potere lavorare regolarmente e guadagnare uno stipendio degno di tale nome.

Quale calabrese non vorrebbe continuare a vivere in questa terra meravigliosa che è la nostra regione, auspicando che i propri figli possano realizzare qui i loro sogni? Eppure, per il momento non è così.

Per questo motivo, i tirocinanti di Corigliano-Rossano scrivono: «L'intento che ci ha spinto a scrivere queste poche righe è quello di far sentire la nostra voce e portare a conoscenza del governo da Voi rappresentato che la nostra problematica, dopo tanti anni di sacrifici, di lotte, di negazione dei diritti è tutt'ora irrisolta. Oggi, con il Recovery Plan, il Governo e la Regione hanno un’occasione unica: concederci una contrattualizzazione vera e propria».

Antonio Giorgio Lepera
Autore: Antonio Giorgio Lepera

Classe '95, determinato, ambizioso e buona forchetta, è sin da giovane appassionato di videogiochi, sport , musica e del mondo orientale. Abbraccia la chitarra in giovane età, per poi provare la carriera da musicista trasferendosi a Londra. Dopo l'esperienza di due anni in terra inglese, decide di ritornare in Italia per abbandonare definitivamente il suo sogno più grande. Conclude gli studi universitari laureandosi in Interpretariato e Comunicazione a Milano, in lingue Cinese e Inglese. Studia al momento per diventare un giornalista professionista in ambito sportivo o radiofonico.