Meglio cento briganti: il proverbio dei nonni e la presunzione di sapere tutto
Dalla memoria familiare alla saggezza popolare calabrese, una riflessione su chi trasforma ogni confronto in una battaglia. Il limite non è ciò che ignoriamo, ma la convinzione di non avere più nulla da imparare
In continuità con le storie già pubblicate, prende forma un percorso di riflessione che, attraverso i proverbi della tradizione popolare calabrese, intende esplorare alcuni aspetti della natura umana, dei comportamenti individuali e delle relazioni sociali. Espressioni antiche, tramandate di generazione in generazione, che nella loro schiettezza e ironia racchiudono insegnamenti ancora attuali.
Oggi riflettiamo su un aspetto particolarmente significativo della natura umana: la presunzione, ovvero la convinzione di possedere ogni verità e di sentirsi superiori agli altri, rifiutando il confronto.
La presunzione è uno degli atteggiamenti più difficili da sopportare, soprattutto quando porta una persona a sentirsi superiore agli altri senza averne motivo. È la convinzione di possedere sempre la verità, di non avere nulla da imparare e di poter giudicare tutto e tutti senza mai mettere in discussione se stessi.
Il presuntuoso non cerca il confronto per comprendere, ma per affermare le proprie ragioni; non ascolta per imparare, ma per trovare il modo di replicare. Perché non è una colpa non sapere ogni cosa: il vero limite è credere di non avere più nulla da imparare.
Mio nonno, uomo di esperienza e attento osservatore della natura umana, aveva un modo tutto suo, da reggino verace, di descrivere certi comportamenti. Quando si trovava davanti a qualcuno incapace di ascoltare, convinto di sapere tutto e sempre pronto a imporsi sugli altri, era solito ripetere un proverbio della tradizione popolare reggina, che ricordo ancora nelle sue parole originali:
«Megghju aviri a chi fari cu centu briganti, ca cu nu stortu gnuranti.»
Ho voluto riportare il proverbio anche nella parlata del mio paese, in provincia di Cosenza, adattandone la forma alla variante dialettale locale, ma conservandone il significato e la forza espressiva:
«Míagliu avíre a cchí ffáre ccú cíantu brigánti, ca ccú nnu stúartu gnoránte.»
Un'espressione schietta e pungente, che significa: è meglio avere a che fare con cento briganti che con un presuntuoso ignorante. Dietro quell'apparente esagerazione si nasconde una lezione di vita.
Con il passare degli anni ho compreso sempre meglio il significato di quelle parole. Nella vita incontriamo persone con esperienze, conoscenze e capacità diverse. Con chi è disposto ad ascoltare si può discuterne, dissentire e persino cambiare idea, senza compromettere il rispetto reciproco. Chi è dominato dalla presunzione, invece, trasforma ogni divergenza in una questione personale: non cerca di comprendere le ragioni dell'altro, ma di dimostrare la propria superiorità.
Il vero problema, dunque, non è la mancanza di conoscenza, che può essere colmata con lo studio e l'esperienza, ma la convinzione di non avere bisogno di imparare. Il presuntuoso giudica senza approfondire, impartisce lezioni senza ascoltare e spesso sottovaluta le capacità altrui.
È un atteggiamento che incontriamo nelle relazioni personali, negli ambienti di lavoro, associativi e nelle discussioni pubbliche. Si confonde la sicurezza con la competenza e la convinzione personale con una verità indiscutibile. Basta una semplice osservazione per suscitare una reazione sproporzionata, perché chi si sente superiore interpreta ogni critica come un'offesa. Il confronto perde così il suo significato e lascia spazio all'orgoglio, alla polemica e alla necessità di avere l'ultima parola.
Eppure, la vera autorevolezza non nasce dalla pretesa di essere sempre nel giusto, ma dalla capacità di ascoltare, riconoscere i propri errori e rispettare le opinioni altrui. Non sono i titoli di studio, la ricchezza o la posizione sociale a rendere una persona migliore. Si può essere istruiti e arroganti, così come si può possedere poca istruzione ed essere dotati di grande saggezza.
Forse era proprio questo che mio nonno voleva insegnarmi con quella frase così schietta: nella vita non possiamo pretendere di andare d'accordo con tutti, ma possiamo scegliere di non trasformare ogni confronto in una battaglia. Quando ci troviamo davanti a chi non vuole ascoltare, talvolta la decisione più saggia è fermarsi, senza sprecare energie nel tentativo di convincere chi ha già deciso di avere ragione. Non per debolezza, ma per rispetto di sé.
Mio nonno, con poche parole, aveva racchiuso una grande verità: l'umiltà apre la strada alla conoscenza, la presunzione la chiude. Perché chi crede di sapere tutto non smette soltanto di ascoltare gli altri: smette anche di imparare dalla vita.