A gaddina fa' l'ovə e 'a ru gadd'... il proverbio che racconta chi fatica e chi si prende i meriti
Un aforisma nel dialetto mandatoriccese per riflettere su responsabilità, autorevolezza, coerenza e appropriazione del lavoro altrui
Ci sono modi di dire che sembrano nascere per gioco, con quella sottile ironia propria della saggezza popolare, ma che riescono a descrivere con sorprendente precisione alcuni comportamenti umani.
Questo è uno di quelli. Lo sentii pronunciare per la prima volta molti anni fa, in un’osteria del mio paese. Il proprietario era arrabbiato con la moglie che lo richiamava perché, secondo lei, trascorreva troppo tempo nell’osteria a perdere tempo. Per lui, invece, quella era l’attività attraverso la quale portava i soldi a casa. Un giorno, non potendone più e ormai irritato dalle continue osservazioni, l’oste le rispose:
“’A gallina hfá l’úavu e állu gállu le vrúscje llú cúlu!”
All’epoca ero molto giovane e quella frase mi fece sorridere, ma non ci feci più di tanto caso. Passarono gli anni e mi capitò di sentirla riaffiorare in diverse situazioni. Ogni volta sembrava calzare a pennello per descrivere certi comportamenti: c’era chi faceva il lavoro e chi, senza aver fatto nulla, sembrava essere il più infastidito; chi si assumeva la fatica e chi si prendeva il diritto di giudicare. Solo più tardi compresi fino in fondo la forza di quelle poche parole.
Dietro questa espressione apparentemente scherzosa si nasconde, infatti, il ritratto di persone che sembrano avere una particolare vocazione: far fare agli altri ciò che dovrebbero fare loro. Persone che amano comandare, distribuire compiti, impartire indicazioni e, quando possibile, sottrarsi alla parte più impegnativa del lavoro. Il problema è che spesso confondono l’autorità con l’autorevolezza.
L’autorità può essere assegnata: un incarico può essere ricevuto, una posizione può essere conquistata, un ruolo può essere attribuito. L’autorevolezza, invece, bisogna costruirla con la competenza, con l’esempio, con la disponibilità a fare la propria parte e, soprattutto, con la capacità di assumersi le proprie responsabilità. Chi pretende di comandare senza essere disposto a fare la propria parte può avere un ruolo, ma difficilmente riuscirà a conquistare una vera autorevolezza.
Queste persone sono spesso generose con le parole e prudenti con i fatti. Sanno dire agli altri cosa bisogna fare, ma quando arriva il momento di passare dalle parole all’azione, cominciano le richieste:
“Pensaci tu”. “Fallo tu”. “Occupatene tu”. “Visto che sei già lì, puoi fare anche questo?” Un compito alla volta, cercano così di spostare sulle spalle degli altri ciò che dovrebbe rimanere sulle proprie. E quando gli altri finiscono per accettare, possono dedicarsi a ciò che sanno fare meglio: controllare, giudicare e trovare qualcosa che non va.
Se una cosa viene fatta bene, si poteva fare meglio. Se viene fatta rapidamente, è stata fatta con superficialità. Se viene fatta con attenzione, si è perso troppo tempo. Hanno sempre qualcosa da ridire. Ma c’è un aspetto ancora più curioso.
Quando il lavoro è stato fatto, quando la fatica è stata sostenuta da altri e il risultato finalmente arriva, queste persone sono spesso pronte a prendersene i meriti. La fatica è stata degli altri. Il risultato, però, diventa improvvisamente anche loro. A volte, addirittura, soprattutto loro.
La gallina ha fatto l’uovo, ma il gallo sembra convinto di aver avuto un ruolo fondamentale.
È qui che il desiderio di apparire si unisce alla capacità di appropriarsi del lavoro altrui. Non basta non fare: bisogna anche sembrare importanti. Non basta delegare: bisogna poi raccontare di aver coordinato. Non basta assistere: bisogna apparire protagonisti.
E così chi ha lavorato rimane spesso nell’ombra, mentre chi ha fatto poco si mette in prima fila quando arriva il momento di raccogliere gli applausi. In seguito ebbi modo di constatare quanto quel detto fosse ancora attuale. Ricordo, a questo proposito, una storia in cui i ruoli erano rovesciati. Mi è capitato di conoscere una coppia nella quale questa dinamica era diventata una realtà quotidiana.
Lei aveva una giornata piena di responsabilità: il lavoro a scuola, la casa, le faccende domestiche, la cura dei figli e tutto ciò che occorre per mandare avanti una famiglia. Una giornata impegnativa, nella quale sembrava non esserci mai abbastanza tempo per tutto. Lui, invece, collaborava poco o nulla. Non dava una mano in casa, non si occupava dei figli quanto sarebbe stato necessario e sembrava vivere in una sorta di attesa permanente. La sua giustificazione era sempre la stessa: “Aspetto il posto”.
Lei lavorava, organizzava, provvedeva. Lui aspettava. Con il tempo, quello squilibrio cominciò inevitabilmente a incrinare il rapporto. Le tensioni aumentarono e alle difficoltà quotidiane si aggiunsero anche alcune pretese del marito. Una sera, esasperata, la moglie gli rispose con la stessa frase che avevo sentito molti anni prima:
“A gallina hfá l’úavu e állu gállu le vrúscje llú cúlu!”
La gallina fa l’uovo e al gallo prude il sedere. In quelle poche parole c’era tutta la situazione: chi si assumeva il peso della vita quotidiana e chi, pur facendo poco, continuava a pretendere. Quell’episodio mi fece comprendere ancora meglio quanto gli aforismi popolari riescano, talvolta, a dire in poche parole ciò che noi impiegheremmo pagine per spiegare.
Il problema, però, non riguarda soltanto la famiglia. Lo stesso atteggiamento può ritrovarsi nei luoghi di lavoro, nelle associazioni, nei gruppi e nelle relazioni sociali. Ci sono persone che vogliono apparire a tutti i costi. Hanno bisogno di essere riconosciute, di occupare una posizione visibile, di far sapere quanto siano importanti. E quando c’è un risultato da celebrare, difficilmente rinunciano a mettersi in prima fila. Parlano di collaborazione, partecipazione e lavoro di squadra, ma quando arriva il momento di condividere davvero la fatica, il tempo, le responsabilità o i sacrifici, la loro disponibilità tende a ridursi.
Lo stesso può accadere con la lealtà e la coerenza. Si può sostenere una posizione finché è conveniente e modificarla quando le circostanze cambiano. Si può promettere e poi dimenticare, chiedere agli altri comportamenti che non si è disposti ad adottare personalmente.
La coerenza, in questi casi, sembra una virtù da pretendere dagli altri più che da praticare in prima persona.
Forse è proprio questo uno dei significati più profondi dell’aforisma: la distanza tra ciò che si pretende dagli altri e ciò che si è disposti a fare personalmente.
Nella vita possiamo incontrare persone che comandano senza guidare, chiedono senza dare, criticano senza costruire e raccolgono meriti che appartengono ad altri. Ma arriva sempre il momento in cui le parole devono lasciare spazio ai fatti. E allora non conta più chi ha parlato di più, chi ha comandato o chi si è messo in mostra. Conta ciò che è stato realmente fatto.
La gallina ha fatto l’uovo. Il gallo può continuare a lamentarsi, a pretendere, a criticare e persino a raccontare quanto sia stato importante. Ma l’uovo resta della gallina.
Ed è forse questa la piccola, grande verità contenuta in quell’antico detto: nella vita, prima o poi, i meriti dovrebbero tornare a chi ha avuto il coraggio, la responsabilità e la fatica di produrli.