La segheria Carlino, una storia di lavoro e di comunità entra nella memoria di Mandatoriccio
Una targa, l’intitolazione della piazza e un busto in marmo dedicato a Luigi Carlino nel luogo della vecchia fabbrica. Il ricordo della famiglia, dei maestri e di tutti i lavoratori che hanno segnato una stagione importante della storia del paese
MANDATORICCIO – Ci sono luoghi che continuano a raccontare la storia di una comunità anche quando il rumore delle macchine si è ormai spento e il lavoro di un tempo appartiene al passato. A Mandatoriccio, uno di questi luoghi è quello che per decenni ha ospitato la segheria della famiglia Carlino, nel centro storico del paese.
Nei giorni scorsi, proprio qui si è svolta la cerimonia di inaugurazione della targa dedicata ai maestri segantini del ciocco della famiglia Carlino e a tutti i lavoratori che, nel corso degli anni, hanno prestato la propria opera nella fabbrica. Un momento sobrio e partecipato, vissuto all’insegna della memoria e della riconoscenza, che ha restituito alla comunità una pagina significativa della propria storia economica e sociale.
Alla cerimonia erano presenti il vice sindaco Francesco Pugliese e l’assessore alla Cultura Lucrezia Manfredi, insieme ai familiari della famiglia Carlino e a quanti hanno voluto condividere una giornata dal forte valore simbolico.
La targa si accompagna all’intitolazione della piazza, rendendo così permanente il ricordo di una realtà produttiva che per oltre un secolo ha rappresentato una parte importante della vita di Mandatoriccio.
La storia della segheria è legata alla lavorazione dell’erica arborea, il cosiddetto “ciocco”, materia prima particolarmente adatta alla produzione degli abbozzi destinati alle pipe. Un’attività che richiedeva esperienza, conoscenza della materia e una specifica abilità manuale, competenze costruite nel tempo e trasmesse attraverso il lavoro quotidiano.
Da Mandatoriccio gli abbozzi partivano verso l’Italia e i mercati internazionali, portando il nome del paese ben oltre i confini della Calabria. Ma il significato della cerimonia è andato oltre il ricordo della famiglia che ha dato vita e continuità all’attività produttiva.
Quella celebrata è stata soprattutto la storia di una comunità di lavoratori, uomini e donne che, con il proprio impegno, hanno contribuito alla crescita economica e sociale del paese.
A rappresentare la famiglia Carlino nei saluti di ringraziamento è stato Franco Emilio Carlino, che ha espresso l’emozione per un riconoscimento atteso da tempo e per la possibilità di consegnare finalmente alla memoria collettiva una parte così importante della storia familiare e cittadina.
Nel suo intervento ha ricordato i componenti della propria famiglia: dal nonno Ciccio agli zii Luigi, Peppino, Arturo ed Egidio, dal padre Edoardo ai cugini Domenico, Ciccio, Evasio, Pasqualino, Peppe e Vito, sottolineando il legame profondo tra la vicenda familiare e quella produttiva di Mandatoriccio. Ma il ricordo non si è fermato ai familiari. Carlino ha voluto dare un nome e un volto anche a tutti coloro che, pur non appartenendo alla famiglia, hanno condiviso per anni il lavoro della segheria. Un elenco che restituisce concretezza alla memoria e impedisce che una storia collettiva possa essere racchiusa in un ricordo generico.
Sono stati ricordati Giuseppe Abbenante, Domenico Amodeo, Vincenzo Arena, Leonardo Brunetti, Leonardo Colamaria, Peppino Cundari, Domenico Golluscio, Vincenzo Leone, Natale Longobucco, Francesco Mancuso, Giuseppe Parrotta, Attilio Francesco Pirillo, Vittorio Pirillo, Francesco Russo, Mario Stilo, Bruno e Giovanni Villella.
A tutti loro è stato rivolto un sentimento di affetto e gratitudine per il contributo offerto a quella stagione produttiva e alla vita della comunità. «A tutti loro – ha ricordato Carlino – va il nostro affetto, la nostra gratitudine e il riconoscimento per ciò che hanno rappresentato e per ciò che hanno contribuito a costruire».
È questo uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa: ricordare non soltanto chi ha guidato un’attività, ma anche chi, ogni giorno, con il proprio lavoro, l’ha resa possibile. La storia della segheria è legata anche a un gesto che oggi assume un particolare significato. Domenico Carlino, infatti, scelse a suo tempo di donare al Comune il terreno sul quale sorgeva la vecchia fabbrica, contribuendo così a mantenere quel luogo legato alla storia del paese e alla memoria delle persone che vi avevano lavorato.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto alla moglie Marisa Zumpano, per aver condiviso e sostenuto nel tempo quella volontà e per aver contribuito alla realizzazione dell’iniziativa.
La targa arriva dopo diversi anni e dopo il succedersi di più Amministrazioni comunali, trasformando finalmente in realtà una volontà coltivata nel tempo. Ma la memoria, è stato sottolineato, non può fermarsi a una targa. Può e deve diventare conoscenza, documentazione e patrimonio da trasmettere alle nuove generazioni. Ed è in questa prospettiva che Franco Emilio Carlino ha rilanciato una proposta che porta avanti da anni: la realizzazione a Mandatoriccio di un Museo della Pipa.
L’idea è quella di creare uno spazio nel quale raccogliere strumenti di lavoro, fotografie, documenti, manufatti e testimonianze capaci di raccontare la lavorazione dell’erica e la produzione degli abbozzi per pipe. Un luogo destinato a conservare non soltanto oggetti, ma anche la conoscenza e la memoria di un mestiere e di una stagione produttiva.
«Lo lascio come auspicio, una piccola pietra nello stagno – ha detto Carlino – perché qualcuno possa raccoglierla e, un domani, trasformarla in qualcosa di concreto».
Una proposta che guarda al futuro e che nasce dalla consapevolezza che una comunità non può trasmettere la propria identità alle nuove generazioni se non conserva e valorizza le proprie radici.
La vicenda della segheria Carlino, del resto, non è soltanto la storia di un’attività produttiva. È una storia fatta di lavoro, sacrifici, competenze, relazioni umane e capacità, nella quale il percorso di una famiglia si è intrecciato con quello di numerosi lavoratori e, più in generale, con la storia di Mandatoriccio.
Il tempo passa, le attività finiscono e le generazioni cambiano. Ma il patrimonio di esperienze costruito dalle persone non dovrebbe andare perduto.
È questo il senso più profondo della memoria: non limitarsi a guardare al passato, ma conservarne gli insegnamenti e trasformarli in patrimonio per il futuro. La cerimonia di Mandatoriccio ha rappresentato proprio questo: un momento per fermarsi, guardare indietro e riconoscere il valore di una storia che appartiene alla famiglia Carlino, ma anche a tutti coloro che ne sono stati parte. La targa, collocata nel luogo della vecchia segheria, diventa così un punto di incontro tra passato e futuro. Un segno destinato a ricordare i maestri del ciocco, i lavoratori e una stagione produttiva che ha contribuito a portare il nome di Mandatoriccio oltre i confini del paese. «La memoria è vita», è stato ricordato nel corso della cerimonia.
E oggi, nel cuore di Mandatoriccio, quella memoria ha trovato un luogo, un nome e un segno concreto. Una targa per la famiglia Carlino, ma anche per tutti i lavoratori della segheria. Per una storia di lavoro e di comunità che non appartiene più soltanto a chi l’ha vissuta, ma all’intera Mandatoriccio. Perché una comunità che conosce le proprie radici può guardare al futuro con maggiore consapevolezza. E la storia della segheria Carlino, oggi, torna a essere patrimonio della memoria collettiva.