Cassano, dopo l’omicidio vertice in Prefettura: sul tavolo più presenza investigativa e nuovi presidi
Il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica esamina le misure per la Sibaritide. Allo studio l’utilizzo di immobili comunali per legalità e sicurezza. Iacobini invita i cittadini a denunciare e a non cedere alla paura
COSENZA - Rafforzare la presenza investigativa nella Sibaritide e valutare nuovi presidi di legalità negli immobili disponibili del Comune. Sono le direttrici del confronto svoltosi questa mattina, 29 ottobre, nella Prefettura di Cosenza, dopo l’agguato di contrada Lattughelle, a Cassano all’Ionio, nel quale è stata uccisa Silvana Sibarelli ed è rimasto ferito il compagno Damiano Pepe, entrambi sessantaquattrenni.
Il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocato dal prefetto Rosa Maria Padovano e richiesto anche dal sindaco di Cassano Gianpaolo Iacobini, ha affrontato le iniziative da assumere per il territorio. Le ipotesi emerse saranno oggetto di ulteriori verifiche tecniche e operative nei prossimi giorni.
Al vertice hanno partecipato il questore Antonio Borrelli, i comandanti provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, un rappresentante dell’Amministrazione provinciale, il sindaco di Cosenza Franz Caruso e quello di Cassano. È intervenuto anche monsignor Francesco Savino, vescovo della diocesi di Cassano Jonio e vicepresidente della Cei.
Secondo quanto riferito da Iacobini, la riunione ha confermato l’attenzione della Prefettura e delle forze dell’ordine sulle vicende della Sibaritide. Il confronto ha riguardato il potenziamento della presenza investigativa e il possibile impiego di beni nella disponibilità comunale per nuovi presidi di legalità e sicurezza.
Si tratta di una possibilità ancora da approfondire: non sono state annunciate sedi o date di attivazione. Il sindaco ha ringraziato il prefetto e i comandi provinciali per il lavoro quotidiano, affiancando alla richiesta di intervento dello Stato un appello alla responsabilità della comunità.
Ai cittadini ha chiesto di «non cedere alla rassegnazione», superare il silenzio e la paura e denunciare i comportamenti illeciti. Un invito alla partecipazione civile che accompagna il lavoro istituzionale sulle misure da mettere in campo dopo l’omicidio.