Diario di un viaggio nella Grecia classica: sulle rotte dello Ionio dove nacque l’anima della Magna Grecia
Parte il racconto firmato da Nilo Domanico e Giovanni Russo: un viaggio alla ricerca delle radici profonde che legano la Calabria del nord-est alla madrepatria ellenica, tra storia, spiritualità, identità e memoria magno-greca
La relazione tra la Grecia e la Sibaritide e la Calabria del Nord-Est non è un semplice capitolo di storia, ma una lunga eco che attraversa lo Ionio, un dialogo tra due sponde che si specchiano l'una nell'altra da millenni. È il legame indissolubile tra la madre e la propria figlia che, pur crescendo e vivendo lontana, ne conserva l’anima, il respiro, il battito. È l’alchemica mescolanza che tra le onde dello Ionio che per i greci non era un mare che divideva due sponde lontane ma un ponte tra due terre gemelle, l’una lo specchio riflesso dell’altra.
I Greci non avevano, per il mare, un unico nome "ufficiale" e statico come lo intendiamo noi oggi; per loro il mare era un'entità viva, definita più dalla direzione dei venti o dai miti che lo abitavano che da una riga su una mappa. Per loro il mare poteva essere Thalassa (θάλασσα), o nella sua forma arcaica e poetica Thalatta (θάλαττα) quando lo si indicava come elemento primordiale, come sostanza fisica e forza della natura, oppure Póntos (Πόντος) quando non si doveva indicare semplicemente l’acqua ma anche una via, un passaggio, un sentiero liquido che congiungeva due sponde non lontane ed intimamente legate tra di loro.
Ed è proprio così che definivano il Mare Ionio: Iónios Póntos (Ἰόνιος Πόντος). L'origine del nome "Ionio" è avvolta nel mito, con tre diverse sfumature che i greci amavano ricordare:
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Il mito di Io: La sacerdotessa amata da Zeus e trasformata in giovenca, che attraversò queste acque a nuoto per sfuggire al pungiglione del tafano inviato da Era. Il mare divenne così il "Mare del passaggio di Io".
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Il mito di Ionio: Un figlio di Adrias (re degli Illiri) o, secondo altre versioni, di Durazzo. Si diceva fosse stato ucciso accidentalmente da Eracle e gettato in queste acque, che da lui presero il nome.
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L'etimologia "viola": Alcuni poeti collegavano il nome al termine ion (violetto), descrivendo quel colore profondo e quasi cupo che lo Ionio assume al tramonto, quando il sole cala dietro le coste calabresi.
In alcuni testi antichi, lo Ionio veniva percepito come una vasta insenatura tra la penisola balcanica e quella italica Mégas Kólpos (Il Grande Golfo). Esso non era visto come un oceano infinito, ma come un bacino familiare, un "abbraccio di mare" che proteggeva e collegava le fondazioni della Magna Grecia alla madrepatria.
Se l'Egeo era lo spazio frammentato delle isole, lo Ionio era lo spazio della navigazione verso Occidente, la rotta verso la terra promessa della Calabria e di Sybaris.
La Percezione Poetica: Il Mare "Colore del Vino"
Omero, pur non usando sempre il nome specifico "Ionio", definiva spesso queste acque con l'epiteto oînops póntos (il mare colore del vino).
Non era solo una descrizione cromatica, ma una sensazione di densità e potenza: lo Ionio era un mare profondo, scuro, fecondo e pericoloso, capace di inghiottire gli eroi ma anche di trasportare le navi cariche di sogni verso il lusso di Sibari.
In sintesi, per un greco il Mare Ionio non era un confine geografico, ma una "soglia d'argento": il portale necessario per trasformarsi in cittadini della Magna Grecia.
Il Ponte di Sale e di Luce
Immagina lo Ionio non come un confine, ma come una strada liquida. Secoli fa, le prue delle triremi greche fendevano queste onde inseguendo il sole che tramonta, portando con sé non solo anfore e tessuti, ma semi di civiltà, radici di ulivo e il suono della lingua di Omero.
L'Abbraccio delle Due Terre
C'è una simmetria mistica tra i due paesaggi:
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La Grecia è la terra delle pietre nude, dei monasteri arroccati come nidi d'aquila e dei templi che sfidano l'azzurro. È il rigore dello spirito.
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La Sibaritide è la terra dell'abbondanza, dove il Pollino si china a baciare la pianura fertile. È il trionfo della materia che si fa arte.
Se le Meteore sono la preghiera che sale verso il cielo, Sybaris è stata la danza della vita sulla terra: un luogo dove il lusso non era peccato, ma celebrazione della bellezza greca portata al suo estremo splendore.
Il Sangue e la Pietra
Il legame tra la Grecia e la Magna Grecia è come un affresco bizantino:
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Nelle vene: Nelle comunità del Pollino, dove ancora si canta in greco o si prega secondo il rito d'Oriente, il sangue non ha dimenticato la sua origine. Ogni Vjersh (canto) o liturgia è un ponte che scavalca i secoli, riportandoci direttamente alle pendici dell'Olimpo o sotto le cupole di Mistra.
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Nel paesaggio: Quando guardi il Santuario di Santa Maria delle Armi incastonato nel Monte Sellaro, non vedi solo una chiesa calabrese. Vedi l'instancabile ricerca del monaco greco che, fuggendo da oriente, riconobbe in queste rocce la stessa sacralità della sua terra natìa.
“La Magna Grecia non è stata un'imitazione, ma una fioritura: come se la Grecia avesse sognato così forte da far nascere una nuova terra al di là del mare, più fertile, più luminosa, ugualmente eterna.”
Un'unica anima aospesa
Oggi, questo rapporto vive in un silenzio consapevole. Vive nel riflesso del sole che sorge a Sybaris e tramonta a Corfù, nella saggezza degli ulivi secolari che potrebbero essere stati piantati da mani colone, e in quel senso di nostos (ritorno) che coglie chiunque viaggi tra queste due sponde.
Grecia e Magna Grecia sono come due strumenti accordati sulla stessa nota: se ne tocchi uno, l'altro vibra. È la melodia di un'identità che non conosce passaporti, ma solo la fratellanza del mare e la nobiltà della pietra.
Parte da qui, da questa premessa affascinante, il nostro viaggio alla scoperta della Grecia. Un viaggio che ci ha portati ad attraversare lo Ionio da una sponda all'altra, da un sogno all'altro, da una radice all'altra. E poi siamo scesi, in punta di piedi, nell'anima di quella terra da cui tutti noi della Calabria del nord-est, in fondo, discendiamo. Abbiamo visto la Grecia con gli occhi dei Magno greci, dei sibariti di Sybaris e Thurii.
Domani vi racconteremo il primo giorno di questo nostos: Le Meteore di Kalambaka – Un universo dello spirito sospeso tra Cielo e e Terra
di Nilo Domanico e Giovanni Russo