Dal sogno della danza al palco di Amici: la storia di Antonio Stillante
Campione italiano, europeo e mondiale, Antonio Stillante entra ad Amici dopo anni di successi e sacrifici. Da Cassano Jonio ai riflettori nazionali. Un talento nato nella nostra terra, cresciuto grazie all'impegno e alla forza di chi lo ha sostenuto
CASSANO JONIO - Antonio Stillante ha iniziato a ballare da giovanissimo, quando aveva solo cinque anni. Un’età in cui tutto è ancora un gioco... ma non per Antonio. Fin dai primi passi mossi nella scuola della maestra Sara Mola, il piccolo Antonio ha mostrato una tempra agonistica fuori dal comune, una determinazione che col tempo si è trasformata in risultati concreti e prestigiosi: un primo posto in Italia nella categoria latino-americani youth a febbraio 2025, un secondo posto ai Campionati Europei di Tallinn ad aprile e il terzo gradino del podio ai Mondiali in Cina nel luglio dello stesso anno.
Un percorso costruito con pazienza e sacrificio che oggi trova una nuova, importante svolta. Il suo ingresso nella scuola di Amici è arrivato all’improvviso, in un momento delicato del suo cammino umano e artistico. «Sono felicissima e profondamente grata per tutto quello che gli sta accadendo», racconta la madre, Katia Esposito. «Il suo percorso non è stato facile, ma il suo carattere e la sua caparbietà lo hanno sempre guidato e hanno reso possibili questi successi».
Antonio viene descritto come un ragazzo umile, dolce e rispettoso. L’affetto ricevuto negli ultimi giorni, secondo la madre, è la prova di ciò che ha seminato in questi anni. «Chi lo conosce davvero sa quanta grinta e quanta passione metta nel ballo. Un atteggiamento vincente che ha assunto per compiacere se stesso, mai gli altri. Antonio è da sempre attento al parere di chi lo ha formato e sostenuto artisticamente».
Dietro ai riflettori e alle medaglie, però, c’è una storia fatta di rinunce. «Non è stato semplice, soprattutto negli anni più delicati del suo percorso - ammette la madre -. Sostenerlo è stato difficile, sia economicamente che emotivamente. La danza è una passione meravigliosa ma costosa, che richiede una dedizione totale e un impegno costante».
Da madre single, nel pieno di un divorzio turbolento, ha dovuto spesso farsi forza per incoraggiarlo: «Passavamo ore al telefono in piena notte quando era lontano e la malinconia lo assaliva. A volte capiva che c’erano difficoltà economiche e, vista la sua giovanissima età, si abbatteva. Spesso non sono riuscita a tenerlo al riparo dai problemi. Ma oggi tutto questo ripaga entrambi dei sacrifici fatti e dei periodi bui che abbiamo attraversato».
Un ricordo resta particolarmente vivo. «Quando aveva undici anni scrissi una lettera a Maria De Filippi. Allora era solo un sogno. Oggi poterlo vedere lì è una gioia immensa».
A confermare il talento di Antonio è anche la sua storica maestra, Sara Mola, che lo ha accolto nella scuola quando era appena un bambino. «Quando a cinque anni mosse i primi passi nel ballo capii subito che il suo era un talento vero», racconta. «Ricordo che sua madre mi disse che avrebbe concluso l’anno partecipando al saggio e poi sarebbe andato via per proseguire col calcio. Mi opposi fermamente: bambini con quel talento sono davvero rari».
Emblematico l’episodio del saggio di fine anno, quando la compagna di ballo di Antonio si ammalò: «Decisi di ballare io con lui. Non l’ho mai fatto per nessun allievo, ma volevo che tutti vedessero questo grande talento».
La maestra sottolinea anche il ruolo fondamentale della famiglia: «Sua madre è stata esemplare. Si è sempre affidata a noi maestri, una caratteristica rarissima. Lo ha accompagnato e sostenuto nonostante le numerose difficoltà». Un rapporto di fiducia che ha permesso ad Antonio di crescere artisticamente e umanamente.
«Antonio ha ripagato tutti i sacrifici fatti per lui», continua la maestra Mola. «È un ragazzo inquadrato e sensibile. Anche io ho attraversato momenti difficili, sia professionali che sentimentali, ma lui ha continuato a seguirmi e scegliermi nonostante tutto. Siamo diventati una seconda famiglia».
L’ingresso nella scuola arriva in un momento cruciale. Sarebbe stato un anno di stasi, Antonio sentiva il bisogno di crescere ancora e fare un ulteriore salto di qualità, ma non aveva la possibilità di andare all’estero. «Questa era l’occasione giusta» ha confessato la maestra. «Lui non ci credeva abbastanza ma io sì. Un giorno lo presi con la forza e lo portai a Roma. L’ho praticamente costretto a fare il provino. Ero certa che sarebbe entrato».
La storia di Antonio Stillante è una storia di talento, certo, ma soprattutto di resistenza, sacrificio e fiducia, raccontata attraverso lo sguardo di chi, da sempre, ha creduto in lui.