Crosia, il giorno del tradimento: sfiducia contro la sindaca mentre è in ospedale
Tre consiglieri della sua stessa maggioranza pronti a firmare la mozione mentre Maria Teresa Aiello è a Roma accanto al marito operato. Servivano sette voti per far cadere l’amministrazione: Forza Italia si ferma, Morello conferma il tentativo. Il Comune ora è una polveriera
CROSIA – Un tentativo di sfiducia maturato nelle ore più delicate con la sindaca lontana dal Comune e accanto al marito sottoposto a un intervento chirurgico complesso. Paradossale ma vero. È il retroscena politico che nelle ultime ore sta tenendo banco all’ombra del palazzo comunale di via della Repubblica e che apre una frattura profonda – e ormai chiara - nella maggioranza guidata da Maria Teresa Aiello.
Secondo quanto ricostruito, tre consiglieri di maggioranza – Giovanni De Vico, vicesindaco; Teresa Blefari, presidente del Consiglio comunale; e Antonio Graziani, vicino all’area dell’ex consigliere regionale Davide Tavernise – avrebbero nelle ultime ore predisposto una mozione di sfiducia nei confronti della prima cittadina. Un atto che, per essere formalmente depositato, richiede la sottoscrizione di almeno due quinti dei consiglieri assegnati e, per essere approvato, la maggioranza assoluta dei componenti del Consiglio comunale (art. 52 del TUEL).
Nel caso di Crosia, dove il Consiglio è composto da 12 consiglieri più il sindaco, servirebbero 7 voti favorevoli per determinare la cessazione anticipata del mandato e lo scioglimento dell’organo consiliare. Uno scenario che, aritmeticamente, si sarebbe potuto concretizzare con le 3 firme dei dissidenti di maggioranza e le 4 dei consiglieri di opposizione.
Il passaggio dall’opposizione e lo stop di Forza Italia
Il documento – stando alle indiscrezioni – sarebbe stato prospettato al gruppo di opposizione più strutturato, quello di Forza Italia, che in aula conta tre consiglieri: Francesco Russo, Gemma Cavallo e Graziella Guido.
Tuttavia, proprio alla luce della contingenza personale che vede la sindaca fuori sede per motivi familiari, i tre esponenti azzurri alla fine avrebbero scelto di non sottoscrivere l’atto, almeno per il momento. Una decisione che, di fatto, avrebbe impedito che l’operazione prendesse corpo.
Nessuno dei consiglieri coinvolti – né di maggioranza né di opposizione – ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. Telefoni muti e nessuna presa di posizione pubblica.
Morello (Cambiavento–FdI): «Pronto a firmare, ma nessuno me lo ha chiesto»
L’unico a parlare è Massimiliano Morello, consigliere autonomo di minoranza per il gruppo Cambiavento–Fratelli d’Italia.
«C’è nell’aria una mozione di sfiducia» conferma. Poi aggiunge: «Io sarei pronto a sottoscriverla, perché le questioni personali sono una cosa e le questioni politiche e istituzionali sono un’altra. Ma da me non è venuto nessuno per firmare alcun atto».
Parole che certificano l’esistenza di un’iniziativa politica, ma anche l’assenza, allo stato, di un percorso formalizzato.
Le parole della sindaca: «Se qualcuno ha pensato che fosse il momento giusto…»
A rendere pubblica la vicenda è stata la stessa sindaca Aiello con un lungo post su Facebook, scritto da Roma, dove si trova accanto al marito operato. Un testo che ha il tono del dubbio ma la sostanza della denuncia.
«Mi è giunta notizia – scrive – della possibilità che alcuni esponenti della mia maggioranza, insieme a rappresentanti dell’opposizione, potessero recarsi da un notaio per mettere fine anticipatamente all’esperienza amministrativa di questo paese».
La prima cittadina parla di “ipotesi”, ma evoca una «deriva fatta di rancori personali» e si interroga su quale messaggio si stia dando alla comunità se «si colpisce quando l’altro è più fragile». Ringrazia, senza nominarla (Gemma Cavallo?, ndr), «una donna dell’opposizione» che avrebbe impedito che l’atto si trasformasse in un fatto compiuto.
«Mi rimetto alla mia maggioranza – conclude –. Governare insieme significa condividere non solo un progetto, ma anche un’etica».
Maggioranza logorata, equilibrio precario
La vicenda, però, al di là dell’esito mancato in un momento del tutto delicato per la sindaca che avrebbe bisogno di un ragionamento a parte su come alle volte la politica rifiuti di avere un’etica, fotografa una maggioranza attraversata da tensioni non nuove, con componenti da tempo insofferenti e con equilibri interni evidentemente deteriorati. Il coinvolgimento del vicesindaco e della presidente del Consiglio comunale – figure apicali dell’assetto amministrativo – segnala una crisi che non può essere liquidata come semplice dialettica politica.
Sul piano numerico, invece, la mancata adesione compatta dell’opposizione ha congelato l’operazione. Ma il dato politico resta: la sindaca, oggi, governa con una maggioranza che appare tutt’altro che monolitica. E mentre Crosia attende gli sviluppi di questa vicenda (che potrebbe regalare retroscena inediti), viene da chiedersi fino a che punto la politica può spingersi nella contesa del potere senza smarrire il senso del limite.