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Addio a Nicodemo Librandi, una delle icone enologiche più rispettate della nostra Regione

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Dalla nascita alla morte, i passi dell'uomo disegnano nel tempo una figura intricata. Secondo Borges, l'intelligenza divina percepisce immediatamente questa figura, così come noi vediamo un triangolo. Sicuramente le persone conosciute vedono una parte di quel percorso, anche se magari ci sfugge l'intero, "the big picture". 

L'ondata di costernazione, tristezza e dolore, che ho sentito subito dopo la notizia della morte Nicodemo Librandi, mi ha travolto proprio mentre mi trovavo in compagnia di sommelier e comunicatori del mondo del vino e questo mi ha dimostrato come parte del percorso di Nicodemo è stato conosciuto e, giustamente, apprezzato pubblicamente.

La percezione di tutti è stata che la Calabria, meravigliosa terra di antiche tradizioni, ha perso una delle sue icone enologiche più rispettate. 

Nella fede cattolica sappiamo che la resurrezione di Cristo è per i nostri defunti il pegno della loro ma anche della nostra resurrezione, della salvezza che conosceremo al di là della morte. In quel giorno il Signore si accosterà a noi, e “asciugherà ogni lacrima dai nostri occhi” (cfr. Ap 21,4).

La sua vita ebbe un significato non solo sul piano economico e accademico – i più importanti studi realizzati sui vitigni autoctoni calabresi sono una sua intuizione – ma anche sul piano sociale ed ambientale, diventando un'emblema d’una Calabria virtuosa. La passione per la viticoltura è stata sempre accompagnata e umanamente amplificata da un grande ottimismo. Fu persona dotata del senso alto dell'amicizia, con un vasto capitale sociale di relazioni, d'altronde col buon vino si fanno tanti amici. Il suo nome, la sua influenza e la sua passione per il vino si sono diffusi ben oltre i confini della regione. 

A Cirò avrebbe potuto benissimo dedicarsi soltanto all'insegnamento. Ha scelto l'inquietudine, l'azione, un progetto pazzesco. Queste pose potrebbero sorprendere nel suo caso, uomo discreto e affabile per eccellenza. Ma resta il fatto che non si è accontentato dell'inerzia della comodità di una biblioteca o di un'aula scolastica. Gli storici della vitivinicoltura calabrese avranno l’obbligo morale di mettere in prospettiva il suo lavoro e il suo impegno. Fondatore, insieme al fratello dell'omonima azienda, Nicodemo è stato anche colui che ha reso patrimonio di tutti le sue conoscenze acquisite, strutturando un'alternativa seria in materia di vini alle regioni più blasonate. Primo in tante cose, col suo effervescente entusiasmo, ha realizzato per esempio il primo spumante metodo classico da uve autoctone in Calabria. 

Presenza calorosa e generosa, con la sua visione abbracciava l'intera comunità, cercando costantemente di portare cambiamenti positivi; sostenne l'idea consorziale, arrivando a fare da traino a tutto il comparto, essendo uno degli interpreti più autorevoli del terroir di Cirò. 
Nel raccontarmi la sua storia, lo fece con semplicità, senza traccia di enfasi autocelebrativa. Mi ha colpito l'immagine di lui che girava nel tempo libero nella regione e anche fuori, con la macchina piena di bottiglie cercando di convincere i ristoratori ad acquistare i suoi vini. Molti dei progetti realizzati in seguito sono dovuti a quelle semplici, ma vincenti, mosse iniziali di lobbying insistendo sul fatto che i calabresi non erano secondi a nessuno nel creare vini eleganti. 

Direi che nella sua fibra morale fu decantato qualcosa dell'eroismo camusiano. Per lui avere la coscienza significa essere onesti. Partendo da questo dato si decide di partecipare attivamente, e facendo così, la speranza vince.

Incontrandolo in diverse occasioni gli parlai inevitabilmente del paese dove vivo, Vaccarizzo Albanese, del vino arbëreshë,  della nostra eredità spirituale del rito greco e in qualche modo evocandolo adesso mi sembra fosse - per il portamento, per il suo amore per la finezza ed eleganza dei suoi vini - proprio un emblema dell'antica raffinatezza bizantina. 
Nicodemo visse questa vita fatalmente fugace, con magnanimità e saggezza.

Il grande, sacro “dono della vita”, ci viene affidato in vasi di creta. La fragilità del corpo umano è una realtà. Siamo di creta “fino alla fine”; da questo non potremo sottrarci. 
Come uomini e cristiani si prova una gran pena, un grande dolore, un grande affetto. Ora è vivo nei cieli, nella luce di Dio. Ma anche sulla terra. L’amore che ha donato alla sua terra lo ha reso popolare. Una parte di lui è ancora qui e sprona i giovani con un messaggio: ogni talento non donato, ogni capacità non coltivata producono un grave danno all’intera umanità, intesa non come un’astrazione, ma come forma di vita complessa, composta da tutti noi. 
La prima immagine che mi venne in mente la scrivo alla fine. Dostoevskij ebbe a dire che tutta la letteratura russa è uscita dal Cappotto di Gogol, alludendo chiaramente al geniale racconto intitolato appunto, "Il Cappotto". 

Mutandis mutatis nel mondo del vino calabrese possiamo dire lo stesso di Nicodemo. Il vino calabrese di qualità è nato dal suo amore per la terra, dalle sue intuizioni, dal suo talento indiscusso di fare rete mettendo insieme competenze, tanto duro lavoro, passione sconfinata e nuove conoscenze. Fissando obiettivi elevati, per la sua cantina i risultati non si sono fatti attendere: prestigiosi riconoscimenti nazionali e internazionali hanno ispirato in seguito anche altri viticoltori calabresi a produrre vini che competessero con i migliori del mondo. Laddove ci sono risultati importanti si crea emulazione. Un proverbio africano recita: Nelle orme del leone camminano anche i cuccioli: il talento e la maestria di una persona aprono la strada alla crescita di coloro che lo seguono. Dopo il campione indiscusso, si è alzata una nuova generazione di atleti del vino in tutta la regione.

Le parole possono offrire solo un modesto conforto in momenti come questi, ma siamo convinti che la sua eredità umana e il suo spirito continueranno a brillare attraverso tante bottiglie di buon vino calabrese.

Lo ricorderò senz’altro nelle mie preghiere. Eterna la sua memoria indimenticabile e degna della beatitudine.

Elia Hagi
Autore: Elia Hagi

Studia a Roma filosofia e teologia e comunicazioni sociali e oggi svolge a Vaccarizzo Albanese il suo ministero sacerdotale. Diventato sommelier, segue con passione la rinascita del vino calabrese con un particolare interesse rivolto ai vini identitari Arbëreshë.