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Corigliano Calabro nella storia moderna

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La Corigliano odierna, dopo essere stata nelle mani di Andrea Cicala (1242), di Giordano De Lille (1269), dei Sangineto, dei Sanseverino di Bisignano, dei Ruffo di Montalto, ancora dei Sanseverino, poi dei Saluzzo e infine dei Compagna, delibera un atto di fusione con la vicina consorella Rossano divenendo di fatto, per numero di abitanti, la terza città della Calabria, per la quale si auspica nel più breve tempo possibile e concretamente anche la realizzazione di interventi finalizzati al raggiungimento di quegli obiettivi all’altezza delle potenzialità e peculiarità della grande città di cui tanto si è parlato e discusso nel corso del processo di fusione.

Il comune di Corigliano si estende su un territorio di 196 kmq, fa parte della Diocesi di Rossano-Cariati ed è confinante con i Comuni di Acri, Cassano allo Ionio, Longobucco, Rossano, S. Demetrio Corone, S. Giorgio Albanese, Spezzano Albanese, Terranova da Sibari, Vaccarizzo Albanese.

Fino alla fusione la sua popolazione oltre alle frazioni già riportate nei precedenti interventi era ripartita nei siti più popolosi di: Corigliano Stazione, Marina di Schiavonea e Cantinella e nelle altre località di: Fabrizio Grande e Fabrizio Piccolo, Bricarossa, Ministalla, Ponte Crati, Torricella, Frasso, Piscopello, Thurio, Piana Caruso, Caserma Forestale, Apollinara ed altre minori. 

Con l’inizio del XIX secolo, complici la presenza borbonica e il decennio francese, Corigliano rallentò il suo sviluppo economico e demografico. Il nuovo ordinamento amministrativo disposto dai Francesi con il Generale Championnet, come ci ricorda G. Valente “fece di Corigliano uno dei dieci Cantoni del Dipartimento del Crati” (1), comprendente i Comuni di Corigliano, Rossano, Paludi, Crosia, ed altre località. Dopo i provvedimenti legislativi, attuati tra il 1806 e il 1808, conosciute come le leggi eversive della feudalità, con i quali il fratello di Napoleone, Giuseppe Bonaparte, re di Napoli, abolì la feudalità nel Regno di Napoli, i Saluzzo, nel 1828, trasferirono i loro possedimenti di Corigliano al barone Giuseppe Compagna, (1780-1834), che con abilità riorganizzò i suoi possedimenti trasferiti poi nel tempo per successione ai suoi discendenti Luigi e Francesco.

Ed è sempre il Valente a ricordarci che «con l’istituzione dei Comuni e dei Circondari, decreto 4.5.1811, il Circondario di Corigliano, comprendente il Comune e la sua frazione S. Mauro, oltre che S. Giorgio, veniva incluso nell’allora costituito distretto di Rossano» (2).

Nella seconda metà del secolo la città vide un positivo cambio di rotta grazie al compimento di numerose opere pubbliche tra cui il ripristino delle principali arterie della città. Altro rilevante intervento, a beneficio della comunità, per volere di Luigi Compagna fu la realizzazione del Palazzo delle fiere nella marina di Schiavonea, conosciuto anche come “Quadrato Compagna”, e la ristrutturazione del Castello ducale conservandone intatte le torri merlate e gli elementi durazzeschi-aragonesi in esso presenti. A tali interventi, qualche anno dopo si aggiunse l’inaugurazione della tratta ferroviaria Reggio Calabria - Metaponto con lo scalo ferroviario di Corigliano Stazione.

La prima parte del XX secolo sarà fortemente interessata dalla ripresa dell’agricoltura che grazie alla bonifica del territorio e al proliferare di estesi agrumeti divenne in breve tempo il volano economico della città favorendo anche la nascita di altri villaggi, come si rileva da alcune informazioni della Proloco (3). L’economia si andò sempre più orientando verso una reale industrializzazione dei prodotti agricoli come agrumi e olio.

Si iniziò a sviluppare concretamente l’industria casearia grazie a massicci investimenti nell’allevamento del bestiame. Interessante cominciò ad essere anche il settore industriale conserviero alimentare, dei laterizi e quello turistico. Fu un momento di forte sviluppo e a risentirne positivamente fu l’incremento della popolazione tanto da poter assistere alla crescita esponenziale del numero dei suoi abitanti, chiamati Coriglianesi, che già negli anni ’50 toccò il tetto di oltre 21.000 unità, complici anche i trasferimenti di interi nuclei familiari provenienti dai paesi viciniori, in particolare quelli albanesi, fenomeno che diede indirettamente anche l’input a un consistente sviluppo edilizio con la nascita di nuove frazioni (S. Nico e Ministalla) e nuovi quartieri.

Una espansione inarrestabile e crescente che si estenderà sul territorio fino alla seconda metà del secolo, tempo in cui nasceranno nuovi rioni tra cui quello noto come Ariella, seguita da un significativo sviluppo economico che coinvolse in maniera preminente il settore agricolo e del terziario, al quale successivamente si aggiunse anche una consistente presenza dell’attività artigianale.

Negli anni ’60-’80, anni del boom economico, Corigliano si rifà il look urbanistico con la realizzazione di alcune opere di riqualificazione del centro storico e la costruzione di alcuni edifici scolastici oltre che la nascita di una rilevante struttura portuale per il commercio del pesce realizzata, nel suo golfo, mentre nel già imponente ed esteso Scalo iniziarono a nascere le prime strutture ricettive e alla marina di Schiavonea le prime attrezzature balneari.

Riguardo all’artigianato nel centro storico, «[…] le informazioni convergono tutte nel raccontare quello che era il movimento e il vigore lungo le strade del borgo, vive per la varietà e la tipologia dei numerosi laboratori artigianali e la presenza di tante botteghe. Infatti, nei primi anni del Novecento, l’universo dell’artigianato a Corigliano era molto complesso, vivace e in persistente crescita. Era possibile trovare calzolai, stagnini, mobilieri, sellai, bottai, fabbri, maniscalchi, ramai e altri mestieri che aiutavano a mantenere più organizzato tutto l’impianto sociale, politico ed economico della città. Le lavorazioni artigianali della felpa e le fabbriche di stoviglie richiamano un interessante spaccato della vita della comunità di Corigliano.

Nel corso degli anni ’60 del Novecento, con l’espansione delle attività legate all’irrigazione e all’organizzazione delle superfici coltivabili nel comparto agricolo, nel territorio di Corigliano ci fu un decisivo cambio di rotta nelle pratiche di coltivazione, soprattutto in quella agrumicola e delle pesche. La complessiva intensificazione degli interventi e il perfezionamento delle tecniche produttive permisero così un deciso incremento della produzione con la possibilità di introdurre sul mercato anche nuove varietà di agrumi, in particolare quello della clementina, un incrocio fra il mandarino e l’arancia dolce, sulla quale oggi si basa gran parte dell’economia del luogo. Una economia molto composita che, oltre all’agricoltura, al commercio e al turismo, attualmente fa leva anche sulla presenza del porto e della sua antica flotta marinara» (4).

Nella seconda metà del XIX secolo Corigliano cambiò il suo toponimo con la nuova denominazione di Corigliano Calabro, toponimo che mantenne fino al 31 marzo 2018, data in cui per effetto della Legge Regionale n.2 del 2 febbraio 2018, in provincia di Cosenza, mediante la fusione venne istituito il comune unico di Corigliano Rossano. La nuova città, per numero di abitanti, è la terza della Calabria in ordine di grandezza.

Notevole il patrimonio architettonico e monumentale di cui la città si può vantare. Oltre al castello ducale ed alcuni siti che meritano la dovuta attenzione essa annovera numerose chiese interessanti sia per il materiale d’archivio conservato e sia per il loro interno nelle quali è possibile trovare importanti reperti e ammirare pitture, affreschi, statue e sculture.

Al riguardo, si vogliono ricordare in ordine di tempo quelle più importanti come: la Chiesa Matrice di Santa Maria Maggiore, del X secolo, in precedenza dedicata a Santa Maria Assunta della Platea. Nel 1329 fu riedificata dal conte Ruggero Sangineto, mentre nel 1744 subì alcune azioni di restauro; la collegiata di San Pietro, la cui fondazione si pensa sia anteriore al 1200, la Chiesa di Sant'Antonio, nella quale è presente la tomba monumentale di Barnaba Abenante, costruita tra il 1400-1450 con contiguo convento francescano e successivamente, intorno alla metà del XVIII, sottoposta ad interventi di restauro con alcune variazioni; la Chiesa del Carmine a tre navate vicino al convento dei Carmelitani e dedicata alla SS. Annunziata, la quale sfoggia inconfutabili segni della sua origine quattrocentesca; la Chiesa di Ognissanti, di Sant'Agostino, situata nel Castello, la Cappella dell'Addolorata; la Chiesa di San Francesco di Paola, patrono della città, collocata presso l'omonimo convento ed eretta nel XVI secolo, nella quale si possono osservare probabili tracce di una precedente costruzione; il Romitorio di San Francesco; la Chiesa di Sant'Anna del 1582 con incluso convento dei Cappuccini;  la Chiesa della Riforma del 1686, intitolata a Santa Maria di Costantinopoli, una volta unita al convento dei padri riformati; quella di Santa Chiara della seconda metà del XVIII secolo, verosimilmente costruita tra il (1757 -1762); la chiesa di San Giacomo costruita nel 1779; la Chiesa di San Mauro, di San Franceschiello, di San Luca, di S. Giovanni di Dio, di S. Domenico, di S. Maria ad Nives in Schiavonea.

 

1 G. VALENTE, Dizionario dei Luoghi della Calabria, A-L, Edizioni Frama Sud, Chiaravalle centrale (CZ), 1973, p. 327.

2 Ibidem, p. 328.

3 Cfr. La storia di Corigliano Calabro. Dalla fondazione ad oggi in https://www.prolocorossano.it/la-storia-di-corigliano-calabro/.

4 Franco Emilio CARLINO, Antropologia dell’Artigianato in Memorie di una Città nascente Corigliano Rossano, a cura di Fausto Cozzetto, Ferrari Editore, Rossano 2019, pp 398-399.

 

Franco Emilio Carlino
Autore: Franco Emilio Carlino

Nasce nel 1950 a Mandatoriccio. Storico e documentarista è componente dell’Università Popolare di Rossano, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e socio corrispondente Accademia Cosentina. Numerosi i saggi dedicati a Mandatoriccio e a Rossano. Docente di Ed. Tecnica nella Scuola Media si impegna negli OO. CC. della Scuola ricoprendo la carica di Presidente del Distretto Scolastico n° 26 di Rossano e di componente nella Giunta Esecutiva. del Cons. Scol. Provinciale di Cosenza. Iscritto all’UCIIM svolge la funzione di Presidente della Sez. di Mirto-Rossano e di Presidente Provinciale di Cosenza, fondando le Sezioni di: Cassano, S.Marco Argentano e Lungro. Collabora con numerose testate, locali e nazionali occupandosi di temi legati alla scuola. Oggi in quiescenza coltiva la passione della ricerca storica e genealogica e si dedica allo studio delle tradizioni facendo ricorso anche alla terminologia dialettale, ulteriore fonte per la ricerca demologica e linguistica