I Blackout elettrici non sono un'emergenza imprevedibile ma fragilità della rete
A tracciare un'analisi tecnica sulle cause delle interruzioni di corrente è D’Agostino, AD di Omnia Energia, che invita a superare la logica delle continue riparazioni per avviare investimenti strutturali su infrastrutture, accumuli e fotovoltaico
ZUMPANO - I blackout elettrici che s'intensificano durante le alte temperature estive e nei picchi di consumo serali non sono un mistero imprevedibile, ma il sintomo diretto di una rete di distribuzione obsoleta e sottodimensionata.
Perché la rete cede: cavi di media tensione ed "effetto Joule"
Secondo l'analisi di D’Agostino, a cedere sono soprattutto i cavi di media tensione interrati (20.000 Volts) nei centri urbani e, in particolare, i giunti tecnici, ovvero i punti di collegamento tra i diversi tratti di cavo.
L'azione combinata del calore stagionale e dei carichi elevati genera il cosiddetto effetto Joule (la trasformazione di energia in calore al passaggio della corrente), che surriscalda il conduttore e causa il cedimento dell'isolamento elettrico. Continuare a tamponare con riparazioni d'emergenza su linee già usurate non fa che prolungare la fragilità del sistema.
Il picco serale, il fotovoltaico e i sistemi di accumulo
Le interruzioni si concentrano prevalentemente all'inizio della sera, momento in cui i consumi domestici impennano mentre la produzione diretta del fotovoltaico si azzera, scaricando l'intera domanda sulla rete tradizionale.
Per ovviare a questa criticità, D'Agostino individua nei sistemi di accumulo abbinati al fotovoltaico la soluzione immediata per mitigare i disagi: «La Regione Calabria ha una vocazione naturale per l'energia solare e deve comprendere e valorizzare il suo plus. È necessario incentivare con decisione l'installazione di sistemi di accumulo sia per i nuovi impianti che per quelli già esistenti, rendendo disponibili riserve energetiche durante le ore di punta ed alleggerendo la pressione sulle linee elettriche».
I nodi strutturali: cabine MT/BT e trasformatori
Oltre alle linee interrate, l'infrastruttura sconta la carenza di cabine di trasformazione Media Tensione/Bassa Tensione (MT/BT) e il sottodimensionamento dei trasformatori esistenti. La diffusione di condizionatori, pompe di calore, vetture elettriche e processi di digitalizzazione richiede un ammodernamento non più rinviabile, senza il quale lo sviluppo sociale ed economico rischia di arrestarsi.
Reinvestire i margini industriali (EBITDA) nelle infrastrutture
In conclusione, l'Amministratore Delegato di Omnia Energia solleva una questione di politica industriale verso le grandi società di gestione della rete e le istituzioni: «Una quota consistente del margine operativo lordo (EBITDA) generato dal sistema elettrico non può essere destinata solo ai dividendi per gli azionisti, ma deve tornare in modo vincolante sulla rete sotto forma di investimenti visibili, misurabili e tempestivi. Una rete fragile si paga due volte: prima in bolletta e poi nei disagi causati dalle interruzioni. La transizione energetica non significa solo produrre energia pulita, ma garantire che quest'ultima arrivi in modo stabili e sicuro a cittadini e imprese».