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Insiti è ancora un progetto è a metà: 200mila metri quadrati ancora senza un disegno

3 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO - Quando si parla di Insiti si tende a concentrare tutta l’attenzione sui 40mila metri quadrati del Lotto 1, l’unico per il quale oggi esiste un’idea progettuale completa. In realtà, la parte più importante del masterplan elaborato da Atelier(s) Alfonso Femia su indirizzo dell’Amministrazione Stasi non è quella iniziale, ma quella che viene dopo: i lotti 2, 3 e 4. È qui che si trova la vera massa critica del progetto, un’estensione complessiva di circa 200mila metri quadrati che rappresenta l’ossatura futura dell’area baricentrica della città unica. Ed è qui che, allo stato attuale, il progetto mostra i maggiori margini di indeterminatezza.

La documentazione progettuale indica che, oltre al primo lotto, Insiti è suddivisa in tre ulteriori macro-aree: la cosiddetta “Casa della Cultura”, l’Agrumeto con funzioni di accoglienza e il Parco Agricolo Attivo. Sono definizioni di indirizzo, non progetti veri e propri. La Casa della Cultura dovrebbe occupare una superficie significativa — stimabile tra 70 e 80mila metri quadrati — e avere la funzione di polo culturale, espositivo e sociale. Non esistono però volumi, planimetrie, una quantificazione delle superfici utili, né una proposta architettonica. Si tratta di un’idea di struttura, non di una struttura in sé.

Il secondo segmento, l’Agrumeto, è descritto come un’area in cui recuperare il paesaggio produttivo esistente integrandolo con funzioni ricettive leggere. L’estensione sarebbe intorno ai 40–50mila metri quadrati e la destinazione prevalente dovrebbe essere agricola, con percorsi, aree attrezzate, piccole strutture di accoglienza e attività didattiche. Anche qui non esistono progetti operativi, né valutazioni economiche. È un principio, un orientamento, una linea di sviluppo, non un intervento definito.

Il terzo grande blocco è il Parco Agricolo Attivo, una superficie molto ampia — tra 80 e 100mila metri quadrati — destinata alla costruzione di un paesaggio pubblico basato su linee d’acqua, vegetazione, percorsi naturalistici e piccoli padiglioni (le cosiddette “folies”). È l’ambito più naturalistico e meno costruito del masterplan, ma anche quello più privo di dettagli: non ci sono funzioni precise, non c’è una programmazione temporale, non esiste un quadro economico, né un disegno tecnico che indichi come sarà strutturato il paesaggio.

Il dato centrale di questa puntata dell’inchiesta è proprio questo: i lotti 2, 3 e 4 non hanno alcuna definizione progettuale concreta. Sono scenari, non progetti. Rappresentano la parte strategica dell’area, quella che dovrebbe collegare le funzioni sportive del Lotto 1 con la vocazione istituzionale prevista dalla legge sulla fusione dei Comuni, ma allo stato attuale sono privi di ogni elemento operativo. Non esistono indicazioni sulle volumetrie, sugli accessi, sulla viabilità interna, sull’inserimento dei servizi amministrativi, sulle possibili connessioni con il nuovo Ospedale o sul rapporto con le infrastrutture circostanti.

È proprio in questi 200mila metri quadrati che si gioca la questione politica più rilevante: dove verrà collocata, se verrà collocata, la cittadella degli uffici?
La legge regionale è chiara: a Insiti deve trovare sede il centro amministrativo della città unica. Eppure, nei documenti di progetto, questa funzione non compare. Non compare nel Lotto 1, che è esclusivamente sportivo e didattico; non compare nel Lotto 2, dove si parla solo di funzioni culturali; non compare nell’Agrumeto, di natura agricola e ricettiva; e non compare nel Parco Agricolo Attivo, essenzialmente paesaggistico.

Questo vuoto progettuale non è un dettaglio, ma la parte più importante dell’intera inchiesta: mentre il Lotto 1 offre una visione precisa e cantierabile — pur non finanziata — i lotti successivi non definiscono in alcun modo l’assetto istituzionale e direzionale dell’area. Tutto è ancora da decidere. Tutto dipende dalle scelte che verranno prese nei prossimi mesi o nei prossimi anni. Tutto resta aperto alla programmazione politica.

Ciò significa che, ad oggi, Insiti è un progetto a metà. Una metà è formalizzata (il Lotto 1), l’altra è ancora un foglio bianco con quattro titoli provvisori. In questa fase l’Amministrazione comunale ha scelto di partire da dove è tecnicamente più semplice intervenire — l’area comunale dismessa — ma la definizione del resto dell’area, quella decisiva per il futuro istituzionale della città, è ancora nella fase delle ipotesi.

La prossima puntata dell’inchiesta entrerà nel merito dei costi, dei tempi e dei vincoli. Analizzeremo se e come ciò che è stato immaginato può tradursi in opere reali: quali risorse servirebbero, quali sono disponibili, quali lotti sono compatibili con i finanziamenti e quali no. È il passaggio che permette di capire se Insiti è un progetto realizzabile o solo una grande visione sulla carta.


Leggi la puntata introduttiva: Insiti, il rendering del parco urbano riaccende lo scontro politico: ma li non si doveva creare la cittadella degli uffici?
Leggi la puntata 1: Insiti, il luogo baricentrico dove si decide il futuro della città
Leggi la puntata 2Ad Insiti il Parco dello Sport: il cuore del nuovo masterplane di Alfonso Femia

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.