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Esondazione Crati, la Procura passa ai Raggi X la gestione dell'emergenza | VIDEO

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CORIGLIANO-ROSSANO – L’indagine è già aperta da giorni. Ma dietro il silenzio degli uffici giudiziari si muove un lavoro istruttorio che punta a ricostruire, pezzo dopo pezzo, ciò che è accaduto lungo l’asta del Crati nei giorni dell’alluvione che ha travolto la Piana di Sibari.

La Procura della Repubblica di Castrovillari segue la vicenda con la massima attenzione. Non solo per capire come si è sviluppata la piena del Fiume Crati, ma soprattutto per verificare se, prima e durante l’emergenza, tutte le procedure previste dalla normativa sulla sicurezza idraulica siano state rispettate.

A confermarlo è il procuratore capo Alessandro D'Alessio, che pur senza entrare nel merito delle attività investigative ribadisce il metodo con cui l’ufficio sta affrontando il caso. «Quello che posso dire – spiega – è soltanto questo: come tutto quello che accade in questo territorio viene sottoposto al controllo di legalità, anche questa situazione, come ogni altra, qualora presenti aspetti di rilevanza penale sarà oggetto di monitoraggio da parte della Procura».

Il principio, sottolinea il magistrato, è semplice: nessun evento che incide sulla sicurezza del territorio può restare fuori da una verifica.

«Non c’è un fenomeno che si verifichi in questo territorio che, nelle forme consentite, venga a conoscenza della Procura e che non venga sottoposto a una verifica di conformità alle leggi che in un ordinamento come il nostro vincolano tutti indistintamente».

Quando gli si chiede se l’obiettivo sia quello di non lasciare nulla al caso, D’Alessio risponde con una frase che sintetizza l’approccio dell’ufficio: «Se lasciassimo qualcosa al caso, non faremmo bene il nostro lavoro».

Gli interrogativi sul tavolo

Le verifiche della magistratura si inseriscono in un quadro che, nelle ultime settimane, ha fatto emergere numerosi interrogativi sulla gestione del sistema idraulico della valle del Crati.

L’ondata di piena che ha colpito la Piana di Sibari ha sommerso vaste aree agricole tra Corigliano-Rossano e Cassano Jonio, costringendo centinaia di persone a lasciare temporaneamente le abitazioni e provocando danni ingenti ad aziende e infrastrutture rurali.

Ma accanto alla conta dei danni è emerso anche un tema più profondo: quanto il territorio fosse realmente preparato a reggere un evento di questa portata.

Tra i punti più discussi c’è la manutenzione degli argini del Crati e lo stato degli interventi di messa in sicurezza realizzati negli ultimi anni lungo il corso del fiume.

Altro nodo riguarda la gestione delle dighe, da Tarsia all'Esaro, infrastrutture che svolge un ruolo cruciale per l'irrigazione ma che - sulla carta - non avrebbero dovuto svolgere alcun ruolo nella regolazione delle piene e che nei giorni dell’emergenza sono tornate al centro del dibattito pubblico.

C’è poi la questione, mai davvero risolta, delle aree golenali del fiume. In diversi tratti della valle del Crati, nel tempo, sono stati realizzati agrumeti e coltivazioni proprio dentro gli spazi che dovrebbero restare liberi per consentire al fiume di espandersi durante le piene.

Una trasformazione progressiva del paesaggio fluviale che negli anni è stata più volte segnalata da tecnici e osservatori del territorio.

Il lavoro degli investigatori

Al momento il fascicolo non registra indagati. Le indagini si muovono nella fase preliminare, quella in cui gli investigatori acquisiscono documenti, relazioni tecniche e atti amministrativi per ricostruire la catena delle decisioni assunte prima e durante l’emergenza.

Un lavoro che punta a capire se vi siano state omissioni, ritardi o criticità nella gestione del rischio idraulico.

La Procura procede con il consueto riserbo. Ma il messaggio che arriva dalle parole del procuratore D’Alessio è chiaro: l’alluvione della Piana di Sibari non sarà archiviata come un semplice evento naturale.

Ogni passaggio, ogni scelta, ogni responsabilità – se emergerà – sarà verificata. Perché quando un fiume rompe gli argini e travolge un territorio, non sempre la risposta si trova soltanto nell’acqua che scende dal cielo.

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.