Offshore nello Jonio, due anni di silenzio sul maxi parco eolico. Il MASE non decide e resta lo scontro con i Comuni
Dal 2024 nessun via libera né stop definitivo al progetto da 540 MW davanti alla costa ionica calabrese. I sindaci denunciarono rischi ambientali, assenza di ricadute economiche e una Calabria trasformata in “colonia energetica”
CORIGLIANO-ROSSANO – Sono passati quasi due anni dal parere con cui il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica chiese approfondimenti ambientali severissimi sul maxi progetto offshore previsto nel mar Jonio calabrese. Eppure, a maggio 2026, sul futuro del parco eolico-fotovoltaico denominato “Mediterranean Italian Offshore” non esiste ancora una decisione definitiva.
Il procedimento autorizzativo resta sospeso mentre cresce il fronte delle perplessità politiche e territoriali attorno ad un’infrastruttura energetica destinata a sorgere davanti alle coste di Corigliano-Rossano, Crosia, Calopezzati, Pietrapaola e Cariati.
Già nel 2024 i cinque Comuni presentarono osservazioni con parere contrario al MASE, contestando la carenza degli studi preliminari, l’assenza di valutazioni approfondite sugli impatti ambientali e soprattutto la mancanza di reali ricadute economiche ed occupazionali per il territorio.
Durissima la posizione del sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi, che definì il progetto il simbolo di una Calabria destinata a produrre energia per altri territori senza ricevere sviluppo in cambio: «Da un lato territori che producono energia e restano poveri, dall’altro quelli che la consumano e si arricchiscono».
Cosa prevede il progetto
Il “Mediterranean Italian Offshore” prevede un grande impianto energetico integrato da circa 540 MW complessivi: 28 aerogeneratori galleggianti da 15 MW ciascuno, due piattaforme fotovoltaiche marine da 60 MW, un sistema di accumulo elettrochimico a terra e una rete di cavidotti sottomarini e terrestri con connessione finale alla stazione elettrica di Rossano.
L’impianto dovrebbe sorgere a circa 15 chilometri dalla costa ionica.
Le criticità del MASE
Nel luglio 2024 la Commissione Tecnica PNRR-PNIEC del Ministero non bloccò il progetto, ma impose approfondimenti molto rigidi prima della vera Valutazione di Impatto Ambientale.
Il MASE chiese monitoraggi annuali sull’avifauna migratoria, studi su cetacei, tartarughe marine e biodiversità, verifiche sulle interferenze con pesca e turismo e analisi dettagliate sugli impatti paesaggistici ed ambientali.
Richieste che finirono per rafforzare molte delle contestazioni già avanzate dai Comuni ionici.
Il nodo energetico e lo scontro politico
Nel frattempo, però, lo scenario energetico internazionale è cambiato ulteriormente. Se nel 2024 la spinta verso le rinnovabili era legata soprattutto alla guerra Russia-Ucraina e alla crisi del gas, oggi il quadro si è aggravato con le tensioni nel Golfo Persico e attorno allo Stretto di Hormuz, snodo strategico mondiale per il traffico petrolifero.
Una situazione che sta spingendo l’Italia ad accelerare sulla sicurezza energetica e sulla necessità di sfruttare tutte le risorse disponibili: dai giacimenti nazionali fino alle energie rinnovabili, dall’eolico offshore al fotovoltaico, passando per accumulo energetico, recupero termico e filiera dell’idrogeno.
Ed è dentro questa contraddizione che il progetto continua a dividere: da una parte la necessità nazionale di aumentare la produzione energetica interna, dall’altra il timore che lo Jonio calabrese venga trasformato in una piattaforma energetica senza reali benefici economici e sociali per il territorio.
Oggi, a quasi due anni dal pronunciamento ministeriale, resta però soprattutto una domanda: perché sul maxi progetto offshore dello Jonio nessuno ha ancora deciso?