Casa Serena, Golia sfida la Regione: «Non ce ne andiamo». Scontro sul commissariamento dell’IPAB
Pressing della Regione sull’IPAB cassanese, Golia denuncia «ispezioni a raffica» e difende il CDA "blindato" fino al 2029 dopo la modifica dello statuto
CASSANO JONIO – Non una replica formale, ma una puntualizzazione politica e amministrativa dopo settimane di crescente pressione istituzionale da parte della Regione Calabria. È questo il senso della lettera aperta inviata dal presidente di Casa Serena, Antonio Golia, all’assessore regionale al Welfare Pasqualina Straface sul futuro dell’IPAB cassanese e sul percorso di commissariamento avviato dalla Regione.
Al centro della vicenda c’è il decreto dirigenziale n. 3981 del 13 marzo 2026 con cui il Dipartimento Welfare regionale ha approvato l’avviso pubblico per la costituzione di una short list di commissari finalizzata alla verifica della gestione e alla trasformazione delle IPAB e delle fondazioni operanti in Calabria. Un percorso che riguarda anche Casa Serena Santa Maria di Loreto, struttura assistenziale ancora formalmente configurata come IPAB, una forma giuridica ormai residuale rispetto agli attuali modelli organizzativi sociosanitari.
Nella lettera, Golia lamenta il susseguirsi di accessi ispettivi, richieste documentali e iniziative amministrative che, secondo il CDA di Casa Serena, avrebbero generato confusione nell’opinione pubblica e tensioni interne alla struttura. «Avremmo preferito una visita istituzionale» scrive Golia, facendo riferimento invece di «ispezioni a raffica» e, appunto, degli avvisi pubblici per il commissariamento dell’ente. Insomma, Golia si sente un po' il fiato sul collo. E questo, nonostante il presidente sostenga che Casa Serena abbia sempre collaborato con il Dipartimento regionale trasmettendo tutta la documentazione richiesta durante la visita di monitoraggio amministrativo effettuata il 27 gennaio scorso.
Nella lettera vengono infatti elencati bilanci approvati, composizione del Consiglio di amministrazione, organigrammi, contratti del personale, relazioni sulle attività gestionali, documentazione sulla sicurezza e sugli adempimenti amministrativi della struttura.
Il nodo centrale della questione resta però il futuro giuridico dell’ente. Da quanto emerge dagli atti regionali, l’obiettivo della Regione sarebbe quello di accompagnare Casa Serena verso il superamento definitivo della forma IPAB attraverso l’adeguamento dello statuto e la successiva trasformazione in un nuovo soggetto conforme alla normativa vigente, presumibilmente una fondazione.
Un passaggio che dovrebbe essere gestito da un commissario con incarico temporaneo, tra i tre e i sei mesi, finalizzato principalmente all’adeguamento normativo e societario.
Ma proprio su questo terreno si innesta lo scontro istituzionale. Golia lascia intendere che attorno al commissariamento si sia sviluppata una pressione politica finalizzata alla rimozione dell’attuale governance. «C’è una volontà smaniosa di mandare via questo C.d.A. e soprattutto Golia, il Presidente», scrive nella parte finale del documento.
Ma perché questa “fretta” da parte della Regione? Sul piano amministrativo, in realtà, peserebbe la questione statutaria. Golia è presidente di Casa Serena dal 2019 e durante il suo mandato lo statuto dell’ente è stato modificato sganciando la durata del CDA dagli avvicendamenti amministrativi del Comune di Cassano Jonio. Una modifica che, di fatto, consentirebbe all’attuale governance di restare in carica fino al 2029 nonostante l’elezione del nuovo sindaco Gianpaolo Iacobini, che nei mesi scorsi aveva già diffidato il presidente. E questo avrebbe innescato, di conseguenza, una reazione a catena perché il Comune – delegittimando di fatto la governance di Casa Serena – non ha nominato i suoi componenti del Consiglio di Amministrazione, così come anche la Regione
La sensazione, ora, è che la partita si giochi su due livelli distinti: da una parte il riordino normativo delle vecchie IPAB calabresi voluto dalla Regione; dall’altra la resistenza dell’attuale governance di Casa Serena, convinta che il commissariamento non debba trasformarsi in una rimozione politica del CDA.