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Le carceri stanno diventando una «discarica sociale». A Rossano situazione esplosiva

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CORIGLIANO-ROSSANO - La vicenda di Cesare Battisti, dapprima recluso nel carcere di Ciminata Greco a Corigliano-Rossano per poi essere trasferito «nottetempo, per strada e con scarsa sicurezza» nella nuova destinazione del carcere di Ferrara, ha riaperto le ferite grondandi di sangue del dramma delle carceri italiane e di quelle calabresi in particolare.

L'allarme arriva dal personale che quotidianamente opera all'interno delle case di reclusione, precisamente dal Sappe, il sindacato più importante del corpo di polizia penitenziaria in Italiana. Che questa volta mette sul piatto numeri crudi e spaventosi. A partire da quelli dell'entità del personale, in costante deficit, dalla riforma Madia in poi, per finire al dato statistico delle situazioni ad alta criticità che avvengono all'interno delle mura carcerarie.

Preoccupano i dati degli episodi di violenza nel carcere di Ciminata Greco

Solo nel presidio di massima sicurezza di Rossano, nel 2019 si sono verificati 19 casi di autolesionismo, 10 tentativi di suicidio (di cui uno riuscito), 8 aggressioni fisiche al personale operante. È un rosario di problemi quelli che snocciolano Damiano Bellucci e Giovanbattista Durante, rispettivamente segretario nazionale e segretario generale aggiunto del Sappe, che stamattina sono stati in visita al penitenziario di Ciminata Greco per «certificare una condizione di costante e crescente disagio tra il personale della polizia penitenziaria».

Una situazione, però, sulla quale le autorità governative sembra vogliano tacere o quantomeno non stigmatizzare. A testimoniarlo è l'ostruzionismo che il sindacato sta registrando da tempo nel poter comunicare con gli organi di stampa e quindi con i cittadini.

«Ormai è evidente che abbiamo un problema politico e amministrativo all'interno delle carceri». A rimarcare questa situazione è il segretario nazionale del Sappe Damiano Bellucci. Del resto in Calabria mancano 400 uomini di vigilanza rispetto agli organici minimi, di cui 30 solo nel carcere di Rossano. «Mediamente manca il 20% del personale essenziale. E questa carenza di personale - ricorda Bellucci - determina poca sicurezza nelle carceri e ovviamente più stress per il personale».

Una discarica sociale

Un dato tra tutti: «Nelle ore notturne - ricorda il segreario nazionale del Sappe - rimangono di guardia all'interno del penitenziario solo 7 unita a fronte di oltre 289 detenuti». E se dovesse scoppiare una rivolta? A questo, poi, si aggiunge la questione dei detenuti con problemi psichiatrici che negli ultimi tempi stanno creando non pochi problemi al sistema carcerario. «I penitenziari non hanno più personale specializzato. Dopo la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari si sono persi 1200 posti. Sono state istituite le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza che, però, hanno meno posti (in Calabria ad esempio ce n'è una soltanto) e così le carceri sono diventate una discarica sociale».

Le scelte scellerate della politica

E proprio su questo problema a Bellucci fa eco il segretario aggiunto Giovanbattista Durante che lancia strali sulla politica «insensibile alle veri questioni che attanagliano le carceri italiane e calabresi» e bolla la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari come «una scelta scellerata». «Questa - aggiunge - non è stata una battaglia di civiltà. Anzi. È stata stravolta l'organizzazione degli istituti senza trovare delle soluzioni efficaci e definitive». Risultato «Oggi in circolazione ci sono 50 persone che dovrebbero essere curate e sorvegliate nelle Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (rems) e invece stanno fuori. Creano insicurezza e possono commettere altri reati». 

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.