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Rossano: Giganti di Cozzo del Pesco, leva turistica

2 minuti di lettura
di SAMANTHA TARANTINO Se si unissero un’area boschiva con 103 castagni millenari ed una storia ricca di misticismo e tradizione accanto al termine gigante, verrebbero subito in mente sfondi immaginifici degni di Harry Potter. Fantastico! Come fantastica potrebbe essere soltanto un’area protetta che dovrebbe essere tutelata e così invece non è. Questa vasta area naturalistica è l’ultimo lembo nord orientale della Sila Greca alla quale si congiunge attraverso l’altura del Cozzo del Pesco. Scoperta, ma sarebbe più corretto dire pubblicizzata, verso la metà degli anni ’80 dal Wwf calabrese e dall’orto botanico dell’Università della Calabria, diventa oasi dal 1998. Poi, così come per molte altre nostre ricchezze monumentali ed ambientali, il rimpallo di responsabilità e tutele permane fino al 2011, quando risulta d’interesse regionale come area Protetta con il nome di I Giganti di Cozzo del Pesco. Sin qui i 103 alberi di castagno di 20 metri di altezza e 13 metri di diametro alla base (l’aggettivo gigante è quanto mai più appropriato), 76 aceri, vari agrifogli di 15-16 metri di imponenza restano silenziosi testimoni della gloriosa storia di una nostra risorsa, la montagna. Come non sfruttare percorsi, sentieri battuti o accidentati unendo il gusto per l’avventura, alla riscoperta delle nostre radici. Non è rammarico ma pura realtà constatare che tutto ciò non viene minimamente valorizzato con la giusta dignità. Eppure I Giganti si trovano a soli 4 km dal complesso abbaziale di Santa Maria del Patire (fine XI inizi XII secolo). Il legame con i monaci che risiedevano qui è strettissimo, tanto che oramai è attestata la tesi secondo cui, contando l’età degli alberi, alcuni di questi siano stati piantati dai monaci intorno al 1200 per scopi alimentari. Dalla castagna si ricava la farina dolce che fu adottata come merce di scambio. Infatti, il pane fatto dai monaci era barattato con il lavoro degli operai del monastero ospitati nelle cellette per i forestieri. A circa due chilometri dal monastero addentrandosi nel bosco ci si imbatte in alcune esemplari che all’apparenza sembrerebbero più giovani. In realtà all’interno si può notare come le giovani piante ricrescono sulla base di giganteschi tronchi cavi, dalle proporzioni ancora più monumentali (all’incirca di sei metri) rispetto ai più noti Giganti, quindi più vecchi. Si narra di un castagno dal tronco cavo talmente enorme che vi potevano trovare posto comodamente tre asini e nove persone. Risulta non ancora individuato per cui potrebbe essere interessante crearci un richiamo per turisti. Di sicuro qualcosa è stata fatta, sempre su iniziativa di privati e di qualche gruppo di volenterosi mossi da entusiasmo per la propria terra. Ma è ancora troppo poco. Da qui passa il turismo quello duraturo nel tempo su cui le istituzioni dovrebbero investire invece di disperdere risorse. Ed intanto di quei 103 esemplari dobbiamo toglierne qualcuno, le cui foto nei mesi scorsi hanno testimoniato la disfatta di tutti noi.  
Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.