Crati, Schierarsi incalza la Regione: «Chi risarcirà i danni dell’alluvione?»
L’associazione di Villapiana chiede un incontro con Occhiuto e chiarimenti sui fondi per la messa in sicurezza. Nel mirino anche i tempi degli interventi e le responsabilità per i danni causati dall’esondazione di febbraio
VILLAPIANA – La messa in sicurezza del Crati, i finanziamenti disponibili e una domanda che resta aperta per famiglie e imprese colpite: «Chi dovrà risarcire i danni provocati dall’alluvione del febbraio 2026?». L’Associazione Schierarsi – Piazza di Villapiana torna a chiedere risposte alle istituzioni e annuncia che si riserva di sollecitare un incontro con il presidente della Regione Roberto Occhiuto, il commissario straordinario competente e il soggetto attuatore degli interventi.
La richiesta arriva a distanza di mesi dall’esondazione che ha provocato la rottura degli argini e colpito diverse contrade, abitazioni, aziende agricole e attività economiche. L’associazione ricorda di seguire la vicenda dal 2018, quando l’alluvione interessò Thurio e Ministalla, e giudica ancora insufficienti gli interventi e le risposte ricevute dopo il nuovo evento.
Il primo punto riguarda i lavori finanziati con il Patto per il Sud del 2015: Schierarsi chiede di conoscere quali opere siano state realizzate, quali restino da completare e con quali tempi, oltre alla conformità degli interventi ai progetti approvati e alle prescrizioni tecniche. L’associazione domanda inoltre se siano ancora disponibili i fondi “Win-Win”, che, secondo quanto riferisce, sarebbero stati destinati alla pulizia e alla manutenzione della foce del Crati.
«Conoscere lo stato dei progetti, l’utilizzo dei finanziamenti pubblici e i tempi previsti per la messa in sicurezza è un diritto dei cittadini, delle associazioni e dei comitati», sostiene l’associazione, che definisce il fiume una «potenziale bomba a orologeria» con l’arrivo della stagione delle piogge.
Schierarsi sollecita anche una revisione delle procedure che regolano la manutenzione degli alvei, per consentire interventi tempestivi quando l’accumulo di sedimenti riduce la capacità di deflusso, nel rispetto delle verifiche ambientali e tecniche. Un tema che, secondo l’associazione, richiede un coordinamento tra istituzioni regionali e nazionali, anche per chiarire le procedure di gestione dei materiali eventualmente rimossi.
Resta poi il capitolo dei risarcimenti. L’associazione chiede che siano accertate le eventuali responsabilità nella gestione e manutenzione degli argini e riferisce di seguire gli sviluppi dell’indagine della Procura di Castrovillari sulla vicenda. Sarà la magistratura, precisa, a verificare i fatti e l’eventuale sussistenza di responsabilità; ogni richiesta risarcitoria dovrà essere valutata nelle sedi competenti.
«Le famiglie e le imprese che hanno perso beni, raccolti e attrezzature hanno diritto a conoscere la verità e a ottenere risposte concrete», conclude Schierarsi. L’obiettivo dichiarato è ottenere interventi strutturali, risorse tracciabili e tempi certi: «La sicurezza non è un favore della politica. È un diritto dei cittadini e un dovere delle istituzioni».