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Nuova Provincia, la delibera di Co-Ro «sancisce la mancanza di visione nei processi di decentramento amministrativo»

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CORIGLIANO-ROSSANO - «Nelle ultime ore il consiglio comunale di Corigliano-Rossano ha votato all'unanimità la proposta di assemblare due delibere di adesione, risalenti ai primi anni '90, dei due preesistenti e estinti comuni di Corigliano Calabro e Rossano, alla istituenda provincia della Sibaritide-Pollino. Un'operazione desueta e lontana dalla realtà effettuale, che certifica l'incapacità di un'intera Classe Dirigente di stare al passo con i tempi e di comprendere appieno le modifiche che negli ultimi 30 anni sono intervenute in materia di autonomia politica e decentramento degli Enti di secondo livello». 

Inizia così la nota stampa di Domenico Mazza del Comitato Magna Graecia.

«In un ambiente surreale e pervaso da una serie di interventi di dubbia qualità e intriso da un'anacronistica retorica, maggioranza e opposizione, in seno al Consiglio comunale, hanno approvato l'idea di assemblare due antiquate delibere, per avviare un processo di decentramento amministrativo rispetto l'attuale Provincia di Cosenza. Un'operazione che denota dissociazione dalla realtà e totale disconoscenza della materia amministrativa e delle integrazioni normative legate alle modifiche apportate al Testo Unico degli Enti Locali negli ultimi decenni».

«Se a cavallo degli anni '90 l'idea in questione poteva anche avere un senso, oggi appare del tutto superata e priva di quei principi di omogeneità territoriale che dovrebbero caratterizzare la costituzione degli ambiti vasti. Si continua a parlare di ambiente omogeneo, ma mal si comprende come questa presunta omogeneità possa inverarsi dall'accozzaglia di aree vallive e contesti rivieraschi e pedemontani afferenti. Vieppiù, un ambito che ripercorre quasi pedissequamente il perimetro dell'attuale Foro giudiziario di Castrovillari, giudicato disomogeneo già all'indomani della sua istituzione, si riscoprirebbe amalgamato al fine della potenziale istituzione di un Ente intermedio. Probabilmente, l'operazione denota una difficoltà di fondo o, quantomeno, una mancanza di chiarezza. Non si spiegherebbe altrimenti come un'area possa essere palesemente disarmoniosa in una sua esplicazione e di colpo guadagnare uniformità in altro contesto. D'altronde, la molteplicità di inesattezze, intrise a una valanga di boutade, fuoriuscite in seno alla Civica Assise, amplificano lo scollamento dalla realtà di un Establishment che per giustificare azioni sconsiderate arriva finanche ad arrampicarsi sugli specchi».

«Sempre in quel Consiglio comunale, per certi versi molto simile a uno spettacolo del Bagaglino, la tematica del decentramento è stata più volte richiamata. Tuttavia, l'incoerenza degli stessi proponenti la delibera si palesa abbondantemente nel momento in cui si riconosce che lo Stato non è tenuto a istituire uffici decentrati nelle nuove amministrazioni periferiche, ma poi si dice che il processo di una nuova Provincia significherebbe riportare, sic et simpliciter, ciò che negli anni è stato sottratto. Insomma, un minestrone di pensieri rabberciati che hanno come unico scopo quello di giustificare gli interventi di soggetti disconoscenti i principi cardine delle funzioni amministrative in un luogo che da massima assemblea pubblica sembrava trasformato in un teatro dell'assurdo. Del resto, se realmente si fosse voluto intervenire in materia di decentramento, sarebbe stato auspicabile un ragionamento nel merito di argomenti inerenti la questione e non già su tesi che nella loro esplicazione contraddicevano quanto previsto in antitesi. Credo sia chiaro anche alle talpe, così come alle persone dotate di media intelligenza, d'altronde, che un contesto territoriale (Sibaritide-Pollino), grande in superficie, ma estremamente risicato nella demografia, al massimo può solleticare gli Enti preesistenti a cui timidamente tenta di sottrarsi».

«Immaginare la nascita di una nuova risicata Provincia, limitando la sfera di interessi nell'ambito della sola area vasta preesistente, è sintomatico della paura d'osare e della scarsa conoscenza del contesto regionale nel suo complesso. Vieppiù, una Classe Dirigente con una percezione del territorio intercomunale pari alla conoscenza del giardino delle proprie abitazioni, non può certo considerarsi Establishment lungimirante. Piuttosto, affetta da reminiscenze geografiche provinciali e poco inclini a una visione coerente e organica dell'ambiente regionale. Basterebbe anche leggere e informarsi su quelle che sono le proposte attualmente al vaglio del Parlamento per comprendere appieno quanto appena riferito. A titolo esplicativo, significo la richiesta di istituzione della nuova Provincia "Porta d'Italia". Il richiamato Disegno di Legge, già al vaglio delle Commissioni Parlamentari, non inquadra il perimetrato territorio omogeneo nella sola area metropolitana di Roma, ma anche nel contesto rivierasco e pedemontano del Viterbese. D'altronde, non è impedito da alcuna legge dello Stato definire nuovi alvei provinciali come sintesi di Comuni appartenenti a diverse Province preesistenti. Contrariamente, la Provincia di Barletta-Andria-Trani, gemmata da porzioni di territori precedentemente coordinati delle Province di Foggia e di Bari, oggi non esisterebbe». 

«Includere, inoltre, nel disegno di istituzione della Provincia Sibaritide-Pollino, Comunità come Mormanno, Laino Borgo, Laino Castello e Papasidero, contesti ricadenti lungo la valle del Lao e nel perimetro geografico del golfo di Policastro, è la palese conferma di quanto i pensatori della nuova Provincia del Nord-est calabrese, disconoscano persino le affinità territoriali legate ai punti cardinali. Quali dovrebbero essere gli interessi per delle Comunità che hanno il loro naturale centro servizi in Scalea di concorrere alla creazione di un ambiente che ingloberebbe aree joniche con contesti del Pollino interno? Quale sarebbe la convenienza per quei Comuni di spostarsi da una naturale linea di fondovalle che li armonizza alle realtà tirreniche e ai contesti Lucani per far parte di un territorio con cui non hanno alcun tipo di affinità? Basterebbe che i nostri Amministratori rispondessero a queste banali domande per comprendere quanto le loro bizzarre idee siano non soltanto fuori dal tempo, ma finanche fuori dalla storia e scollate dalla realtà geografica».

«Le delibere di Consiglio comunale a cui la proposta di istituzione della nuova Provincia fa riferimento, fanno capo a una serie di iniziative calate a ridosso di un intervallo storico compreso tra la fine degli anni '80 e il primo lustro degli anni '00. Tali delibere, nascevano per aderire all'idea di una Provincia della Sibaritide, poi diventata della Sibaritide-Pollino, con Capoluogo identificato nella località di Sibari in agro di Cassano all'Ionio. Nessun Comune ha mai partorito una delibera di adesione a una Provincia che abbia nella Città di Corigliano-Rossano il proprio riferimento amministrativo. La recente delibera della Consiglio comunale di Acri, oltretutto, si è ben guardata dall'individuare in Corigliano-Rossano il Capoluogo del nuovo Ente. Invero, si è limitata a caratterizzare geograficamente il contesto di perimetrazione, aggiungendo alla nomenclatura Sibaritide-Pollino il riferimento Sila Graeca. E, a ragione veduta, la stessa Assise di Corigliano-Rossano non ha mai pronunciato il termine Capoluogo durante tutta la celebrazione del Consesso. Con ogni probabilità, perché l'Amministrazione è consapevole che Corigliano-Rossano non è, né potrà mai essere, il solo riferimento di un territorio disomogeneo, disarticolato e manchevole di un fulcro d'area oggettivo e coerentemente funzionale a tutto il perimetro identificato. Non è un mistero, infatti, che il cardine dell'ambito del Pollino sia storicamente Cosenza che ha sempre inquadrato in Castrovillari la sua naturale succursale. Il contesto jonico, invece, si è sempre caratterizzato quale teatro di guerre campaniliste e fratricide tra le estinte realtà di Corigliano e Rossano e un non meglio identificato sentimento sibarita localizzato nella più generica e impalpabile frazione di Sibari. Quanto detto, ahinoi, restituisce anche una chiave di lettura in cui la mancata consapevolezza della nuova Città (Corigliano-Rossano) e lo sfidante processo di fusione intrapreso otto anni fa restino ancora abbondantemente incompresi e lontani da una realtà fattuale e di visione prospettica». 

«Il Disegno di Legge al vaglio del Parlamento e che entro la fine dell'anno dovrà portare alla reintroduzione del Suffragio Universale alla Province, non ha mai aperto alla possibilità di istituire nuovi Enti. Appare, oltretutto, anacronistico pensare che una Regione in cui la demografia risulta già risicata a giustificare ben 5 ambiti di secondo livello, possa esserci la possibilità di immaginare una sesta Provincia. D'altronde le proposte di istituzione di nuovi Enti in Italia, non hanno mai inquadrato le loro aspettative nella riforma di cui al titolo del presente paragrafo. Piuttosto, si è cercato di giustificare la creazione di nuovi Enti in una necessità dei territori, intesi come ambiti vasti. Vieppiù, in una più organica visione delle affinità e delle omogeneità territoriali per meglio armonizzare politiche comuni finalizzate al miglioramento di vita dei cittadini, inquadrati in un determinato contesto». 

«Se a Busto Arsizio, che già rappresenta il Comune più popolato dell'attuale provincia di Varese, si pensa a una fusione amministrativa con la dirimpettaia Gallarate, non lo si fa per ingigantire un Comune già demograficamente importante. Piuttosto, per ritagliare un ruolo in chiave regionale a una Città che sarebbe Capoluogo di un contesto importante e contestualmente inquadrata come uno dei principali ambiti urbani di una regione con oltre 10Ml d'abitanti. Se la Città di Spoleto ha avviato un percorso finalizzato alla creazione di un ambito provinciale che, partendo dalla Provincia di Terni, inquadri una nuova area vasta coordinata da due Capoluoghi (Terni e Spoleto), non lo sta facendo in funzione della riforma del sistema di voto alle Province, ma per creare un deterrente al centralismo perugino. Se Marsala, pur essendo il principale centro urbano della Provincia di Trapani, sta avviando rapporti di interlocuzione privilegiata con Mazara per creare un contraltare all'attuale Capoluogo nell'estrema porzione occidentale sicula, è perché risulta chiara la necessità che immaginare ambiti coerenti, demograficamente e territorialmente importanti, resta alla base di ogni tentativo di emancipazione sociale, amministrativa e politica». 

«Contrariamente alle ingiustificate spinte separatiste che, inconsapevoli delle omogeneità territoriali fra contesti contermini, inquadrano ambiti privi della benché minima logicità, partire da ambiti poco rappresentativi per costituire aree importanti e finalizzate a equiparare gli Enti esistenti sulle mappature geografiche, dovrebbe essere alla base dell'agire politico di chi si candida a guidare le Comunità». 

«L'idea progetto Magna Graecia, che mira alla creazione di un nuovo ambito provinciale calabrese sintesi dell'amalgama storica fra il contesto rivierasco e pedecollinare sibarita e crotoniate, inquadra nell'attuale composizione pentapolare gli Enti intermedi calabresi. Tuttavia, seppur a saldo zero per lo Stato, traccia una nuova perimetrazione territoriale che dal Lacinio lambisce la Lucania. Vieppiù, individua una ridefinita Provincia coordinata da un doppio Capoluogo che differentemente dall'idea Sibaritide-Pollino, non solo è dimensionata territorialmente, ma è proporzionata demograficamente rispetto i contesti consolidati. Non inficia, altresì, gli alvei di competenza delle Province storiche, ma ristabilisce un rapporto di pari dignità territoriale e giusto calibro della densità demografica rispetto le aree che fanno riferimento alla perimetrazione calabrese degli Enti intermedi ante '92. Ancora, pareggia lo scriteriato dimensionamento del rapporto di gettito attualmente esistente tra i contesti consolidati e le aree oggi ritenute marginali e periferiche di cui l'Arco Jonico è degno rappresentante; non solo rispetto la Calabria, ma relativamente il contesto Paese. Infine, l'amalgama di aree come il Marchesato, la Sila Graeca e il distretto federiciano rappresenterebbe la sintesi perfetta di ambiti a interesse comune. Territori inquadrati in un contesto omogeneo e affine in cui i due designati Capoluoghi e una serie di Centri intermedi lungo la costa, nonché i sistemi urbani di montagna (Acri - San Giovanni in Fiore), risulterebbero il riassunto ideale in chiave di comuni interessi e finalità d'azione politica espletata con criteri di sussidiarietà». 

«Avviare battaglie finalizzate alla risoluzione di vertenze storiche fra aree che condividono le stesse problematiche e le medesime mancate opportunità significherebbe scrivere una nuova narrativa per territori, spesso e volentieri, dimenticati dai rispettivi centralismi storici. Le Province non si costituiscono sulla base di inutili e effimere rivendicazioni dell'ufficietto, dettate da una macchiettistica demagogia oggi ampiamente superata. Piuttosto, dalla consapevolezza di disegnare rinnovate geometrie territoriali finalizzate a declinare un nuovo abecedario del deviato sistema spartitorio regionale. Se i tentativi di decentramento amministrativo non riusciranno a inverare la possibilità di consentire ad ambiti, da sempre posti al margine del potere decisionale, di sedersi al tavolo delle trattative senza ulteriori intermediari, la scelta di avviare processi separatisti si paleserà quale ennesimo carrozzone politico». 

«Il Comitato Magna Graecia ha fornito a titolo gratuito un'idea-progetto suffragata da dati sistematici e verità inconfutabili. Una rinnovata visione geopolitica, frutto di studi viscerali sulla geomorfologia degli ambiti Crotoniate e Sibarita. Tuttavia, se le nostre Classi Dirigenti, per ovvi limiti manifestati da visioni in cui si annaspa vistosamente a trovare una logica, dovessero necessitare di ulteriori chiarimenti elementari, magari coadiuvati dall'ausilio di disegnini esplicativi, ci doteremo anche di tali strumenti» conclude. 

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.