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Parte da Corigliano-Rossano la restaurazione a sinistra del Partito Democratico

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CORIGLIANO-ROSSANO – Il Pd di Corigliano-Rossano, in rotta di collisione con sé stesso, ha deciso di inviare una lettera alla Segretaria Elly Schlein con una richiesta: intervenire per rendere il partito in Calabria più accessibile dal punto di vista democratico ma anche e soprattutto maggiormente strutturato e organizzato

L’iniziativa, promossa da alcuni componenti (o ex componenti) del direttivo locale, si è poi tradotta in un’assemblea aperta che si è tenuta ieri presso l’ex delegazione comunale di Corigliano-Rossano. A riunirsi è «un gruppo di compagni» - così li ha definiti Sergio De Simone – accomunati da un sentimento di «profonda tristezza» sperimentata nel vedere il partito spegnersi a poco a poco a causa degli errori dirigenziali e programmatici commessi negli ultimi anni. Tra le personalità presenti in sala anche Giacomo Mancini e il sindaco di Castrovillari, Mimmo Lo Polito, insieme ad altri componenti dem e firmatari della mozione (Elio Bozzo, Palmira Cavallo, Gianfranco De Franco, Cosimo Esposito, Giuseppe Grano, Nuccia Grispo, Francesco Meringolo, Giuseppe Pirillo, Tonino Seminario, Pina Silvestri, Emilio Viafora). 

Dopo la disfatta alle ultime amministrative, che ha portato i dem al 3% a Corigliano-Rossano, si è reso necessario un momento di confronto su temi, visione e direzione che le realtà locali e regionali dovranno assumere per invertire la rotta. Un’occasione per rifondare il partito ma anche un punto di partenza per indagare le cause che hanno portato a questi drammatici risultati.

A pesare sono sicuramente le divisioni interne, i personalismi e le divergenze che questa struttura partitica continua a trascinarsi da tempo. La recente notizia delle dimissioni di buona parte del direttivo tramite una lettera alla federazione di Cosenza, ha segnato un punto di non ritorno.

L’obiettivo dell’iniziativa – ribadisce De Simone - è sostituirsi al partito «assente» rilanciando una proposta di rifondazione dal basso, che metta al centro gli ideali e il sano confronto. L’attacco – non troppo velato - è all’attuale dirigenza che non sembra rappresentare un riferimento chiaro e autorevole.

L’invito all’assemblea era, infatti, rivolto a simpatizzanti, iscritti, ex iscritti… insomma a tutti i delusi, eredi di una generazione «che ha vissuto appieno la militanza partitica». 

Allargando poi il campo alla realtà politica del paese, la preoccupazione cocente dei promotori dell’evento ha riguardato perlopiù i populismi e l’ideologia delle destre che minano i diritti mettendo a rischio la democrazia e trovando terreno fertile nel vuoto creato dalla sinistra nell’offrire risposte concrete ai bisogni dei cittadini e alla società composita di questo tempo. Un’incapacità interpretativa della realtà che è costata moltissimo ai partiti progressisti.

La speranza – secondo Giuseppe Tagliaferri – è che quanti sono intervenuti possano accogliere l’invito a rimettersi in gioco. «Come gruppo che abbraccia l’intera provincia di Cosenza – ha rimarcato - non vogliamo accettare passivamente quello che sta accadendo al Partito Democratico, a tutti i livelli. Avvertiamo la necessità di imprimere una svolta». Per Vittorio Ruscio «da quando sono spariti gli operai e il lavoro si è trasformato, la sinistra ha perso i soggetti del discorso politico». Lo sforzo dovrà essere dunque teorico: il partito dovrà coltivare questo aspetto tornando a «studiare». Abbandonare i massimi sistemi e tornare alla concretezza è, invece, la strada da intraprendere per Natale Graziano, una vera sfida da cogliere.

In definitiva, l'impressione è che alla sinistra manchi una capacità su tutte: la lettura del presente e la visione del futuro. L’ideologia continua a sostenere e foraggiare solo le battaglie per i diritti civili, meno quelle per i diritti sociali. A pesare è il vuoto ideologico che è finito per diventare il responsabile della perdita d'identità dopo la fine del comunismo e le trasformazioni globali. Ma anche la frammentazione e divisione interna, la difficoltà di rinnovamento, l’incapacità di dialogare con le masse popolari, la profonda crisi identitaria e la gestione delle alleanze con la destra.

La sinistra fatica, quindi, a rinnovarsi sia in termini di leadership che di idee. Le figure storiche del partito hanno spesso faticato a connettersi con le nuove generazioni e le loro esigenze. Il rinnovamento della classe dirigente è stato limitato, il partito – e più in generale la sinistra - ha avuto difficoltà ad attrarre un elettorato giovane, oltre a non riuscire a definire una proposta convincente per il futuro. Emblematica in tal senso è stata la composizione della platea: nessun giovane presente. In più, la scarsa chiarezza su temi centrali come la gestione dell’economia, le politiche migratorie e la sicurezza ha pesato e continua a pesare sulla proposta programmatica del partito. La difficoltà nel trovare una posizione coerente su questi temi ha contribuito a indebolire l’efficacia della sua azione politica, creando confusione anche tra i suoi elettori.

Sarà questa un’occasione per rimettere sul tavolo temi e proposte di rifondazione? Attenderemo i successivi risvolti.

Rita Rizzuti
Autore: Rita Rizzuti

Nata nel 1994, laureata in Scienze Filosofiche, ho studiato Editoria e Marketing Digitale. Amo leggere e tutto ciò che riguarda la parola e il linguaggio. Le profonde questioni umane mi affascinano e mi tormentano. Difendo sempre le mie idee.