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La marineria di Trebisacce: flotta naufragata

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Negli anni ’50 e forse anche prima, la marineria da pesca di Trebisacce era fiorente così come le industrie che vi prosperavano, quali il cementificio e la fabbrica di laterizi. Era il sistema marittimo che, prima dell’avvento della ferrovia, garantiva i traffici commerciali da Trebisacce al resto dell’Italia Jonica ed Adriatica. Un lungo pontile consentiva l’attracco di navi provenienti da Venezia e da Ancona per scaricare merci e caricare i prodotti dell’industria edilizia. La pesca, in quegli anni, era affidata ai pescherecci di Domenico Aino che garantiva lavoro a tante famiglie marinare. Oggi è tutta da riscrivere la storia della marineria peschereccia di Trebisacce così come da riscrivere è la storia del benessere economico che se ne è andato con la chiusura delle “fabbriche” del cemento e dei laterizi ed è oggi affidato al solo terziario. Ma questa è un’altra storia che prima o poi racconteremo. Dunque, concentriamoci sulla pesca marittima che oggi può contare su due motopescherecci, appartenenti alle famiglie storiche della marineria locale, quella dei Guttieri e dei Corvino, oltre ad una quindicina di unità da pesca a remi prettamente a conduzione familiare dei pochi veri pescatori rimasti: i Megale, i Folda, gli Amerise, i Garofalo e pochi altri distribuiti sul comprensorio costiero da Amendolara a Rocca Imperiale. La marineria di Trebisacce possiamo dire, a malincuore, che è “naufragata”. Infatti, punto di forza dell’economia ittica locale e della cultura marinaresca fino agli anni 90,  risorsa spontanea del sistema mare, sia a Trebisacce che nell’intero comprensorio dell’Alto Jonio non gode più di buona salute. L’attività di pesca a strascico, così come effettuata negli ultimi 30 anni, ha penalizzato nel tempo, non solo gli stessi pescatori ma anche e, soprattutto, l’indotto della piccola pesca quella artigianale, quella pesca che si effettuava solo ed esclusivamente con la forza delle braccia e della quale, come detto, rimangono poche barche armate e pochi pescatori impegnati nell’attività ittica. L’attività della pesca marittima nell’Alto Jonio, infatti, è subordinata alla tutela del mare, la cui pescosità è dovuta alla rete di riciclo alimentare prodotta dal “Banco di Amendolara”, vero cuore pulsante di tutte le attività di pesca. Le istituzioni di ogni ordine e grado dovrebbero impegnarsi a tutelare la “Secca di Amendolara”, straordinario patrimonio naturale. Bloccare la pesca a strascico da parte di pescherecci che alla Secca arrivano anche dalle marinerie di Trani e Molfetta, sarebbe un primo risultato per il rinascimento del mare. Il sindaco di Amendolara, Antonello Ciminelli, ha ottenuto un finanziamento per realizzare intorno alla Secca una barriera di massi che impedirebbero la pesca a strascico. Ciò comporterebbe una migliore risorsa macro-economica che gioverebbe a tutti. Ultima domanda: il pescato della marineria di Trebisacce dove va a finire? Il grosso, va sui mercati ittici capaci di acquistare tutto il pescato in poco tempo e pagarlo in contanti immediatamente. Il resto nelle pescherie locali. Il pescato delle barche a remi solitamente va a finire nei ristoranti della zona che aspettano il rientro delle barche e comprano in blocco il pescato.
Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.