Il Distretto Blu di Sybaris non è un sogno: ora il Nord-Est chiuda il cerchio
Otto comuni Bandiera Blu, cinque ancora da agganciare: l’arco jonico può diventare un modello nazionale. Corigliano-Rossano può fare da capofila, da chioccia per tutti i comuni
La notizia non è soltanto che Corigliano-Rossano ha conquistato la seconda Bandiera Blu, confermando Sant’Angelo e aggiungendo Schiavonea. La notizia vera è che la Calabria del nord-est ha davanti un’occasione strategica: trasformare una somma di riconoscimenti comunali in un progetto territoriale unico.
Oggi lungo questo arco di costa sventolano le Bandiere Blu 2026 di Corigliano-Rossano, Cariati, Villapiana, Trebisacce, Roseto Capo Spulico, Rocca Imperiale, Amendolara e Montegiordano. Per completare il disegno mancano Mandatoriccio, Pietrapaola, Calopezzati, Crosia e Cassano Jonio-Sibari. Sei, se si considera anche Scala Coeli, comune dell’entroterra con un affaccio a mare ancora totalmente selvaggio.
Ecco il punto: se questo cerchio si chiudesse, la Calabria del nord-est, Sybaris potrebbe candidarsi a diventare il vero Distretto Blu del turismo italiano. Un corridoio di circa 110 chilometri di costa da raccontare non più come una sequenza di marine separate, ma come un’unica grande destinazione sostenibile, accessibile, balneare, culturale e ambientale.
Una grande Bandiera Blu distesa sullo Jonio.
Non è retorica. È programmazione. Perché la Bandiera Blu può essere anche un metodo. Significa qualità delle acque, servizi, accessibilità, gestione ambientale, depurazione, raccolta, sicurezza, educazione alla sostenibilità. Ma significa anche avere un’idea di mare che non si esaurisce nella stagione balneare, ma diventa politica pubblica.
Ed è qui che Corigliano-Rossano può assumere un ruolo nuovo.
La città più grande dell’area, oggi premiata con due Bandiere Blu sui due lati del suo lungomare, può diventare il capofila naturale di questo processo. Non per comandare sugli altri comuni, ma per trainarli. Non con arroganza, ma con responsabilità. Non da primadonna, ma da città guida.
La terza città della Calabria oggi ha professionalità, competenze amministrative e tecniche, capacità progettuale e relazioni che molti piccoli comuni, soprattutto nell’area costiera della Sila Greca, spesso non riescono ad avere in modo stabile. Può aiutare a intercettare finanziamenti, costruire dossier, condividere buone pratiche, accompagnare percorsi di sostenibilità, supportare politiche ambientali, accessibilità, servizi, depurazione, mobilità lenta, fruizione del litorale.
Questo significa essere capofila.
Non è facenendo convegni sull’area vasta o, forse, anche perdersi in quella che è una discutibilissima rete turistica che dice tutto e niente e che già, solo dal naming scelto, dimostra voragini conoscitive su quella che deve essere una destinazione efficace.
Del resto, il turista ragiona proprio per destinazioni. Per esperienze. Per continuità. Per servizi. Per bellezza percepita in glocale.
E allora, per sviluppare quella che è una delle tante declinazioni di questo spazio-tempo che è la Calabria del nord-est, il mare, serve un patto blu tra comuni. Un tavolo tecnico permanente. Un’agenda condivisa per portare dentro il circuito Bandiera Blu anche tutti i comuni che mancano. A partire da Sibari che era, è e rimane l'unica destinazione possibile, non chiusa tra il Crati e il Ragannello ma tra il Sinni e il Nicà. Comune per comune, bisogna capire cosa manca, cosa finanziare, cosa migliorare, cosa rendere stabile. E questo può farlo solo Corigliano-Rossano.
È così che otto Bandiere Blu possono diventare tredici. È così che tredici comuni possono diventare un distretto. È così che 110 chilometri di costa possono smettere di essere una linea di costa e diventare parte di una destinazione esperienziale più grande.