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Qui stiamo perdendo anche la voglia di restare

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I numeri tracciati da Open Polis nel recentissimo report di marzo 2026 raccontano una Calabria del nord-est ancora giovane. Ma fermarsi alla percentuale dei minori rischia di essere un esercizio sterile se non si affronta il vero nodo: qui il problema non è più soltanto la mancanza di lavoro. È la progressiva perdita di tutto ciò che, storicamente, teneva le persone legate a questa terra.

Per decenni, anche in assenza di opportunità economiche, esisteva un collante forte. Un’appartenenza quasi viscerale. Il grande preside Giovanni Sapia, parlando della sua Rossano, la definiva “rossanesite”: una sorta di saudade identitaria, una “malattia” che impediva di andare via davvero. Si partiva, sì, ma con il pensiero fisso del ritorno. Il nostos, il rientro, non era un’eccezione ma una prospettiva naturale.

Oggi quella dimensione si sta sgretolando.

E questo è il passaggio più grave. Perché quando viene meno anche l’ancora identitaria, non resta più nulla a trattenere. I giovani crescono in un contesto che non offre lavoro, ma sempre meno offre anche qualità della vita. Servizi essenziali carenti, sanità fragile, mobilità insufficiente, connessioni deboli, spazi culturali ridotti, occasioni di socialità limitate. Il tempo libero si consuma spesso in un circuito chiuso, che difficilmente supera il perimetro di un bar o di una pizzeria e sempre più spesso è sopraffatto dalla violenza, dal bullismo e i rifugi sono quasi sempre alcol e droga.

Ecco perché, dentro questo scenario, parlare di incentivi o misure spot rischia di essere del tutto fuorviante. È condivisibile, a riguardo, l'obiezione sul “reddito di merito”, la misura varata dalla Regione Calabria per premiare gli universitari più meritevoli, sollevata dalla consigliera regionale del Partito Democratico Rosellina Madeo perché - dice  -i giovani calabresi non lasciano questa terra per mancanza di qualità nella formazione universitaria, ma per l’assenza di prospettive occupazionali stabili e adeguatamente retribuite.

È una lettura corretta, ma rischia di non essere ancora sufficiente.

Perché il tema oggi è doppio: da un lato manca un mercato del lavoro capace di assorbire e valorizzare le competenze; dall’altro si sta erodendo quel patrimonio immateriale – identitario, sociale, culturale – che per anni ha compensato le carenze strutturali. Perché quando viene meno anche questo, la scelta di partire smette di essere una necessità e diventa una conseguenza inevitabile.

La Calabria del nord-est continua a mettere al mondo figli. Ma sempre meno riesce a costruire le condizioni per farli restare. E senza giovani che scelgano di diventare adulti qui, nessuna percentuale demografica potrà mai bastare a garantire futuro.

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.