Cariati ritrova i suoi figli nel mondo: 23mila documenti diventano una grande mappa genealogica
Al Museo la seconda edizione de “L’emozione dell’identità” con Luigi Pantisano e il professor Alberto Montesanto. Migrazioni, memoria e intelligenza artificiale si incontrano per dare impulso al turismo delle radici
CARIATI - Un incontro denso di contenuti, riflessioni e prospettive, la seconda edizione di L’emozione dell’identità, evento territoriale dedicato ai Calabresi nel Mondo e al Turismo delle Radici, che si è svolto presso il Civico Museo del Mare, dell’Agricoltura e delle Migrazioni di Cariati ed ha avuto come ospiti speciali due illustri cariatesi: l’architetto urbanista Luigi Pantisano, già deputato al Buntestag e oggi copresidente nazionale del partito Die Linke della sinistra tedesca, e il professor Alberto Montesanto, docente di Genetica all’Università della Calabria, che ha elaborato algoritmi di AI per la ricostruzione della rete genealogica di intere comunità, tra cui quella di Cariati.
La manifestazione, centrale nel programma culturale “Un’estate al Museo”, che è parte integrante dell’Estate Cariatese 2026, ha infatti lo scopo di rinsaldare il legame identitario, affettivo e culturale con i calabresi che vivono nel mondo e i loro discendenti; di condividere idee, esperienze e progetti e di creare presupposti per incentivare i flussi turistici dei viaggi di ritorno.
L’esperienza “emozionante” dell’andare e del tornare, ha affermato in apertura la Direttrice del Museo, nonché ideatrice dell’evento Assunta Scorpiniti, va vista come processo culturale che trasforma l’identità, i valori e le possibilità di chi parte, di chi resta, delle comunità di origine e di quelle di accoglienza, offrendo opportunità di reciproco arricchimento.
A testimoniarlo, le storie di tanti presenti fra il pubblico intervenuto: rappresentanti delle comunità italiane di Germania, italodiscendenti provenienti da Argentina e Stati Uniti, come la famiglia DePhillips, rappresentanti di cittadini e associazioni calabresi attive nel Nord Italia, come i Cariatesi a Milano; di professionisti affermatisi fuori regione, come il prof. Giuseppe Abbritti, già Direttore dell’Istituto di Medicina del Lavoro dell’Asp di Perugia; giovani che studiano o lavorano all’estero; responsabili di portali social dedicati.
Tutti loro, insieme a Pantisano e Montesanto, sono stati salutati con affetto e stima dal Sindaco di Cariati Cataldo Minò, che ha presenziato all’incontro insieme alla Delegata alla Cultura Alda Montesanto e al Delegato ai Turismi Antonio Scarnato.
L’intervento di Luigi Pantisano, figlio di cariatesi emigrati negli anni Sessanta/900 in Germania, non ha deluso le aspettative. A partire dalla storia familiare e personale, e dall’orgoglio di essere “un cariatese che parla il dialetto dei nonni, quello che qui non parlano più”, Pantisano si è soffermato sulle possibilità offerte alla sua generazione di italiani di Germania dal lavoro incessante e dal sacrificio dei padri, delle madri, delle intere famiglie; del suo sentimento verso la Calabria, dell’identità “plurale” che convive dentro di lui, della sua convinzione che tutti gli immigrati di Germania (un terzo della popolazione), “sono parte centrale, importante della società”.
Sono le storie familiari e spesso di discriminazione, “quelle che ci portiamo dentro, a renderci combattenti negli Stati in cui viviamo”, ha detto, sottolineando che sono sempre più i figli degli emigrati che prendono posizione nella società e occupano ruoli di rilievo, “ma il fatto che dopo 70 anni di emigrazione italiana in Germania, io sia il primo presidente nazionale di un partito con origine italiana dimostra che c’è ancora cammino da fare”.
Importante, a suo avviso, capire le ragioni profonde della migrazione: “Quelli che vengono con le barche sul Mediterraneo e ci muoiono, o vengono in Europa per un altro futuro non sono diversi dai nostri genitori, che hanno ricostruito la Germania e hanno contribuito a renderla potente, aiutando anche i paesi d’origine”. L’emigrazione, ha detto infine, è una potenzialità per lo sviluppo, non un problema, come la mancanza di abitazioni, ospedali, infrastrutture, trasporti, “che ci sono a prescindere dalla presenza degli immigrati e che spetta alla politica risolvere”.
Della migrazione come opportunità e della ricerca genealogica, che è di grande incentivo al Turismo delle Radici, ha parlato anche il professor Alberto Montesanto, nel suo interessante intervento, molto apprezzato dal pubblico, di presentazione del Portale Genealogico del Comune di Cariati, creato dai ricercatori del Laboratorio Unical da lui diretto, a seguito, ha spiegato, di una specifica richiesta da parte del Museo, che accoglie tanti italodiscendenti desiderosi di connettersi con le origini, e soprattutto di uno specifico accordo di collaborazione stabilito tra il Comune e il Dipartimento universitario di Genetica. Il portale, accessibile a tutti con un semplice motore di ricerca, è il risultato, ha spiegato inoltre il professore, di uno studio partito nel 2011 da un progetto sulla longevità e le malattie genetiche, giunto all’attenzione internazionale, che successivamente, attraverso l’ausilio dei software e degli algoritmi di intelligenza artificiale elaborati, ha permesso l’informatizzazione di circa 23 mila documenti presenti negli archivi di stato civile e parrocchiali, di creare le relazioni di partentela, quindi gli alberi genealogici dei cittadini, mettendo anche a disposizione tantissimi dati sulla natalità, la mortalità, i cognomi, la frequenza dei matrimoni, attività di persone come una levatrice operante a Cariati tra il 1867 e il 1908 che fece nascere 341 bambini…
Sul tema è intervenuta Nella Leo, la referente zonale di Italea Calabria, il programma del Ministero degli Affari Esteri dedicato alla promozione del Turismo delle Radici, con parole di grande apprezzamento per il lavoro svolto dal genealogista, e dal museo, in costante impegno culturale sulle migrazioni, “che ci rendono testimoni dell’emozione dell’identità sentita in tanti ritorni”.
Durante l’incontro, oltre ai contributi di vari testimoni, e una dedica alla giovane calciatrice italo-tedesca Noemi Gentile, due significativi momenti: quello dedicato alla Giornata del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo, istituita dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel ricordo della tragedia di Marcinelle, avvenuta l’8 agosto 1956, con la lettura da parte del professor Luigi Fazio del racconto “Noi che avevamo la faccia nera”, pubblicato nel 2005 nel volume “Marcinelle” dell’ANFE, e quello di omaggio ai “pionieri” dell’emigrazione cariatese in Germania, attraverso il filmato “L’altra Calabria altrove” realizzato qualche anno fa da Sky Tg 24.
Al termine, il Sindaco Minò ha omaggiato gli ospiti con il gagliardetto comunale e la Direttrice del Museo con le sue pubblicazioni sulle storie e la gente di Cariati.