Da Rossano al Bixiga, cento anni dopo: l’Achiropita apre il ponte istituzionale con San Paolo
È iniziata la missione di Corigliano-Rossano in Brasile per il centenario della più grande festa italiana dell’America Latina. Primo incontro con il Console generale Mauro Campanella. Stasi: «Ora trasformiamo le radici comuni in opportunità»
SAN PAOLO DEL BRASILE – Prima erano emigranti. Oggi sono due comunità che provano a ritrovarsi e, soprattutto, a costruire qualcosa insieme. È cominciata da Bixiga, nel cuore di San Paolo, la missione istituzionale di Corigliano-Rossano in Brasile, la prima ufficiale mai avviata fino ad ora, nel fine settimana che chiuderà il centenario della Festa di Nossa Senhora Achiropita.
Non è una visita protocollare qualsiasi. Perché qui, a oltre novemila chilometri dalla Calabria, l’Achiropita non è soltanto sopravvissuta alla traversata oceanica dei rossanesi partiti tra Otto e Novecento: è diventata patrimonio di un intero quartiere, della comunità italiana di San Paolo e, ormai, della stessa identità culturale della metropoli brasiliana.
La 100ª Festa di Nossa Senhora Achiropita, nata nella forma attuale nel 1926, è riconosciuta come una delle più importanti manifestazioni della cultura italiana in Brasile e oggi è a tutti gli effei la più grande festa italiana dell’America Latina. Per tutto agosto le strade Treze de Maio, São Vicente e Doutor Luís Barreto sono state occupate da celebrazioni, gastronomia, musica e attività sociali sostenute da oltre 1.200 volontari. Questo, sabato 29 e domenica 30 agosto, è il fine settimana conclusivo del centenario.

Da emigranti economici a una comunità che ha lasciato il segno
È proprio da qui che parte il ragionamento del sindaco Flavio Stasi, arrivato a San Paolo insieme ai consiglieri comunali Piero Lucisano, Lidia Sciarrotta, Salvatore Tavernise e Giuseppe Fusaro.
Con loro c’è anche la delegazione diocesana guidata dall’arcivescovo Maurizio Aloise, con l’arciprete della Cattedrale e del Capitolo dell’Achiropita don Pietro Madeo e don Pasquale De Simone.
Stasi riporta la vicenda alle sue origini, quando alla fine dell’Ottocento uomini e donne del territorio lasciavano la Calabria «alla ricerca del pane con cui sfamare i propri figli».
«Oggi si sarebbero chiamati migranti economici», scrive il sindaco. Una parte di quei rossanesi arrivò proprio a San Paolo e si stabilì nel Bixiga, portando con sé la devozione verso la Vergine Achiropita.

La storia documentata dalla stessa comunità brasiliana racconta che già nel 1908 un’immagine della Madonna veniva venerata nella casa di João Falcone, in Rua Treze de Maio. Attorno a quel culto nacquero celebrazioni, raccolte di fondi e successivamente la chiesa che ancora oggi costituisce il cuore religioso del quartiere.
Il resto lo ha fatto un secolo di integrazione. Bixiga ha assorbito quella devozione calabrese e l’ha mescolata alla propria storia. L’Achiropita è diventata festa italiana, brasiliana, popolare e soprattutto solidale: i proventi finanziano ancora oggi servizi rivolti a bambini, anziani, persone senza dimora, giovani e persone in condizioni di fragilità.
Ma quello che stupisce è che, per numeri, la festa dell'Achiropita in Sud America è molto più importante di quella che oggi rimane a Corigliano-Rossano, nel cuore del centro storico bizantino.
Il primo incontro con il Console generale Mauro Campanella
Dopo la visita al quartiere del Bixiga, il primo appuntamento istituzionale della delegazione è stato con il Console generale d’Italia a San Paolo, Mauro Campanella, insediatosi lo scorso 30 luglio.
Un incontro giudicato molto positivo dalla delegazione rossanese, che ha trovato nel nuovo rappresentante diplomatico italiano un interlocutore interessato soprattutto alla possibilità di trasformare i rapporti culturali in iniziative concrete. Ed è questo, del resto, il salto che Corigliano-Rossano intende provare a compiere.
Non limitarsi a celebrare una storia bellissima. Usarla.

Dalla devozione alla cooperazione
Stasi anticipa infatti che il Comune di Corigliano-Rossano e l'amministrazione di San Paolo hanno deciso di lavorare a un programma strutturato di cooperazione, partendo proprio dalle radici comuni.
«Dopo tanti confronti, abbiamo deciso di sugellare questo legame», spiega il sindaco. «In questi giorni, su invito dell’Amministrazione di San Paolo, lavoreremo per concretizzare un programma di cooperazione strutturato, che parte dalle radici comuni ed ha l’obiettivo di costruire opportunità per la nostra gente».
E c’è già una prima iniziativa.
Nei primi giorni di settembre alcuni giovani del quartiere Bixiga saranno a Corigliano-Rossano, primo tassello operativo di un rapporto che l’Amministrazione vorrebbe far crescere sul terreno degli scambi culturali, sociali e istituzionali.
È probabilmente questa la parte più interessante dell’intera missione.
Perché un gemellaggio emotivo esiste già da più di un secolo. Non c’era bisogno di attraversare l’Atlantico per inventarlo.
Il problema, semmai, era trasformarlo in relazione stabile.
Nella chiesa dove Rossano non sembra così lontana
La delegazione ha poi raggiunto la Chiesa di Nossa Senhora Achiropita, in Rua Treze de Maio, dove è custodita la statua venerata dalla comunità e attorno alla quale si è sviluppata questa lunghissima storia di fede e appartenenza.
Per chi arriva da Rossano il cortocircuito è inevitabile: una Madonna che porta lo stesso nome, una devozione nata dall’altra parte dell’oceano attraverso uomini e donne partiti dalla propria terra, un quartiere brasiliano che ancora oggi pronuncia Achiropita come parte della propria identità.
«Può sembrare difficile da credere, ma l’emozione che si prova entrando in questo quartiere, dopo aver attraversato migliaia di chilometri, è inspiegabile», racconta Stasi. E nelle prossime ore quell’emozione diventerà ancora più visibile.
Bixiga si prepara infatti all’ultimo grande fine settimana della centesima edizione. Sabato la festa tornerà a riempire le strade, mentre domenica 30 agosto è prevista la solenne chiusura del centenario, con l’immagine dell’Achiropita portata nuovamente tra la comunità prima dell’omaggio conclusivo davanti alla chiesa.
Il ponte esisteva già. Ora bisogna percorrerlo
Insomma, c’è qualcosa di straordinario in questa storia. Alla fine dell’Ottocento Rossano esportava uomini e donne perché non riusciva a garantire loro un futuro. Quegli uomini e quelle donne sono arrivati dall’altra parte del mondo e, invece di recidere il filo, lo hanno reso abbastanza resistente da attraversare più di un secolo.
Oggi Corigliano-Rossano torna a San Paolo non per cercare il pane, ma per tentare di costruire relazioni. E forse è proprio questa la parte che merita di essere raccontata oltre la liturgia delle visite istituzionali.
Perché l’Achiropita ha già compiuto il suo più grande miracolo tenendo aperto per cento anni il ponte tra Rossano e i suoi figli emigrati a San Paolo.
Adesso tocca alla politica capire se su quel ponte saprà far viaggiare, oltre alla memoria, anche persone, cultura e opportunità.