Calabria bruciata, ma la caccia parte a settembre. Il Gruppo Adorno: «Fermate il calendario»
L’associazione chiede alla Regione di sospendere l’attività venatoria dopo un’estate segnata da caldo, siccità e incendi. Preapertura dal 2 settembre per alcune specie, mentre il TAR ha già bloccato cautelarmente quella al colombaccio
CATANZARO – Sospendere la caccia in Calabria per consentire alla fauna selvatica di riprendersi dopo un’estate caratterizzata da temperature estreme, siccità e incendi. È la richiesta avanzata dal Gruppo Adorno, che accusa la Giunta regionale di non aver adeguato il calendario venatorio alle condizioni ambientali eccezionali registrate sul territorio.
Secondo l’associazione, gli incendi avrebbero distrutto habitat, compromesso l’attività riproduttiva di numerose specie e ridotto la disponibilità di acqua e alimenti. Non sono però forniti censimenti capaci di quantificare gli animali morti o l’effettiva riduzione delle singole popolazioni.
La gravità della stagione degli incendi è documentata dai dati disponibili. Il 22 luglio i Vigili del fuoco avevano registrato in Calabria 164 interventi conclusi e altri 26 ancora in corso nell’arco di 24 ore. Il direttore regionale Maurizio Lucia aveva descritto una situazione particolarmente impegnativa, aggravata dalle elevate temperature e dalla vegetazione secca.
Un’elaborazione di Legambiente basata sui dati Effis-Copernicus aveva censito, dal primo gennaio al 15 luglio, 179 incendi e 1.940 ettari percorsi dal fuoco. Il bilancio era ancora provvisorio e precedente ai roghi più estesi della seconda metà di luglio.
Il Gruppo Adorno giudica fallimentare la campagna regionale “Tolleranza zero contro gli incendiari” e sostiene che prevenzione, spegnimento e repressione non siano stati sufficienti. Si tratta di una valutazione politica dell’associazione: per attribuire responsabilità specifiche alla Protezione civile o alla Giunta sarebbe necessario confrontare mezzi disponibili, tempi d’intervento, condizioni operative e risultati dell’intera campagna antincendio.
Al centro della contestazione c’è il calendario venatorio calabrese 2026-2027, approvato dalla Giunta il 21 luglio. Il provvedimento prevede alcune giornate di preapertura nel mese di settembre, mentre l’apertura generale della stagione è fissata al 20 settembre e la chiusura al 31 gennaio 2027.
Il 2 settembre la preapertura resta prevista per gazza e cornacchia grigia. La caccia al colombaccio, inizialmente autorizzata nella stessa giornata, è stata invece sospesa in via cautelare dal presidente del TAR Calabria.
Il decreto del giudice amministrativo riguarda esclusivamente il colombaccio e soltanto la giornata del 2 settembre. Nella stessa data è fissata l’udienza collegiale chiamata a esaminare la richiesta cautelare relativa alle successive giornate di preapertura. Non è stato quindi sospeso l’intero calendario venatorio.
Il Gruppo Adorno ricorda la legge nazionale 157 del 1992, secondo la quale la fauna selvatica appartiene al patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità. La stessa legge consente alle Regioni di vietare o ridurre la caccia in presenza di particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche.
La norma attribuisce dunque alla Regione il potere di intervenire. Stabilire se, nelle condizioni attuali, tale facoltà si sia trasformata in un obbligo giuridico richiede però una valutazione tecnica e amministrativa: non discende automaticamente dalla sola presenza di caldo e incendi.
L’associazione contesta inoltre il mancato accoglimento di diverse indicazioni contenute nel parere dell’Ispra, tra le quali una maggiore cautela sulle preaperture e sulle date riguardanti alcune specie. Il parere scientifico dell’Istituto è obbligatorio ma non vincolante; la Regione può discostarsene, purché fornisca motivazioni tecniche adeguate. Il parere e la relazione regionale sono pubblicati insieme alla deliberazione sul portale istituzionale.
Nel mirino del Gruppo Adorno finiscono anche la consistenza dei controlli contro il bracconaggio e la mancanza, a suo giudizio, di dati regionali sufficienti sull’attività illegale. L’associazione chiede che la tutela della fauna prevalga sulle aspettative del mondo venatorio e solleva anche un problema di sicurezza, considerando che nei primi giorni di settembre la stagione turistica è ancora in corso.
La protesta si estende infine al disegno di legge nazionale S.1552, noto come “Ddl Malan”, che modifica la legge 157/1992. Il testo è stato approvato dal Senato il 23 giugno con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astensioni ed è passato alla Camera. Non è dunque ancora una legge in vigore.
Il Gruppo Adorno considera la riforma troppo favorevole alle richieste dei cacciatori e invita gli elettori contrari alla caccia a far pesare la propria posizione alle prossime elezioni politiche.
Al di là dello scontro politico, resta una questione concreta: stabilire, sulla base di monitoraggi aggiornati, quali conseguenze abbiano prodotto incendi e siccità sulle popolazioni selvatiche. È su questi dati che dovrebbe poggiare la decisione se confermare, limitare o sospendere la stagione venatoria.