Amicarelli fuori dalla Giunta per lo strappo con Futuro Nazionale. Da Castrovillari: «Atto pericoloso»
Il Comitato 220 contesta la decisione del sindaco Mario Murone e parla di libertà politica violata. Ma la revoca è motivata con la rottura del rapporto fiduciario e della coesione nella maggioranza
CASTROVILLARI – La revoca di Donatella Amicarelli dalla Giunta di Lamezia Terme è diventato tema di scontro politico oltre i confini della città. Il Comitato numero 220 di Castrovillari esprime solidarietà all’ex assessora e accusa il sindaco Mario Murone di aver colpito la libertà di pensiero e di appartenenza politica.
A intervenire è il referente Eugenio Salerno, che definisce il provvedimento «pericoloso» e richiama gli articoli 49 e 51 della Costituzione, relativi alla partecipazione politica e all’accesso alle cariche pubbliche.
Amicarelli era entrata in Giunta il 27 marzo, ricevendo le deleghe ad Ambiente, verde pubblico, agricoltura, manutenzione ordinaria, riqualificazione delle periferie e randagismo. A giugno aveva aderito, insieme a due consiglieri comunali, a Futuro Nazionale, il movimento guidato da Roberto Vannacci.
La revoca, disposta con il decreto sindacale numero 10 del 26 agosto 2026, ha efficacia immediata. Le deleghe sono tornate temporaneamente al sindaco, in attesa della nomina di un nuovo componente dell’esecutivo. Nel provvedimento Murone fa riferimento alle manifestazioni pubbliche di Futuro Nazionale e la sua «irreversibile rottura» con il Governo nazionale e con i partiti del centrodestra, la stessa coalizione che sostiene l’Amministrazione lametina.
Il sindaco considera inoltre il programma del movimento incompatibile con l’azione della maggioranza e parla di tensioni ormai insanabili. La decisione non viene motivata con contestazioni sulla correttezza professionale di Amicarelli, ma con il venir meno della fiducia politica e della coesione necessaria a realizzare il programma amministrativo).
Il Comitato 220 legge invece il provvedimento come una sanzione per le idee espresse dal nuovo partito. «Siamo di fronte a una pericolosissima limitazione della libertà di ognuno di noi – sostiene Salerno – che rischia di sconfinare nella perdita progressiva della democrazia».
La nota mette in relazione la scelta del sindaco con il clima politico regionale e con la contrapposizione tra il presidente Roberto Occhiuto e il progetto di Vannacci.
Il Comitato arriva a definire l’atteggiamento «dittatoriale», una valutazione politica molto dura che non equivale però a un giudizio sulla legittimità amministrativa del decreto.
Sul piano giuridico, infatti, la carica di assessore nasce da un rapporto fiduciario con il sindaco. La giurisprudenza amministrativa riconosce al primo cittadino un’ampia discrezionalità nella revoca, che può poggiare anche su valutazioni di opportunità politica, purché il provvedimento sia motivato e comunicato al Consiglio comunale. Il giudice può controllarne la legittimità, ma non sostituirsi alle valutazioni politiche del vertice dell’ente.
La libertà di aderire a un partito resta pienamente tutelata. Diversa è la pretesa di conservare un incarico fiduciario all’interno di una Giunta sostenuta da una coalizione con la quale si è aperta una rottura politica. Se il decreto abbia rispettato tutti i requisiti previsti potrà essere valutato nelle sedi competenti, qualora venga impugnato.