Ombrelloni abusivi e spiagge occupate, Stasi tira dritto: «Chi cerca questo turismo cambi zona»
Guardia Costiera e Polizia locale liberano tratti del litorale: interessati circa 400 ombrelloni e 300 tra lettini, sedie e sdraio. Il sindaco replica alle proteste: «La spiaggia pubblica è di tutti, non di nessuno».
CORIGLIANO-ROSSANO – Ombrelloni lasciati sulla sabbia per giorni, gazebo trasformati in presìdi permanenti e perfino blocchi di cemento interrati per assicurarsi il posto vicino al mare. Le operazioni condotte sul litorale da Guardia Costiera e Polizia locale hanno aperto una bagarre a Corigliano-Rossano, dividendo cittadini e frequentatori delle spiagge.
A intervenire è il sindaco Flavio Stasi, che difende senza esitazioni la rimozione delle attrezzature lasciate abusivamente sull’arenile e risponde alle proteste apparse sui social. «Se c’è chi sceglie il nostro territorio per la “libertà” di occupare abusivamente le spiagge, è il momento che cambi zona - afferma -. Questo tipo di turismo non serve al nostro sviluppo, anzi».
Secondo i numeri riferiti dal primo cittadino, gli interventi avrebbero interessato circa 400 ombrelloni, oltre 200 dei quali concentrati in una sola area, e circa 300 tra lettini, sedie e sdraio, oltre a veri e propri gazebo. Il dato più significativo riguarda le modalità utilizzate per rendere stabile l’occupazione: diversi ombrelloni, sostiene Stasi, non sarebbero stati semplicemente piantati nella sabbia, ma fissati a blocchi di cemento interrati. Una forma di appropriazione dello spazio pubblico che, ha rimarcato il sindaco, impediva ad altri bagnanti di utilizzare liberamente la spiaggia.
Alle contestazioni pubbliche, il primo cittadino contrappone i messaggi ricevuti da numerosi cittadini, soddisfatti di aver trovato al mattino arenili finalmente accessibili, senza file di ombrelloni chiusi e attrezzature lasciate da giorni per “prenotare” i posti migliori.
«Immaginate un potenziale turista che si affaccia su una delle nostre spiagge alle otto del mattino e trova una distesa di ombrelloni chiusi, sdraio e gazebo. Voi che fareste al suo posto?», domanda Stasi.
Il sindaco riconosce che le località marine della città presentano numerose altre criticità, dalla pulizia alla gestione delle acque fino ai servizi. Respinge però l’idea che questi problemi possano giustificare l’occupazione permanente dell’arenile.
«L’occupazione abusiva della spiaggia non è una compensazione - sottolinea -. È il problema numero 1001. Spiaggia pubblica non significa spiaggia di nessuno, da poter comprare piazzando un blocco di cemento e un ombrellone. Significa spiaggia di tutti, che deve restare fruibile a tutti allo stesso modo».
Poi conclude: «Non vorrei che qualcuno abbia pensato di meritare delle scuse perché gli sono stati sottratti degli ombrelloni di notte, è il contrario. È chi ha occupato ABUSIVAMENTE la spiaggia pubblica a dover chiedere scusa anche a chi, di notte, piuttosto di riposare con la famiglia, è stato costretto, facendo il proprio dovere, ad intervenire per ripristinare la fruibilità delle spiagge. Il 95% di cittadini e visitatori conosce, condivide e sostiene questo principio. Al restante 5% consiglio di adeguarsi, portando tutte le proprie cose sulla spiaggia la mattina, godendosi il nostro splendido mare e riportando tutto a casa o in macchina la sera, perché le spiagge sono di tutti, non di nessuno».