Cassano, la guerra dei conti non si spegne. Mungo sfida La Regina: «Mostri l’atto sul risanamento»
L’ex assessore al Bilancio contesta la rappresentazione di un Comune da salvare e cita il Rendiconto 2025: «Accantonamenti e fondi vincolati non sono un disavanzo». Ora chiede documenti e pareri ufficiali
CASSANO JONIO - La tregua social è durata qualche giorno, ma la battaglia politica sui conti del Comune di Cassano all’Ionio resta aperta. A riaccenderla è Antonino Mungo, commercialista, revisore dei conti ed ex assessore al Bilancio della giunta Papasso, che torna a contestare la linea dell’attuale amministrazione e rivolge all’assessore La Regina una richiesta precisa: indicare l’atto ufficiale che certificherebbe la necessità di un risanamento finanziario.
Mungo sostiene di aver atteso che si abbassassero i toni della polemica tra maggioranza e opposizione. Ma considera ancora inevasa la domanda posta nei precedenti interventi: esiste un disavanzo, uno squilibrio strutturale, un parere dei revisori o una deliberazione che descriva formalmente Cassano come un Comune da risanare?
«Non chiedo un’altra replica – afferma –. Chiedo i documenti che dimostrino quanto viene affermato».
L’ex assessore prende atto della decisione di La Regina di non proseguire il confronto pubblico, ma interpreta questa scelta come una mancata risposta nel merito. La sua contestazione non riguarda l’esistenza di somme accantonate o vincolate, bensì il significato politico attribuito a quei dati.
Secondo i numeri richiamati da Mungo, il Rendiconto 2025 presenta un risultato di amministrazione pari a circa 39,7 milioni di euro, dei quali circa 36 milioni accantonati tra fondi obbligatori, vincoli e altri strumenti prudenziali. Una quota consistente dell’avanzo, dunque, non sarebbe liberamente utilizzabile.
Per l’ex amministratore, tuttavia, questo dato non dimostrerebbe l’esistenza di un “buco”. Gli accantonamenti, i vincoli e il Fondo crediti di dubbia esigibilità rappresentano infatti strumenti previsti dalla contabilità armonizzata per proteggere gli equilibri dell’ente e tenere conto delle entrate di difficile riscossione.
«Un accantonamento non è un buco di bilancio; un vincolo non è un disavanzo; il Fondo crediti di dubbia esigibilità non è una passività dell’Ente», sottolinea Mungo.
L’ex assessore ricorda che le regole introdotte dal decreto legislativo 118 del 2011 vengono applicate a Cassano dal 2015 e rivendica il lavoro svolto nei dieci anni dell’amministrazione Papasso: costituzione dei fondi obbligatori, controllo degli equilibri, rafforzamento delle entrate e contrasto alla morosità.
Nella ricostruzione di Mungo trovano spazio anche le decisioni assunte durante quella stagione amministrativa: dall’introduzione dell’addizionale comunale all’affidamento esterno della riscossione coattiva, passando per servizi sociali, opere pubbliche, anticipazioni sui SAL e il rafforzamento dell’organico con circa 130 unità, tra stabilizzazioni e nuove assunzioni. Risultati che, sostiene, sarebbero stati raggiunti mantenendo gli equilibri di bilancio.
Anche sul tema dei debiti fuori bilancio, l’ex assessore invita a non trarre conclusioni automatiche. La loro presenza, osserva, non coincide necessariamente con uno stato di dissesto o con uno squilibrio strutturale: per sostenere il contrario servirebbero riscontri contabili e valutazioni ufficiali.
Quelli esposti da Mungo restano dati e interpretazioni inseriti in un duro confronto politico. Nel materiale diffuso non è riportata una nuova replica dell’Amministrazione né la documentazione invocata dall’ex assessore. Proprio la pubblicazione degli atti potrebbe spostare la discussione dal terreno delle accuse reciproche a quello della verifica contabile.
«Il Comune di Cassano all’Ionio non aveva bisogno di essere salvato – conclude Mungo –. Aveva, e ha, bisogno di essere amministrato».
La polemica, dunque, non si chiude. Ma adesso la sfida lanciata all’Amministrazione è circoscritta e verificabile: mettere sul tavolo rendiconti, pareri e deliberazioni. Perché sui conti pubblici la politica può scegliere le parole, ma sono gli atti a stabilire quale racconto regge davvero.