Lo «tsunami» annunciato da Senise travolge Forza Italia: dopo 30 anni lascia gli azzurri e va con Vannacci
Prima i post sibillini – «Tsunami in arrivo oggi», «Terremoto in Forza Italia» – poi lo strappo. L’ex sindaco di Cassano e dirigente forzista rompe con il partito e aderisce a Futuro Nazionale: «Prevalgono personalismi e appartenenze ai notabili»
CASTROVILLARI – Lo aveva annunciato sui social quasi come il trailer di un terremoto politico: «Tsunami in arrivo oggi». Poi ancora riferimenti a un «terremoto in Forza Italia». Mancava soltanto capire dove sarebbe arrivata l’onda.
Adesso si sa.
Roberto Senise lascia Forza Italia dopo oltre trent’anni e aderisce a Futuro Nazionale, il progetto politico che fa riferimento al generale Roberto Vannacci. E, soprattutto, prima di andarsene consegna agli azzurri cosentini un documento che ha molto poco della lettera di commiato e parecchio dell’atto d’accusa.
Lo “tsunami”, insomma, non era solo comunicazione social. È una rottura politica costruita mettendo in fila gestione provinciale, candidature, meritocrazia, rapporti interni e quello che Senise definisce apertamente il sistema del «notabile di riferimento».
Trent’anni di Forza Italia chiusi sbattendo la porta
L'ex sindaco di Cassano Jonio rivendica una storia dentro Forza Italia che parte praticamente dalla nascita del partito. Ricorda incarichi amministrativi, esperienze in Consiglio comunale e provinciale e, da ultimo, il ruolo di commissario comunale di Castrovillari.
È proprio sul dato elettorale che costruisce una delle prime stoccate: sostiene di aver contribuito a portare Forza Italia localmente da circa il 5% a oltre il 23%, risultato che utilizza per sottolineare il proprio radicamento e il lavoro svolto per gli azzurri.
Poi parte il conto.
Secondo Senise, il Comitato provinciale praticamente non si riunirebbe, gli organismi dirigenti verrebbero coinvolti soprattutto quando arrivano le elezioni e il dialogo con iscritti e amministratori sarebbe diventato sempre più debole.
La diagnosi è impietosa: meno partito, più correnti; meno confronto, più personalismi.
Castrovillari, quella candidatura a sindaco che Senise non ha mai digerito
Nel lungo addio agli azzurri c’è un capitolo che pesa più degli altri: le ultime elezioni comunali di Castrovillari.
Senise sostiene che la volontà prevalente tra iscritti e dirigenti locali di Forza Italia sia stata ignorata nella scelta del candidato sindaco, con il risultato di ridimensionare il peso politico del partito.
E dipinge una scena quasi paradossale del centrodestra cittadino: Forza Italia e Fratelli d’Italia che si rimpallano la candidatura, ciascuno sostenendo che dovesse essere l’altro partito a indicare il nome.
Una situazione che Senise definisce sostanzialmente assurda: mentre altrove i partiti litigano per esprimere il candidato sindaco, a Castrovillari – nella sua ricostruzione – sembravano quasi contendersi il diritto di non farlo.
Forza Italia, scrive, avrebbe così rinunciato ad esercitare un ruolo da protagonista nonostante disponesse, a suo giudizio, di figure con esperienza e consenso.
«Conta il notabile di riferimento»
Ma il colpo più duro arriva quando il discorso si sposta dalla singola vicenda elettorale al modello di partito.
Senise contesta incarichi assegnati, a suo giudizio, a persone mai passate dal giudizio degli elettori, mentre sarebbero stati messi in secondo piano curriculum politico, consenso e risultati ottenuti sul campo.
Racconta poi di essersi trovato in una situazione che definisce paradossale: pur avendo sostenuto convintamente la lista “Occhiuto Presidente”, nella sezione di Castrovillari sarebbe stato talvolta considerato quasi un avversario perché non allineato con quello che chiama il «dominus provinciale» del partito.
Ed è qui che il documento diventa una vera requisitoria politica.
Secondo Senise, dentro Forza Italia si sarebbe progressivamente affermata «una logica di appartenenza al notabile di riferimento» piuttosto che al partito e ai suoi ideali, con sempre meno spazio per dissenso, libertà di opinione e pluralità delle sensibilità.
Non esattamente un saluto con mazzo di fiori.
Dallo «tsunami» a Vannacci
La destinazione, peraltro, è già scelta. Senise aderisce a Futuro Nazionale e indica nella leadership di Roberto Vannacci una prospettiva politica che considera più vicina alle proprie convinzioni, richiamando i temi di identità nazionale, famiglia naturale, sicurezza, libertà e merito.
Nella scelta riconosce anche il ruolo del commissario regionale Domenico Furgiuele, del quale apprezza dedizione e impegno nella costruzione del progetto calabrese.
Si chiudono così oltre trent’anni di appartenenza azzurra. Ma Senise ha scelto di farlo nel modo più rumoroso possibile: prima annunciando lo tsunami, poi spiegando esattamente contro quale diga politica quell’onda fosse diretta.
Adesso bisognerà capire quanto acqua porterà davvero. Perché una dimissione resta una dimissione. Ma quando a lasciare è un dirigente che rivendica decenni di storia nel partito, percentuali elettorali e radicamento territoriale, il problema per Forza Italia non è soltanto chi esce. È capire quanti, dentro, condividano almeno una parte delle ragioni per cui se n’è andato.