«Il Castello non è un palcoscenico qualunque»: Daniela Romano dice no allo spettacolo di Tony Ricchio
La consigliera di opposizione contesta duramente la scelta di ospitare l’artista neomelodico nel monumento cittadino: «È degno di un luogo per me sacro?»
CORIGLIANO-ROSSANO - È polemica sullo spettacolo del cantante neomelodico Tony Ricchio tenutosi nei giorni scorsi al Castello Ducale. A sollevare la questione è la consigliera comunale di opposizione Daniela Romano, che attraverso un post pubblicato sui social ha manifestato tutto il proprio disappunto per l’utilizzo del prestigioso monumento cittadino.
Una contestazione dai toni duri, con la quale Romano chiama direttamente in causa il valore storico, culturale e simbolico del Castello. Proprio quello stesso edificio per il quale, ricorda la consigliera, il Consiglio comunale avrebbe approvato all’unanimità una mozione finalizzata alla candidatura a Patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Poi l’affondo, accompagnato dalle immagini dello spettacolo: «Lo “spettacolo” che vedete si è svolto proprio al Castello Ducale. Chiedo a voi se sia degno di essere ospitato in un luogo per me sacro».
Le virgolette utilizzate dalla consigliera attorno alla parola “spettacolo” non lasciano molto spazio alle interpretazioni. La critica, infatti, non sembra riguardare soltanto la qualità o il genere musicale della manifestazione, ma soprattutto l’opportunità di concedere uno spazio carico di storia e identità a eventi che, secondo Romano, rischierebbero di non essere all’altezza del luogo.
La consigliera conclude il proprio intervento con un richiamo provocatorio alle personalità e alle famiglie che hanno segnato la storia del Castello: «Chissà che ne penserebbero i Baroni Compagna, i Duchi Saluzzo, i Principi Sanseverino, Roberto il Guiscardo e pure il compianto architetto Candido».
Una presa di posizione destinata a far discutere. Da una parte c’è chi potrebbe condividere la necessità di tutelare il prestigio del Castello Ducale, selezionando con maggiore rigore le iniziative da ospitare al suo interno. Dall’altra resta aperta la questione di chi debba stabilire quali generi musicali o forme di intrattenimento siano “degni” di uno spazio pubblico e culturale.