Violenza sulle donne, Lione rilancia lo sportello a Cassano: «Ascoltare prima che sia troppo tardi»
L’educatrice sostiene la proposta avanzata in Consiglio comunale da Sara Russo. Il presidio dovrebbe collegare donne in difficoltà, servizi sociali, centri antiviolenza e forze dell’ordine
CASSANO JONIO - Un luogo nel quale una donna possa entrare senza sentirsi giudicata e pronunciare, magari per la prima volta, una richiesta d’aiuto. L’educatrice Felicja Lione rilancia la proposta di istituire a Cassano uno sportello dedicato alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere.
L’iniziativa era stata avanzata nell’ultimo Consiglio comunale dalla consigliera Sara Russo. L’obiettivo è creare un punto stabile di ascolto e orientamento, capace di intercettare le situazioni di difficoltà e accompagnare le donne verso i servizi e le professionalità competenti. «Ascoltare non significa semplicemente sentire ciò che qualcuno racconta – afferma Lione –. Significa accogliere senza giudicare, riconoscere una fragilità e dare valore a una richiesta d’aiuto».
Una donna che subisce violenza può sentirsi sola, avere paura delle conseguenze o non riuscire ancora a dare un nome a ciò che sta vivendo. Per questo, sostiene l’educatrice, è importante sapere che sul territorio esiste uno spazio riconoscibile nel quale poter parlare in sicurezza. La riflessione nasce anche dalla recente uccisione di Ornella, la donna della comunità ricordata senza entrare nella sua vita privata o nei dettagli della tragedia. Per Lione, quel dolore deve tradursi in un’assunzione di responsabilità collettiva.
«Non possiamo aspettare che una richiesta d’aiuto diventi l’ultimo grido. Nel ricordo di Ornella e di tutte le donne vittime di violenza dobbiamo trasformare il dolore in azioni concrete».
Uno sportello comunale, precisa, non dovrebbe sostituire i centri antiviolenza, i servizi sociali, le forze dell’ordine o le strutture sanitarie. Potrebbe invece diventare una porta d’accesso alla rete di protezione, indirizzando ogni donna verso il percorso più adeguato.
Per funzionare davvero, il presidio dovrà essere affidato a personale formato, garantire riservatezza e adottare procedure condivise con i soggetti già impegnati sul territorio. Non basta infatti aprire una stanza: servono competenze, continuità e collegamenti capaci di attivarsi rapidamente.
Lione fa riferimento anche alle diverse forme che la violenza può assumere. Non soltanto aggressioni fisiche, ma abusi psicologici, sessuali ed economici, minacce, isolamento, controllo degli spostamenti e privazione dell’autonomia.
Il secondo pilastro della proposta è l’educazione. Lo sportello dovrebbe essere accompagnato da un lavoro costante nelle scuole e nei luoghi frequentati dai giovani, insegnando che amare non significa possedere, controllare o limitare la libertà dell’altra persona.
«Un “no” deve essere rispettato. La gelosia non è una prova d’amore e il rispetto non è una concessione, ma un diritto», sottolinea l’educatrice.
La prevenzione comincia molto prima dell’emergenza: nel linguaggio, nei modelli familiari, nelle relazioni tra adolescenti e nella capacità degli adulti di riconoscere i primi segnali. Anche chi assiste a una situazione di violenza deve imparare a non voltarsi dall’altra parte e a rivolgersi ai servizi competenti senza esporsi a interventi improvvisati che potrebbero aumentare il rischio.
La proposta attende ora di trasformarsi in un progetto amministrativo, con risorse, personale e modalità operative definite. Perché una comunità attenta non può chiedere a una donna di trovare da sola la forza per salvarsi: deve costruire luoghi capaci di ascoltarla anche quando la sua voce è ancora un sussurro.
Chi subisce violenza o stalking può contattare gratuitamente il 1522, attivo 24 ore su 24 con operatrici specializzate. È disponibile anche la chat sul sito ufficiale del servizio. In caso di pericolo immediato occorre chiamare il 112.