Emodinamica, la CGIL chiama i sindaci: «La sanità non si riorganizza dall’alto»
Il sindacato chiede un confronto pubblico sul modello delle équipe itineranti e sul futuro degli ospedali di Castrovillari e Corigliano-Rossano. La Regione nega chiusure, ma le emergenze cardiache continuerebbero a dipendere dai centri Hub
CORIGLIANO-ROSSANO - Convocare urgentemente la Conferenza dei sindaci della Sibaritide e del Pollino, allargandola alle organizzazioni sindacali e alla cittadinanza, per discutere il futuro della sanità territoriale e della rete di Emodinamica.
La richiesta arriva dalla CGIL Pollino-Sibaritide-Tirreno, attraverso il segretario generale Andrea Ferrone, che invita il sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi a promuovere un confronto istituzionale sul nuovo modello organizzativo elaborato dalla Regione.
Secondo Ferrone, in una fase particolarmente delicata per la sanità calabrese, le decisioni dovrebbero essere spiegate e condivise con i territori. In assenza di un confronto, sostiene, anche interventi presentati come innovativi rischiano di essere percepiti come scelte calate dall’alto.
Al centro della vertenza c’è la deliberazione regionale del 21 luglio 2026 sull’organizzazione dei servizi di Emodinamica. Il provvedimento prevede laboratori con attività di sei o dodici ore negli ospedali Spoke e l’impiego di équipe specialistiche itineranti provenienti dai centri di riferimento.
La Regione ha annunciato che il modello partirà negli ospedali di Lamezia Terme, Paola e Corigliano-Rossano, dove sarebbero già disponibili le attrezzature necessarie e resterebbe da completare l’accreditamento. In seguito dovrebbe essere esteso ad altri presìdi e al nuovo Ospedale della Sibaritide (Regione Calabria).
La CGIL manifesta però forti perplessità sulla capacità delle équipe mobili di garantire una risposta adeguata alle emergenze tempo-dipendenti. «L’Emodinamica è una branca salvavita – osserva Ferrone – e in emergenza non tollera la programmazione dei tempi di intervento».
Il nuovo modello regionale distingue infatti le procedure programmate dalla gestione dell’infarto acuto. La delibera assegna ai laboratori degli Spoke con apertura H6 o H12 diagnostica invasiva, follow-up e interventi programmabili, mentre il trattamento H24 dello Stemi, la forma più grave di infarto, resta affidato ai centri Hub.
Non si tratta quindi, secondo la versione della Regione, della chiusura di tutte le strutture periferiche. Resta però aperta la questione sollevata dalla CGIL: come garantire tempi rapidi ai pazienti che devono essere trasferiti verso un Hub da territori estesi, caratterizzati da distanze elevate e collegamenti stradali difficili.
Il problema è già arrivato in Consiglio regionale. Un’interrogazione presentata dalla consigliera Rosellina Madeo chiede chiarimenti sui tempi di attivazione del laboratorio del “Giannettasio”, sull’organizzazione delle équipe e sui trasferimenti dei pazienti colpiti da emergenze coronariche.
Lo stesso atto ricorda che l’attività H24 resta riservata agli Hub e che Rossano non dispone ancora di un servizio continuativo per le emergenze. Chiede pertanto alla Regione se siano stati valutati concretamente i tempi di trasporto dalla Sibaritide verso i centri attrezzati.
Un’altra vertenza riguarda l’ospedale “Ferrari” di Castrovillari, dove l’Emodinamica opererebbe attualmente soltanto sei ore al giorno per carenza di personale. Il consigliere Ferdinando Laghi ha depositato una mozione per chiederne il ripristino H24 e il rafforzamento dell’organico.
La CGIL teme che l’attuale impostazione possa tradursi in un ridimensionamento non soltanto del presidio del Pollino, ma anche del futuro Ospedale della Sibaritide. Il sindacato chiede che la nuova struttura nasca come Spoke tecnologicamente avanzato, capace di rispondere ai bisogni dell’intera fascia ionica cosentina.
Ferrone richiama inoltre le questioni che accompagneranno il trasferimento nel nuovo ospedale: organizzazione dei reparti, destinazione delle strutture “Giannettasio” e “Compagna”, gestione degli appalti e tutela dei livelli occupazionali delle imprese che attualmente prestano servizi nei due presìdi.
Sono temi sui quali, sostiene il segretario, non possono decidere soltanto la Cittadella regionale e le aziende sanitarie. Da qui la richiesta a Stasi di riunire sindaci, sindacati, associazioni e cittadini per elaborare una proposta territoriale da sottoporre al presidente Roberto Occhiuto.
La Regione presenta le équipe itineranti come uno strumento sperimentale per portare gli specialisti negli ospedali periferici e ridurre i trasferimenti. La CGIL non contesta la professionalità dei cardiologi, ma chiede garanzie su continuità, tempi d’intervento e gestione delle urgenze.
Il confronto dovrà quindi partire da una distinzione precisa: le équipe mobili possono ampliare le prestazioni programmate disponibili negli Spoke, ma non equivalgono automaticamente a un servizio di Emodinamica operativo 24 ore su 24 per gli infarti acuti. È su questa distanza che il territorio chiede risposte.