Corigliano-Rossano, allarme “genitori peluche”: la pedagogista Renzo spiega i rischi educativi
La pedagogista evidenzia criticità nella nuova genitorialità: genitori troppo protettivi riducono autonomia e capacità dei figli, con effetti su crescita e gestione delle difficoltà
CORIGLIANO-ROSSANO – «Non è vero che oggi è più difficile essere genitori. È più difficile, semmai, esserlo davvero. Perché educare non significa proteggere ad ogni costo, né sostituirsi ai figli, ma accompagnarli a diventare autonomi, responsabili e capaci di affrontare la realtà. È su questo punto che si gioca la nuova genitorialità: meno parole, più educazione concreta».
È quanto afferma la pedagogista Teresa Pia Renzo, da oltre vent’anni punto di riferimento per la crescita della prima infanzia, tracciando il perimetro educativo attorno a quella che viene definita la nuova genitorialità, quella dei genitori peluche. «Non è la società ad aver reso più difficile educare – spiega – perché l’evoluzione è sempre esistita. Ciò che è cambiato è la capacità dei genitori di esercitare il proprio ruolo educativo, che deve restare fondato su regole, limiti e responsabilità».
«Il nodo centrale – aggiunge - è rappresentato da un modello familiare sempre più permissivo e sostitutivo. Genitori che intervengono continuamente al posto dei figli, che risolvono problemi, giustificano errori e difendono a prescindere. Questo atteggiamento – evidenzia – non è educativo ma diseducativo, perché impedisce ai bambini di sviluppare competenze fondamentali come l’autonomia, la capacità decisionale e il problem solving».
«Uno degli aspetti più critici riguarda l’incapacità di far vivere ai bambini esperienze di limite e di frustrazione. Se un bambino non è abituato a confrontarsi con un errore, una difficoltà o una sconfitta, non svilupperà mai gli strumenti per gestirli. Educare – sottolinea ancora la pedagogista – significa anche dire no, dare regole e farle rispettare. Il dialogo è importante, ma da solo non basta. Quando un comportamento si ripete, servono azioni educative coerenti, non giustificazioni».
«Un bambino che cresce con un adulto che si sostituisce continuamente a lui non impara a gestirsi, a regolarsi e a prendere decisioni. Questo genera insicurezza, bassa autostima e incapacità di affrontare la realtà. Il rischio – spiega ancora la professionista che da più di un ventennio lavora a contatto con la prima infanzia – è quello di formare adulti fragili, incapaci di gestire le emozioni e le difficoltà, e più esposti a comportamenti disfunzionali o aggressivi».
«Il monito è quello di non stravolgere nulla e rimanere nel solco della più antica delle tradizioni: educare i figli a stare nel mondo. Senza – sottolinea - proteggerli dal mondo. Un figlio educato correttamente – conclude Teresa Pia Renzo – sarà un adulto consapevole, rispettoso e capace di affrontare anche le difficoltà senza crollare. Perché crescere non significa evitare i problemi, ma imparare ad affrontarli. E questa è una responsabilità che non può essere delegata né alla scuola né alla società: parte sempre dalla famiglia».