Marco Aurelio Severino, il genio calabrese dimenticato: appello alla Regione per tradurre le sue opere inedite
Da Tarsia al cuore della medicina europea del Seicento: il pioniere della chirurgia vascolare entra nel Pantheon della Calabria Straordinaria
TARSIA- Marco Aurelio Severino, tra i più grandi medici europei del Seicento e autentico pioniere della chirurgia vascolare, torna al centro dell’attenzione culturale grazie ad una iniziativa che punta a restituire alla Calabria e all’Italia un pezzo fondamentale della propria storia scientifica.
Nato a Tarsia, Severino è considerato uno dei fondatori dell’anatomia comparata e dell’anatomo-chirurgia. Fu tra i primi a praticare operazioni di tracheotomia sugli esseri umani, progettò nuovi strumenti chirurgici, studiò tumori benigni e maligni sostenendo l’importanza dell’asportazione preventiva e intuì il valore diagnostico dell’esame microscopico. Straordinaria anche la sua visione sulla prevenzione e sul potenziale terapeutico del veleno, una sorta di vaccino ante litteram.
Nonostante il suo enorme contributo alla medicina moderna, il suo nome resta ancora oggi poco conosciuto in Italia e quasi sconosciuto agli stessi calabresi. Per questo la figura di Severino viene oggi indicata come un nuovo MID, Marcatore Identitario Distintivo, destinato ad entrare nel Pantheon della “Calabria Straordinaria”.
A riaccendere i riflettori sul grande medico tarsiano è stato il partecipato evento dedicato alla presentazione del libro Il medico a rovescio. Marco Aurelio Severino, scritto da Aurelio Musi ed edito da Rubbettino Editore.
L’iniziativa, promossa dall’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Roberto Ameruso presso il Piccolo Teatro Popolare di Tarsia, ha segnato l’avvio del futuro “Premio Città di Tarsia – Marco Aurelio Severino” e di una borsa di studio universitaria dedicata alla ricerca sulle opere del celebre medico.
Nel corso dell’incontro, moderato dal comunicatore strategico Lenin Montesanto, è emerso con forza un appello rivolto alla Regione Calabria:finanziare la traduzione in italiano delle opere ancora inedite di Severino.
Gran parte della sua produzione scientifica, circa 70 volumi e migliaia di lettere conservate presso la Biblioteca Lancisiana, risulta infatti ancora non tradotta. Un patrimonio immenso che potrebbe rivelare ulteriori intuizioni e contributi rivoluzionari nel campo medico e scientifico.
All’evento hanno preso parte anche numerose personalità del mondo accademico, sanitario e culturale, tra cui il professore di Anatomia Umana dell’Università di Perugia Mario Rende, il chirurgo Guglielmo Guzzo, l’imprenditore Fortunato Amarelli e la consigliera regionale Elisabetta Santoianni.
L’incontro si è trasformato in una riflessione più ampia sulla necessità, per la Calabria, di riconciliarsi con la propria grandezza storica e culturale. Durante il dibattito sono stati evocati altri grandi nomi della tradizione calabrese, da Pitagora a Tommaso Campanella, da Bernardino Telesio a Leonardo di Bona, simboli di una terra che custodisce un’eredità culturale e scientifica di valore universale.
Il “miracolo” di Marco Aurelio Severino, emerso nel confronto di Tarsia, sembra essere proprio questo: costringere la Calabria a fare pace con sé stessa e a riscoprire il proprio peso nella storia dell’umanità.