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A proposito dell'origine del casato Amarelli: precisazioni storiche sulla presenza a Rossano

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CORIGLIANO-ROSSANO - In un articolo apparso in data 13 marzo 2022 sull'Eco dello Jonio dal titolo ''Conosciamo Giovan Leonardo Amarelli -1590/1667, Conte Palatino e Priore dell'Università di Messina'', il prof. Franco Emilio Carlino, discorrendo del menzionato giureconsulto rossanese, asserisce che: «Nei riferimenti e nelle informazioni storiche, relative alla storia degli Amarelli, sappiamo che la nobilissima famiglia manifestò inizialmente la propria presenza sul territorio intorno al secolo XI e precisamente nella vicina Città di Corigliano (…). Notizie in tal senso, ormai consolidate, sono riportate anche da talune pagine web tra cui quella riportata a piè di pagina 1».

L'affermazione così formulata non corrisponde, però, al concetto espresso nella pagina web da lui evocata, il cui contenuto tende ad approfondire esclusivamente la storia della fabbrica di liquirizia degli Amarelli e non quella della famiglia. Dove il Carlino abbia desunto che la memorabile famiglia ha avuto residenza a Corigliano sin dall'XI secolo non ci è dato di capire, né si può sospettare che si tratti di una svista o di un episodio di distrazione in quanto, qualche rigo più sotto, egli ritorna sull'argomento dicendo: «Come già anticipato, proveniente da Corigliano, la famiglia Amarelli, proprio in virtù delle praticate attività commerciali, nel XVI secolo fissò la propria dimora a Rossano».

Asserzione del tutto infondata! Se ciò fosse vero cadrebbe l'intera impalcatura storica di Rossano realizzata da numerosi ed insigni autori su documenti di archivi pubblici e privati ‒ primariamente quella dello storico Alfredo Gradilone ‒ , ma soprattutto sarebbe da considerarsi inconsistente e inattendibile l'intera documentazione dell'archivio Amarelli antecedente al Cinquecento.

Per tale motivo, giusto per dare la corretta valutazione storica in antitesi all'inconsistenza dell'asserzione del Carlino, credo che valga la pena di ricordare tra i tanti attestati autentici ‒ a parte la famosa lettera di Ugone de' Pagani scritta nel 1103 a Leonardo Amarelli di Rossano, suo zio ‒ il privilegio ottenuto nella prima metà del XIV secolo da questa famiglia: un importante beneficio feudale attinente al vassallaggio del Casale di Bucita in territorio di Rossano, del cui impianto edilizio ne fu concessa la restaurazione nell'anno 1368 dalla regina Giovanna I di Napoli a Ruggero Amarelli. E ancora, non si può ignorare il possesso dell'Assisa dei commestibili della città di Rossano ‒ motivo di grande prestigio; era questa una speciale concessione che si fondava sul diritto di porre il dazio ai pubblici venditori sui generi alimentari: una lucrosa agevolazione elargita da Carlo I d'Angiò (1226-1285) quasi sempre ai soli sindaci del regno e raramente ai privati cittadini, e ciò per il fatto che tale imposizione consisteva in un tributo incline a destare facili controversie. Ancor più valida per il nostro argomento è l'assegnazione degli uffici della Mastrodattia della Corte della Bagliva e della Sensaria che fu concessa con ''stima particolare'' da Marino Marzano (1420-1494), principe di Rossano, ai fratelli Antonio e Bartolo Amarelli.

Incontestabile, poi, ai fini dell'attestazione di residenza in Rossano di questa famiglia da tempi remotissimi, è senza dubbio il testamento di Ruggero Amarelli del 1368: in esso si fa preciso riferimento all'antica sede del ''palazzo delli mergoli'', maniero posto nel convicinato (cioè nell'ambito parrocchiale) di Sant'Angelo di Mambronà, all'incirca nel luogo che sarà poi occupato, nella metà del '600, dalla chiesa e dal convento dei Frati di San Domenico. (Cfr. a riguardo F. Joele Pace, Testamento di Ruggero Amarelli del 16 marzo 1368, in «Araldica Calabrese», Studio Zeta, Rossano 1993, p. 130, nota 25).  In questo palazzo, fortificato con merli all'uso trecentesco, gli Amarelli avevano ospitato nella metà del XV secolo il principe Marino Marzano e, tra il 1556 e il 1557, la regina Bona Sforza.

di Francesco Joele Pace

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

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