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Scorateddi, quel dolce che racconta la Magna Grecia

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CORIGLIANO-ROSSANO - Se a Sybaris il cibo arrivò persino a essere protetto per legge, significa che nella Magna Grecia la cucina non era mai solo cucina. Era linguaggio, simbolo, identità. È da qui che bisogna ripartire per capire il senso profondo degli scorateddi, uno dei dolci più essenziali e allo stesso tempo più enigmatici della tradizione invernale della Calabria nord-orientale.

Acqua, farina, alloro, olio rigorosamente extravergine di oliva. Nient’altro. L’impasto viene lavorato con l’acqua impregnata delle foglie d’alloro, modellato a mano e poi fritto. Una volta pronti vengono "imbevuti" di miele e spoverati con la cannella. Nessuna ostentazione, nessuna ricchezza apparente. Eppure, in quella forma semplice – un fiocco, una ciambella, un anello imperfetto – si concentra una stratificazione culturale che va ben oltre la ricetta.

La forma circolare non è casuale. È uno dei simboli più antichi del mondo mediterraneo. Nelle culture greche arcaiche, il cerchio rappresenta il tempo che ritorna, il ciclo delle stagioni, la continuità tra fine e inizio. È lo stesso principio che ritroviamo nei riti legati al solstizio d’inverno, momento di passaggio, di buio massimo e di rinascita imminente. Non a caso gli scorateddi compaiono nelle case proprio durante le festività invernali.

Non solo. Nella loro forma c'è forte richiamo simbolico alle lettere Alfa e Omega, principio e fine di ogni cosa. Ecco perché sono i dolci che anticamente venivano preparati nel giorno del solstizio d'inverno, quando si chiudeva un anno solare e se ne apriva uno nuovo. L'inizio e la fine. L'alfa e l'omega.

Traslare questa interpretazione nel nostro territorio non è un’operazione arbitraria, ma un atto di coerenza storica: Sibaritide e Sila Greca sono cuore pulsante della Magna Grecia, luoghi di scambio, contaminazione, sperimentazione culturale ben prima dell’età moderna.

Qui, come altrove nel mondo greco, il cibo aveva anche una funzione rituale e conservativa. L’uso dell’alloro – pianta sacra ad Apollo, simbolo di protezione, purificazione e conoscenza – non è un dettaglio secondario. L’alloro serve a impregnare l’acqua, a profumare l’impasto, ma soprattutto a caricare il gesto di un valore simbolico. È la natura che entra nella ricetta, è il paesaggio che diventa ingrediente.

Gli scorateddi sono un dolce povero solo in apparenza. In realtà sono un dolce di passaggio, preparato in quei giorni in cui la comunità si raccoglie, le famiglie si ritrovano, il tempo quotidiano si sospende. Non si fanno per essere venduti, ma per essere condivisi. Non si misurano, non si pesano, non si standardizzano.

Ed è forse proprio per questo che dolci come questi non hanno mai avuto una “ricetta ufficiale”. Come la pietanza sibarita che diede origine al primo brevetto della storia, anche gli scorateddi vivono nella dimensione dell’oralità, del gesto tramandato, della memoria domestica. Nessun disciplinare, nessuna codifica. Solo mani che ripetono ciò che hanno visto fare.

Raccontare oggi gli scorateddi significa allora riconoscere che la nostra cucina tradizionale non è un residuo del passato, ma una forma di archeologia viva. Ogni volta che quell’impasto viene preparato, si riattiva un legame profondo con una civiltà che aveva già compreso il valore simbolico del cibo, la sua capacità di parlare, di raccontare, di unire.

In un tempo in cui tutto tende a essere accelerato, semplificato, omologato, gli scorateddi resistono così come sono sempre stati: essenziali, circolari, imperfetti. Come il tempo. Come la storia. Come quella Magna Grecia che, dalla Sibaritide alla Sila Greca, continua a parlarci anche attraverso un dolce fritto fatto di acqua, farina e alloro.

E forse è proprio questo il loro segreto: non essere mai cambiati, perché non hanno mai avuto bisogno di farlo.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.